
La Sezione Lega del Feltrino si schiera compatta contro la diga del Vanoi, a sostegno del no già espresso dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Provincia di Belluno e dal Comune di Feltre e a favore di alternative attuabili in tempi e a costi minori.
“Siamo a favore dell’autonomia e della libera autodeterminazione dei territori da sempre – dichiara il commissario della Sezione di Feltre, Stefano Scardanzan -, la nostra contrarietà muove prima di tutto da questo principio inaffondabile del nostro partito. Gli enti Provincia dei territori nei quali ricadrebbe l’invaso si sono espressi contro e, con loro, ha fatto eco anche l’intero consiglio comunale di uno dei comuni maggiormente interessati all’opera: non abbiamo dunque dubbi, in coerenza con i valori che da sempre muovono questo partito e pienamente convinti di questo, sosteniamo con forza le loro posizioni e la libera autonomia delle comunità; l’autonomia non dev’essere un principio astratto, ma uno strumento concreto la cui forza si vede in occasioni come questa”.
Così il gruppo di Feltre, a margine della riunione di ieri sera, esprime con convinzione il proprio no alla diga del Vanoi, sia nel rispetto dei principi di autonomia (e dunque nel rispetto della posizione assunta da due enti Provincia e da un Comune), sia perché decisa a proporre alternative attuabili in tempi e a costi minori per sostenere il fabbisogno idrico dell’agricoltura di pianura. Il partito ricorda infatti come lo stesso obiettivo si possa ottenere con lo sghiaiamento controllato degli invasi esistenti e la ricarica delle falde nella fascia Pedemontana, il che consentirebbe anche il ripascimento delle spiagge e il contrasto dei dissesti in atto.
“Il 25 settembre scorso il consiglio comunale di Feltre si era espresso all’unanimità contro la proposta di realizzazione dell’invaso sul torrente Vanoi. Successivamente, il 6 febbraio 2024, il consiglio provinciale di Trento ha votato all’unanimità la mozione che impegna a formalizzare alla Regione Veneto la piena contrarietà al progetto – ricorda il commissario Scardanzan -. Lo sbarramento, infatti, sarebbe in provincia di Belluno ma l’invaso ricadrebbe interamente in provincia di Trento. Anche il consiglio provinciale di Belluno si è espresso compatto contro con due deliberazioni e, nell’ultima in particolare, ha anche chiesto di fermare la progettazione. Nel rispetto del principio di autonomia si deve tener conto dell’espressione dei territorirere e dare seguito alle loro richieste di abbandonare l’opera”.
“Ero presente alla riunione della Sezione Feltrina – aggiunge e conclude il segretario provinciale, Andrea De Bernardin – ho seguito il confronto che è stato molto proficuo e ricco di spunti e non posso che dirmi d’accordo con la linea del gruppo. Parliamo di un’opera rispetto alla quale l’intera provincia di Belluno e la provincia di Trento si sono schierate contro, non si può non tenerne conto. Il territorio bellunese ha già dato molto in termini di centrali elettriche e di concessioni allo sfruttamento dei propri fiumi e dei propri laghi e la tragedia del Vajont è una ferita che non si rimarginerà mai del tutto per le nostre comunità, questi sono i punti di partenza di qualsiasi valutazione su nuovi invasi, per questo noi diciamo fermamente no”.


