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Allarme antenne 5G. I due golpe elettromagnetici prima del governo Monti e ora del governo Meloni che innalza di tre volte i limiti di legge portandoli a 15 Volt/metro

Belluno, 16 giugno 2024 – Ci sono stati in Italia due golpe elettromagnetici. Il primo con il governo Monti (Legge n.36/2001), che per far rientrare nei limiti di legge le emissioni delle antenne di telefonia stabilì che le misurazioni nei luoghi di permanenza di almeno 4 ore (scuole, ospedali ecc.) venissero fatte nell’arco delle 24 ore anziché nei sei minuti di maggior traffico giornaliero. Ottenendo così l’effetto di spalmare nell’intera giornata e far rientrare nella legge i picchi che avrebbero sforato i limiti dei 0,6 Volt/metro stabiliti dal Consiglio europeo (Risoluzione 1815 del 2011), con raccomandazione di ridurli a 0,2 Volt/m. Una furbata che solo l’Italia fece su pressione delle multinazionali estere della telefonia. Il secondo golpe l’ha fatto il governo Meloni, che ha triplicato i limiti massimi dell’elettrosmog portandoli da 6 Volt/metro (Legge n.36/2001) a 15 Volt/metro (Legge sulla Concorrenza del 30 dicembre 2023). Questo innalzamento dei limiti, richiesto dalla tecnologia 5G, ha fatto risparmiare alle compagnie telefoniche circa 5 miliardi di euro che avrebbero dovuto spendere per sostituire la maggior parte delle antenne già presenti in Italia che non avrebbero più rispettato la vecchia legge dei 6 Volt/metro.

Lo ha detto Luca Rech, consulente nell’ambito delle biotecnologie, specializzato in protezione e terapia da inquinamento elettromagnetico, relatore dell’incontro di questa sera nella sala parrocchiale affollata di Cavarzano dal titolo “5G sperimentazione immorale – Cittadini e sindaci, cosa facciamo ora”? con moderatore Alberto Molin referente per la provincia di Belluno dell’Associazione ContiamoCi, organizzatrice dell’evento.

All’incontro erano stati invitati tutti i sindaci della provincia, ma solo cinque Comuni erano rappresentati: Taibon Agordino, Sedico, Belluno, Feltre e Ponte nelle Alpi.

Luca Rech ha proseguito il suo intervento di apertura evidenziando il conflitto d’interesse esistente all’ICNIRP l’Istituto che si occupa delle radiazioni non ionizzanti con sede in Germania, un ente privato formato da 14 tecnici graditi alle compagnie telefoniche che redigono le linee guida poi recepite dalle direttive europee.
“Lo smartphone è il nemico numero uno per la nostra salute, evitare di tenerlo sul comodino in camera da letto” ha raccomandato Luca Rech, ricordando che l’uomo è vissuto per 5 milioni di anni con un fondo naturale elettromagnetico di 0,0002 Volt/metro e oggi ci ritroviamo con valori ammessi di 15 volt/metro. Inoltre, il nostro corpo che ha una frequenza di 62 – 72 Hz oggi basta avere un cellulare con tecnologia 4g (quelli collegati a WhatsApp) per essere bombardati a frequenze di 2,6 Giga Hertz ossia pulsazioni di 2 miliardi e 600 milioni al secondo. Ebbene, il 5G ci bombarderà con frequenze ancora più alte. Dunque – ha concluso Rech – non possiamo lasciare in mano la nostra salute a dei tecnici della telefonia”.

E’ intervenuto collegato in remoto l’avvocato amministrativista del Foro di Padova Pierfrancesco Zen, secondo il quale ci troviamo in una situazione di sperimentazione paragonabile a quella vissuta con i vaccini mRNA. “Siamo di fronte a una situazione non ancora conosciuta nei suoi dettagli. E’ il caso di insistere su questa tecnologia”? A dover affrontare il problema saranno i sindaci che da una parte devono difendere la salute pubblica e dall’altra hanno mani e piedi legati dall’accelerazione impartita alla normativa. Interessante il caso della sindaca Marina Pittau del Comune di Mattiè (Torino), che ha richiesto il monitoraggio ambientale all’Uls e all’Arpav per garantire la salute ai propri cittadini.

E’ intervenuta da remoto anche la dottoressa Raffaela Spezia, commercialista, rappresentante del Comitato di Levante (Liguria) che lo scorso 11 giugno ha portato in consiglio regionale della Liguria la questione, a tutela dei rischi sulla salute derivanti dall’entrata in vigore dell’art. 10 del DDL n 214/2023 (innalzamento dei limiti previsti per le emissioni elettromagnetiche da 6 v/m a 15 v/m). Nel corso dell’audizione. È stato presentato un dossier di 120 pagine redatto da un giurista esperto in tema di diritto degli enti locali, un medico pediatra e oncologo ed un ricercatore del CNR esperto in genetica molecolare e negli effetti biologici delle esposizioni ai campi elettromagnetici. Tra le anomalie italiane evidenziate, quella di effettuare le misurazioni sulla media delle 24h anziché sui 6 minuti di maggior traffico giornaliero, come invece avviene nel resto d’Europa, col risultato di una esponenziale amplificazione dell’esposizione della popolazione italiana agli effetti biologici (oltre che a quelli termici) derivanti dall’esposizione ai CEM. Tutti i sindaci del Levante Ligure comprensorio ASL4 più alcuni dei comprensori limitrofi sono stati raggiunti nel mese di aprile di una prima istanza al Sindaco e per conoscenza al Consiglio comunale, istanza che ha messo in luce le evidenze sui rischi derivanti dall’imminente entrata in vigore dell’innalzamento dei limiti delle emissioni elettromagnetiche da 6 v/m a 15 v/m e che chiedeva quanto segue:
Per queste argomentazioni e per i principi di precauzione Le chiedo di portare questa istanza in Consiglio Comunale alla conoscenza di tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza affinché siano invitati a valutare azioni amministrative finalizzate a impedire l’esposizione della popolazione locale all’innalzamento delle frequenze rispetto a quelle attualmente consentite e richiedere al Governo una moratoria di 5 anni nell’attuazione di quanto previsto nell’art. 10 del DDL n 214/2023 e la corrispettiva immediata implementazione di studi scientifici accreditati, imprescindibili a garantire l’innocuità dell’esposizione alle frequenze per tutti i cittadini del territorio, ivi compresi i soggetti portatori di patologie, pace-maker e che per altre condizioni si trovino in situazione di particolare fragilità. Chiedo altresì di avviare sul territorio comunale la mappatura delle attuali installazioni delle telecomunicazioni presenti, con relative posizioni, tipologia (televisione, telefonia 2G, 3G eccetera) e potenza, al fine di realizzare il Piano antenne che di legge ciascun Comune dovrebbe avere, strumento fondamentale per valutare eventuali successive autorizzazione oltre che la verifica della sicurezza degli impianti attualmente esistenti per i cittadini residenti nelle vicinanze e la vigilanza nel tempo sugli stessi. La normativa regionale pone in capo ai Comuni i provvedimenti relativi all’installazione o modifica di impianti a radiofrequenza tra 100 KHz (chilohertz) e 300 GHz (gigahertz), l’adozione di un piano di organizzazione del sistema di teleradiocomunicazioni che integra la pianificazione territoriale come da legge urbanistica regionale, nonché il controllo e la vigilanza sugli impianti.