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domenica, Maggio 26, 2024
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25 aprile, il discorso del sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin

Oggi festeggiamo una rinascita: l’Italia che nel 1945 ha ripreso in mano la sua storia e il suo futuro e ha creduto così tanto in un’utopia da riuscire a realizzarla.

Ci pensate? L’Italia in cui noi viviamo oggi, il nostro Paese fatto di libertà e democrazia, contrario alla dittatura e all’oppressione, è figlio di un sogno. È la realizzazione di un progetto nato dal basso, di un’azione collettiva di rivincita e di liberazione.

Leggo un breve passo di Hannah Arendt, dal libro “La banalità del male”.
“Quel che penso è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso ‘sfida’ il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale”.

In un Paese intriso da un’ideologia che non lasciava spazio a nessun tipo di opposizione, che schiacciava la diversità di fatto svuotando di significato la parola umanità che, in quanto tale ha insito in sé il concetto di diversità, ha preso piede una grande azione collettiva che è stato un atto di ribellione e il riscatto di un popolo. È stata una primavera, ecco quello che è stato.

Il 25 aprile segna l’inizio dell’Italia che noi viviamo oggi, è il riscatto di una comunità, di un popolo, che ha saputo autodeterminarsi e far vincere l’umanità. La Liberazione, la lotta di donne e uomini, ci ha permesso di presentarci agli alleati non come un Paese vinto da un’alleanza sbagliata ma come un popolo che ha saputo cambiare il proprio destino e che ha saputo sognare un futuro grande, fatto di giustizia, di diritti e di pieno rispetto per la dignità umana. Un futuro di bellezza, inteso nel senso più ampio del termine, perché cosa c’è di più bello della libertà e di un Paese che mette nero su bianco il primato della persona umana?

Il 2 giugno del 1946, ricordiamolo, si tennero poi le votazioni a cui parteciparono tutti, donne e uomini, per scegliere tra monarchia e repubblica. E dopo si arrivò alla scelta dei parlamentari, 556 persone a cui si sarebbe stato dato il compito di scrivere la Costituzione, un documento che celebra al suo massimo grado la dignità dell’uomo. La dittatura vietava, appiattiva tutto, opprimeva e contrastava la diversità. La Costituzione ha illuminato la strada, ha sollevato gli italiani e ha affermato che la diversità è ricchezza, li ha spinti a ricostruire dalle macerie e a sognare. Ed è per questo che noi oggi, liberi e in un Paese libero, possiamo dirci anti fascisti, posso dirmi anti fascista.

Studiando le vite delle persone e conoscendone le storie un giorno come questo assume un volto, quello dei suoi protagonisti, e diventa estremamente attuale.

Non si può dimenticare né ignorare ciò che si conosce e noi abbiamo la responsabilità morale nei confronti di chi è venuto prima di noi di conoscere e di ricordarci che la libertà e i diritti non sono sanciti una volta per tutte, ma sono una responsabilità collettiva da difendere, sono un patrimonio comune ottenuto con la vita di tante persone e con la lotta, sono una conquista da presidiare sempre. Non chiamiamoci mai fuori dalla storia, è la cosa peggiore, non diciamo “questo non mi riguarda”, perché i diritti, il bene e la libertà ci riguardano tutti. Se il male è qualcosa di estremamente banale, ricordiamoci quanto sia necessaria, invece, una quotidianità del bene.

Noi tutti abbiamo bisogno del 25 aprile perchè tutto ciò che viene lasciato nel novero dell’indifferenza o dato per scontato viene trascurato e alla fine dimenticato. Incuriosiamoci, studiamo le storie delle persone che hanno contributo alla costruzione della nostra storia e sentiamoci vicini a questa gente.

Come diceva ancora Hannah Arendt, è nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi, anche quando non appartiene a un lontano passato. E questo non lo possiamo permettere mai più.

Oscar De Pellegrin  – Sindaco di Belluno

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