13.9 C
Belluno
martedì, Aprile 16, 2024
HomeArte, Cultura, SpettacoliAl Galata Museo del Mare di Genova la storia del bellunese Serafino Follin...

Al Galata Museo del Mare di Genova la storia del bellunese Serafino Follin partito nel 1926 per l’Argentina

Serafino Follin in uniforme da alpino 1922/23

Una storia commovente che ha per protagonista Serafino Follin, nato nel 1904 a Ponte nelle Alpi e che nel 1926 partì dal porto di Genova per raggiungere l’Argentina in cerca di un futuro migliore

La mostra di Giovanni Cerri “L’Italia che partiva. Via mare verso l’America”, a cura di Barbara Vincenzi e in programma fino al 14 aprile al Galata Museo del Mare di Genova, che pone l’attenzione su uno dei fenomeni sociali e culturali più pregnanti della storia italiana, con oltre sei milioni di italiani che tra il 1876 e il 1925 lasciarono il proprio paese per raggiungere gli Stati Uniti, riporta alla luce anche la storia di Serafino Follin, figlio di Giuseppe e di Giacoma Prest da Ponte nelle Alpi.

 

Serafino Follin con la nipote Leda nel 1969
Passaporto di Serafino Follin

A raccontare la sua storia è la stessa nipote Leda Vecco, nata nel 1968 e che oggi vive a Buenos Aires con il marito Daniel Fernández Romero e i figli Lautaro e Ignacio: “Ero a Genova con mio marito in vacanza, e quando ho visto che stava inaugurando la mostra di Giovanni Cerri ho capito che era stato il destino a condurmi lì, e allora ho deciso di donare il passaporto originale di mio nonno alla mostra e all’artista, che ha deciso di esporlo. Ho pianto, ma allo stesso tempo ero serena perché mio nonno, in qualche modo, tornava laddove tutto era iniziato quasi un secolo fa, quando proprio da Genova salpò per l’Argentina a bordo di una grande nave in cerca di fortuna dopo aver svolto il servizio militare negli alpini. Qualche mese dopo lo raggiunse anche mia nonna María D’Inca, e dal loro matrimonio sono nate mia madre Delia Luisa nel 1928, e 7 anni dopo mia zia Lidia Evi. Arrivato a Buenos Aires andò a vivere da subito a Concepción del Uruguay, nella provincia di Entre Rios, a circa 320 chilometri da Buenos Aires, dove visse tutta la sua vita.”

 

L’artista Giovanni Cerri al centro con Leda Vecco, nipote di Serafino Follin, e suo marito Daniel Fernández Romero

L’intervista a Leda Vecco, nipote di Serafino Follin

Le è piaciuta la mostra dell’artista Giovanni Cerri?

“I quadri di Giovanni sono intensi, pieni di storia e molto coinvolgenti. Trasmettono in maniera diretta quello che ha significato per milioni di italiani lasciare la propria amata patria per andare a iniziare una nuova vita in un altro continente. Un periodo della storia italiana importante perché l’emigrazione verso l’America ha segnato le vite di molti dei nostri antenati, da nord a sud, come quella di mio nonno che dal Veneto decise di lasciare la famiglia per migliorare la sua vita e quella die suoi cari.”

 

Cosa ricorda di suo nonno?

“Nonno Serafino ho potuto godermelo solo fino all’età di 10 anni, quando morì tragicamente lunedì 11 settembre del 1978. Era una persona estremamente generosa, sensibile, elegante, molto spirituale e soprattutto legatissimo alla sua famiglia – erano 11 fra fratelli e sorelle – e alla sua patria, l’Italia. Mandava spesso soldi in Italia ai suoi famigliari rimasti nel bellunese e addirittura nel 1969, durante una delle tante crisi economiche dell’Argentina, donò 25.500 pesos al Comitato per la costruzione del nuovo ospedale italiano di Buenos Aires.”

 

Che lavoro faceva suo nonno?

“Appena arrivato Concezione dell’Uruguay lavorò per circa vent’anni anni nell’edilizia grazie a un ingegnere italiano che lo aiutò moltissimo. Nel 1946 divenne rappresentante per la FIAT e ben presto diresse una concessionaria che gli permise di far vivere più che dignitosamente la sua famiglia. Mia mamma è stata insegnante di lettere e filosofia, ma dopo pochi anni nella scuola entrò anche lei a lavorare nell’impresa di famiglia, mentre mio papà Pedro, figlio di immigrati piemontesi di Verzuolo in provincia di Cuneo, era capitano nella Marina mercantile argentina.”

 

Cosa ricorda del suo primo viaggio in Italia?

“Avevo 7 anni e il viaggio in nave durò tredici giorni. Partimmo da Buenos Aires, quindi scalo a Santos in Brasile e poi a Barcellona. Un viaggio lunghissimo attraverso l’Atlantico ma molto emozionante, perché andavo per la prima volta a conoscere tutta i miei parenti che vivevano in Italia.”

 

L’arrivo in Argentina – opera di Giovanni Cerri
Arrivi e partenze di Giovanni Cerri

LA MOSTRA

Sostenuta dal Museo Italo Americano of San Francisco, l’esposizione traccia le storie di uomini e donne di qualsiasi età e sesso che, spinti dalla speranza di una vita migliore, tra la fine del XIX° e l’inizio del XX° secolo intrapresero viaggi transoceanici estenuanti verso l’America, partendo dai quattro porti d’imbarco autorizzati di Genova, Napoli, Palermo e Messina.

Gente povera, umile, come braccianti, operai, badanti, facchini, lustrascarpe, venditori ambulanti, che si imbarcarono ben consapevoli che molti di loro non sarebbero mai più tornati in patria. Persone che intrapresero viaggi per mare su navi a vela o piroscafi che duravano dalle tre alle cinque settimane, resi ancora più faticosi dal sovraffollamento e dalle condizioni igienico-sanitarie dei locali dove gli emigranti trascorrevano l’intera traversata; luoghi che favorivano la rapida diffusione di malattie, dove respirare era quasi impossibile con l’aria piena del fumo e dei vapori delle macchine, e i letti erano formati da sacchi di paglia increspati e maleodoranti sistemati in anguste cuccette di legno, mettendo a dura prova le condizioni fisiche di passeggeri che, in molti casi, erano scarse già prima della partenza.

L’intera narrazione si sviluppa in 20 quadri in bianco e nero, come se fosse essa stessa documento storico, un invito a riflettere sul passato migratorio italiano e nasce da un attento lavoro sulla memoria e sul ricordo.

Una mostra iniziata dal recupero di immagini, documenti, fotografie e cartoline capaci di condensare il senso di storie tanto intense quanto drammatiche: la ressa sui moli, le visite mediche prima dell’imbarco, la salita sulle navi con valigie enormi e pesanti caricate a fatica sulle spalle, gli addii struggenti, il grido “l’America!” e il saluto alla Statua della Libertà. Immagini capaci di restituire una prospettiva intima sui sacrifici e le speranze dei nostri antenati, che svolgeranno un ruolo chiave negli Stati Uniti nella costruzione di infrastrutture come grattacieli, ponti e ferrovie, così come nel settore agricolo. Uomini e donne che contribuirono a plasmare il mondo che conosciamo e in cui oggi viviamo.

Un solo dipinto, intitolato “Il viaggio”, è volutamente a colori: un quadro di grandi dimensioni (150×250), quasi astratto e privo di narrazione, che diventa l’inizio di un viaggio interiore per lo spettatore.

 

Giovanni Cerri,  “L’Italia che partiva. Via mare verso l’America”

Galata Museo del Mare – Saletta dell’Arte – Calata de Mari 1, Genova

Fino al 14 aprile 2024

Informazioni

Sito web: www.galatamuseodelmare.it Per info: www.promotorimuseimare.org

Tel. 010.2533555 | accoglienza@galatamuseodelmare.it

- Advertisment -

Popolari