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Programma OMS, democrazia in pericolo? Tutto quello che c’è da sapere al convegno di oggi a Belluno

Belluno, 23 marzo 2024 – “Se il programma dell’OMS, Organizzazione mondiale della sanità, dovesse superare il voto dei 194 Stati membri di tutto il mondo, l’agenzia delle Nazioni Unite fondata nel 1948 con sede a Ginevra andrebbe a governare la sanità mondiale, abbiamo visto come nei tre anni della pandemia”.

Lo ha detto il dottor Filiberto Dal Molin promotore con l’Associazione ContiamoCi dell’incontro che si è tenuto questa sera al Centro Giovanni 23mo di Belluno con relatori il dottor Alberto Donzelli, medico specialista in igiene, presidente della fondazione Allineare Sanità e Salute e della Commissione Medico Scientifica Indipendente e la dottoressa Meryl Nass, medico, ricercatrice, esperta di armi biologiche, presidente di Door to freedom, consulente scientifica di Children’s Health Defense, in collegamento video dagli Stati Uniti. Ha condotto la conferenza la dottoressa Gioia Locatelli, giornalista e scrittrice.

“L’OMS oggi – ha precisato Dal Molin in apertura dei lavori – ,  è stata oggetto di intrusione dei grandi capitali collegati all’industria del farmaco”. Un progetto nato un centinaio di anni fa quando i grandi capitalisti statunitensi finanziarono le scuole di medicina rivoluzionandone l’insegnamento: dalla scuola ippocratica, fondata su cure naturali, senza nuocere e nell’interesse del paziente, si è arrivati a una farmacologia che domina la medicina. Le case farmaceutiche hanno finanziato tutte le ricerche, un certo tipo di ricerche. Se dovesse passare il progetto OMS, l’Organizzazione sarebbe in grado di imporre le proprie discipline agli Stati. Ecco dunque l’interrogativo nel titolo della serata; “Democrazia in pericolo”? “Nella storia della medicina succede spesso che una persona o un gruppo di persone si scontri con la medicina ufficiale” prosegue Dal Molin, che cita alcuni episodi, il caso della febbre puerperale scoperto e risolto da Isaac Sommelweiss nel 1848 all’Università di Vienna che azzerò la mortalità, con il risultato che venne licenziato da quelli che all’epoca rappresentavano la medicina ufficiale; oppure quello di Mendel, il monaco boemo che scoprì le leggi di trasmissione dei caratteri, liquidato dagli scienziati dell’epoca perché secondo loro la ricerca non aveva alcun valore. “Oggi siamo in mezzo a una battaglia tra verità e post verità, dove quest’ultima ha mezzi infinitamente più potenti per affermarsi e la verità potrà venire a galla solo quando cesseranno gli interessi economici che ruotano intorno”.

Il dottor Donzelli ha ripercorso attraverso dati e documenti di fonte certa quello che è successo negli anni di pandemia da covid. Secondo uno studio del CDC Usa (Centers for Disease Control and Prevention, agenzia federale degli Stati Uniti, del Dipartimento della salute e dei servizi umani con sede principale ad Atlanta, Georgia) del 31/12/2021 pubblicato l’anno dopo, dice che quello che i vaccini non possono fermare è la trasmissibilità della malattia. Ma c’è di più. Passati 8 mesi dal vaccino si verifica l’inversione della protezione, ossia il vaccinato si contagia con maggiore facilità del non vaccinato. Nei soggetti ad alto rischio gli 8 mesi si riducono a 6 mesi di protezione dopodiché si ha l’effetto contrario di maggior vulnerabilità al virus. E’ così spiegato perché dopo tre dosi di vaccino, che doveva proteggere dalla malattia, vi siano persone che hanno contratto ugualmente il covid per più volte. Da studi statistici francesi, dopo il secondo vaccino la protezione aveva durata di soli 4 mesi dopodiché succedeva l’inversione ossia una maggior probabilità di contrarre la malattia (vedasi al sito https://cmsindipendente.it/). Del resto – sottolinea Donzelli – è l’Ema (European Medicines Agency) a rispondere al Parlamento europeo dicendo che il vaccino è stato creato per proteggere l’individuo, non già per la  trasmissione del contagio. Eppure, tutta la legislazione restrittiva venne emanata pur sapendo tali evidenze scientifiche. Gli studi effettuati in Austria sono ancora più inquietanti. Si parla di 1 – 2 mesi di protezione; dopo la quarta dose il rischio d’infezione è di 7,3 volte superiore rispetto ai non vaccinati. Sconcertante che in Francia Macron voglia far approvare una norma che punisca con una multa di 30mila euro e un anno di reclusione chi induce a non fare il vaccino e nei casi più gravi 45mila euro di multa e fino a tre anni di carcere. Donzelli è un fiume inarrestabile di dati e grafici che travolgono la narrazione ufficiale. Parla di un aumento di miocarditi riscontrate del 2,8%. Cita  gli studi di Norman Fenton, matematico, Professore alla Queen Mary University di Londra, che svelano i trucchi adottati per diminuire le responsabilità del vaccino (https://domus-europa.eu/2021/11/23/pandemia-e-dintorni-il-dubbio-di-fenton-e-neil-la-strategia-zero-covid/). E ancora il Piano pandemico 2024-2028, fatto di 226 pagine in cui si parla di vaccini, mascherine, restrizioni, chiusure, discriminazioni, con limitazioni della libertà personale, certificazione delle vaccinazioni, insomma un greenpass senza fine. Una deriva totalitaria.

Collegata dagli Stati Uniti la dottoressa Meryl Nass parla dei due documenti in discussione all’OMS: il Regolamento Sanitario Internazionale che si vuole modificare per eliminare alcuni ostacoli operativi all’OMS, e il Trattato pandemico che introduce il concetto di una unica salute per uomo, piante, animali e la possibilità di immettere vaccini emergenziali che non abbiano superato i normali step di sperimentazione. “Si tratta di un assegno in bianco firmato a favore dell’OMS per farsi finanziare qualunque iniziativa. Con questo trattato – ammonisce Meryl Nass – si firma una delega all’OMS. Si sta dicendo ai Paesi di cedere la loro sovranità a questa sorta di dittatore globale della sanità, che non ha rappresentanti eletti dai cittadini e gode di immunità perché non risponde a nessuna giurisdizione, a nessun tribunale, non si può sindacare sulle loro azioni. Quale sarebbe il vantaggio dei Paesi democratici di dipendere dall’OMS”?  C’è inoltre la questione dei “Biolab” i laboratori di patogeni, peraltro suscettibili d’essere hackerati, sui quali l’OMS vuole acquisirne la gestione. Al momento ce n’è uno in Germania gestito direttamente dall’OMS. Rispondendo alle domande della moderatrice Gioia Locati e del pubblico, Meryl Nass afferma che il virus covid è nato in una dozzina di laboratori, uno anche negli Stati Uniti, nel Montana. “Già durante la Seconda guerra mondiale – prosegue Meryl Nass – i giapponesi avevano studiato vari ceppi di batteri per originare delle pandemie. Gli Usa avrebbero poi ereditato queste informazioni che avrebbero utilizzato nella guerra in Corea del 1951 con lo scopo di indebolire la popolazione”. La dottoressa Nass conosce la materia, la cosiddetta guerra NBC nucleare, batteriologica e chimica, tant’è che negli anni dal 1978 al 1981 in Rhodesia e nello Zimbabwe contribuì a smantellare un attacco con l’antrace e sa distinguere le pandemie naturali da quelle indotte artificialmente. “Se l’obiettivo è quello di sterminare una popolazione, vengono usati dei patogeni modificati e dunque la pandemia non sarà di origine naturale, ma creata artificialmente nei laboratori in modo illegale. Per questo motivo va fermato il progetto dell’OMS che vuole il controllo dei laboratori”. Tornando alla questione vaccini, Nass spiega che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Usa è stata aperta la strada dell’emergenza, con la possibilità dell’uso di vaccini in situazioni emergenziali secondo un unico criterio, ossia che ci siano per la persona vaccinata maggiori vantaggi che svantaggi. Inoltre l’OMS può cambiare la normativa senza alcuna responsabilità. “Se passa questo progetto che andrà al voto a maggio 2024 quindi, i Paesi non avranno la possibilità di sottrarsi alle regole dell’OMS. Sotto la bandiera dell’equità – avvisa la dottoressa Meryl Nass – si potranno obbligare tutti i cittadini del mondo a vaccinarsi con questi vaccini emergenziali”. Meryl Nass conclude spiegando le regole di voto che lasciano una speranza all’autonomia e alla sovranità degli Stati. Il Trattato pandemico per la sua approvazione necessita della maggioranza dei 2/3 dei voti dei 194 Paesi, che comunque dovrebbero poi ratificare il provvedimento. Mentre per il Regolamento Sanitario Nazionale è sufficiente il 50% dei voti + 1 fatta salva la successiva possibilità dei Paesi di aderire o sottrarsi al Regolamento stesso. La via d’uscita quindi c’è. Basta non ratificare il provvedimento o comunicare il rifiuto entro 10 mesi per il Regolamento sanitario nazionale.

Lo faranno i rappresentanti di quegli Stati che hanno messo in ginocchio l’economia, avallando inutili restrizioni con assurde prove d’obbedienza di un popolo?

Roberto De Nart

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