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Venerdì mattina in piazza dei Martiri la manifestazione “Lotto marzo Belluno 2024” di Non una di meno con gli studenti

Valentina Reolon, Serena De Marchi, Laura Faoro

Belluno, 2 marzo 2024 – Un otto marzo significativo, che non si fermerà a questa data, ma proseguirà perché “Lotto marzo è tutti i giorni”. Per il nostro futuro!

Valentina Reolon (Non una di meno Belluno), Serena De March (Rete studenti del Veneto) e Laura Faoro (Rete degli studenti medi Belluno e Feltre) hanno spiegato oggi pomeriggio nella sede della Casa dei Beni Comuni di Belluno in via Tiziano Vecellio, le ragioni dello sciopero nazionale transfemminista promosso dall’Associazione Non una di meno con l’adesione dei sindacati di base, che avrà luogo venerdì 8 marzo anche a Belluno, in piazza dei Martiri dalle ore 9:30 alle 12:30.

Da otto anni, con il Movimento internazionale transfemminista, Non una di meno vive la ricorrenza dell’8 marzo Giornata internazionale della donna come giorno di lotta dalle donne e di tutte le persone che rifiutano la disuguaglianza intrinseca del sistema capitalista e patriarcale alla base della società, che si ripercuote in ambiti personali, sociali e ambientali. Femminicidi, transcidi, omicidi razziali, morti sul lavoro e per malasanità sono sintomo apicale e visibile della violenza strutturale radicata nella cultura, nelle istituzioni, nell’economia.

“Dallo scorso anno stiamo lavorando assieme agli studenti – ha detto Valentina Reolon – perché crediamo che questa rivoluzione culturale debba partire da loro, dalla scuola”.
“Ci siamo resi conto che questi temi non sono trattati nelle scuole. – spiega Serena De March – E dunque abbiamo fatto una serie di richieste tra cui quella di facilitare l’accesso agli sportelli antiviolenza e ai consultori, con personale formato. Ma anche la creazione dei ‘tampon box’, ossia dei dispenser collocati nei bagni delle strutture scolastiche dove poter prendere un assorbente in caso di necessità e lasciarne uno disponibile a chi ha bisogno di usufruirne”.
“L’Italia sta vivendo una situazione di grande disagio – ha detto Laura Faoro – compresa la provincia di Belluno, che è ancora radicata su valori tabù. Vogliamo che la scuola diventi un luogo dove possano essere trattati anche i problemi sociali, le questioni razziali e di genere, e non curi soltanto l’aspetto nozionistico”.

Un cambio di passo, insomma, che ricorda un po’ quello del ’68 quando Istituti e università erano irregimentati in recinti di classi sociali. A distanza di 55 anni gli studenti, dopo la surreale parentesi covid, rialzano la testa. Ed è giunto il momento che le istituzioni tendano loro l’orecchio.

(rdn)

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