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Sostenibilità demografica e territorio. Lo studio dell’Osservatorio Economico di Treviso e Belluno

Presentata stamane in Camera di Commercio di Belluno una ricerca sulle proiezioni demografiche al 2031 nella provincia di Belluno e nelle diverse aree sovracomunali, con analisi d’impatto su programmazione scolastica, mercato del lavoro, servizi per anziani

Belluno, 28 febbraio 2024. L’Osservatorio Economico Sociale di Treviso e Belluno ha realizzato una ricerca sulle proiezioni demografiche al 2031 nelle province di Treviso e Belluno. Cercando di capire quali saranno gli effetti differenziati di queste proiezioni nei diversi comuni, con quali impatti sulla programmazione scolastica, sul mercato del lavoro, sui servizi per anziani.

Autore dello studio, lo statistico Andrea Mamprin. Come discussant, sono intervenuti: Massimiliano Salvador, Ufficio scolastico regionale del Veneto, dirigente dell’Ufficio d’Ambito Belluno; Letizia Bertazzon, Osservatorio Mercato del Lavoro, Veneto Lavoro; Gianpiero Dalla Zuanna, professore ordinario di demografia presso l’Università di Padova.

Hanno portato i loro saluti istituzionali: Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro, Pari Opportunità, Regione Veneto; il Sindaco del comune di Belluno, Oscar De Pellegrin. Hanno fatto gli onori di casa Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno e Ivo Nardi, Presidente dell’Osservatorio Economico.

Non da oggi le trasformazioni nella struttura per età della popolazione e gli squilibri demografici presenti nei vari territori della regione Veneto stanno ponendo una serie di questioni legate alla sostenibilità di alcune dinamiche (pensiamo, in primis, al mercato del lavoro) o quantomeno alle modificazioni di alcuni servizi essenziali (scuole, anziani). Questi cambiamenti diventano ancor più evidenti se si provano a proiettare le tendenze attuali nel futuro prossimo.

Se dovessero proseguire le tendenze attuali, la popolazione regionale al 2031 dovrebbe attestarsi sui 4 milioni e 824 mila, ovvero circa 46.000 persone in meno rispetto al 2021 (-0,9%). In dieci anni, è come se sparissero completamente gli abitanti delle città di Belluno e Sedico. Ma il bilancio risulterebbe assai più drammatico se si considerasse una proiezione in assenza di flussi migratori: in Veneto verrebbero a mancare -190.000 abitanti, quasi la somma degli abitanti delle città di Vicenza e Treviso.

Il primo messaggio è chiaro. Riusciamo a contenere i danni dell'”inverno demografico” solo grazie al saldo migratorio, soprattutto al saldo migratorio estero. Con flussi che a questo punto dovranno essere gestiti in modo intelligente, funzionali all’inclusione occupazionale.

Come andranno le cose in provincia di Belluno? Secondo le proiezioni elaborate dall’Osservatorio a fine decennio 2021-2031 la provincia potrà perdere circa 7.500 abitanti, come se sparisse il Comune di Ponte nelle Alpi. Si passerà dunque da 199.700 a 192.200 abitanti. Una flessione del -3,8% contro il -0,9% a livello regionale. Ma in assenza di flussi migratori, la contrazione potrebbe essere di -13.000 abitanti, l’equivalente di tutta la nuova area di Borgo Valbelluna.

Restando all’ipotesi compensata dal saldo migratorio, va però detto che questa flessione non risulterà equamente distribuita nel territorio. Le aree che soffriranno di più del calo demografico saranno il Cadore e l’Agordino, con contrazioni pari o superiori al -7,5% nel decennio 2021-2031. Per il Cadore significa perdere ulteriori 2.500 abitanti. Più mite l'”inverno demografico” nell’area attorno a Belluno: che a fine 2031 polarizzerà il 48% della popolazione provinciale, limitando la contrazione al -1,5%.

I primi, tangibili, effetti di queste dinamiche demografiche sono il calo dei bambini (causa anche coorti meno numerose di mamme in età fertile) e l’aumento della popolazione anziana (più longevità, nel complesso, e transito della generazione più popolosa dei c.d. “boomers” verso età pensionistiche).

I servizi per l’infanzia (0-2 anni) vivranno il paradosso di tassi di copertura progressivamente migliori a causa della contrazione delle coorti di nati (-680 bimbi 0-2 anni nel periodo 2021-2031 in provincia di Belluno). Oggi l’offerta di posti nido copre “appena” il 32% del fabbisogno potenziale. Ad offerta invariata di servizi, nel 2031 si potrebbe arrivare ad una copertura potenziale del 39%. E basterebbero 175 posti nido in più in provincia per raggiungere l’obiettivo europeo di una copertura al 45%.

Ma già nella scuola primaria la storia sarà molto diversa. In provincia di Belluno, dal 2021 al 2031, la popolazione di studenti nella fascia 6-10 anni si ridurrà di circa 1.600 unità (-20,5%). Se nel 2021 gli alunni iscritti alle classi prime sono stati 1.418, nel 2031 saranno 1.175 (-243). Un calo che, inevitabilmente, dovrà portare al superamento degli attuali criteri di formazione delle classi e all’adozione di innovazioni didattiche e organizzative, se si vorrà evitare il più possibile il taglio dei plessi, soprattutto nelle piccole comunità. Nelle scuole medie mancheranno inoltre altri -1.132 studenti, quelli ricompresi nella fascia d’età 11-13 anni.

Quanto agli anziani, nella provincia di Belluno l’incidenza degli over 65 sul totale popolazione passerà dal 21,0% del 2001 al 31,4% nel 2031. Questa incidenza raggiungerà il 33,4% nel Cadore. In valori assoluti, ciò significa che nell’arco di tempo di considerato si passerà da circa 43.800 a circa 60.300 ultrasessantacinquenni (+16.500, con un incremento di +6.000 solo nell’ultimo decennio 2021-2031). Nella medesima proporzione, dobbiamo immaginare un aumento della pressione sui servizi sanitari e socioassistenziali, con tutto quel che ne consegue in termini di tenuta dell’offerta, in un territorio che, per la sua orografia, pone anche problemi di accesso ai servizi.

In mezzo alla denatalità e all’invecchiamento sta il funzionamento del mercato del lavoro, che dovrà anch’esso incontrare nuovi equilibri. Dal 2021 al 2031 a livello regionale ci saranno circa 143 mila residenti in meno in età lavorativa. Questa proiezione porta a delineare, per il mercato del lavoro bellunese, un potenziale ammanco di circa 9.000 residenti in età lavorativa. Ma l’ulteriore fenomeno da considerare è la diversa composizione per titoli di studio delle coorti in uscita e in entrata dal mercato del lavoro. Come è fisiologico attendersi, le coorti in uscita sono mediamente meno istruite dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Per dare un numero: il tasso di laureati tra gli occupati nella coorte 60-64 anni al 2022 è del 17,3%, che raddoppia con riferimento alla coorte tra i 25 e i 29 anni (35,9%). Il dato è regionale, ma quello bellunese risulta sostanzialmente in linea.

Ciò fa prefigurare un doppio livello di mismatching occupazionale: quantitativo, sulla base oggettiva del minore stock di residenti in età lavorativa; e qualitativo, sulla base della ricomposizione per titoli di studio della popolazione attiva, con inevitabili diverse attese professionali, sempre meno compatibili con i segmenti più basici della domanda di lavoro.

 

Mario Pozza – Presidente Camera di Commercio Treviso/Belluno

“Questa ricerca sulle proiezioni demografiche al 2031 nei nostri territori – ha detto Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso/Belluno –  ci fornisce dei numeri importanti, che ci obbligano a definire nuove ipotesi di futuro per la nostra comunità” – è il primo commento a caldo del Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza.

“In provincia di Belluno, tra il 2021 e il 2031, alle imprese mancheranno circa 9.000 residenti in età lavorativa. Peggiorerà dunque il già difficile processo di reclutamento di forza lavoro da parte delle imprese, nel breve compensabile – secondo il Presidente Pozza – da un’intelligente gestione dei flussi migratori, ed elevando il tasso di occupazione femminile”.

“Ma – aggiunge subito – in una visione di medio-lungo periodo dovremo ridefinire, nelle imprese e nei territori, le condizioni di attrattività dei giovani talenti. Pochi e più qualificati. Che non è vero che non hanno voglia di lavorare: in realtà chiedono di essere meglio valorizzati, per ruoli, retribuzioni, carriere, anche per ambiente sociale e culturale che possiamo loro offrire”.

“Infine – conclude Pozza – non dimentichiamoci poi che demografia vuol dire anche denatalità e invecchiamento. Alle scuole elementari bellunesi, a fine del decennio 2021-2031 mancheranno 1.600 alunni (e altri -1.130 studenti mancheranno nelle scuole medie). Le istituzioni preposte dovranno decidere fra taglio dei plessi o ripensamento delle loro funzioni, soprattutto a presidio delle piccole comunità. Sono per la seconda opzione, naturalmente, ma che implica non pochi cambiamenti organizzativi nella scuola e nei comuni. Nello stesso periodo i bellunesi ultrasessantacinquenni aumenteranno di 6.000 unità, passando da 54.300 a 60.300, portando la loro incidenza al 31,4% nel 2031 (quando nel 2021 era del 21%)”.

Si chiede a questo punto il Presidente Pozza: “Potrà reggere l’assistenza sociosanitaria a questa onda d’urto, a modello invariato nell’offerta di servizi? Quali leve abbiamo, anche di innovazione sociale, per mitigare i danni, o meglio, anche per ripensare radicalmente le logiche di sussidiarietà? Vedete: sono molte le domande che sorgono quando ci si interroga sugli scenari demografici. Questa ricerca dell’Osservatorio Economico oggi presentata è fondamentale, per capire che non abbiamo più tempo, che dobbiamo agire. Altrimenti gli scenari potremo soltanto subirli.”

“Come Presidente dell’Osservatorio Economico Sociale – afferma Ivo Nardi -, sono particolarmente contento per il riscontro ricevuto oggi al termine del seminario sulla demografia, dove istituzioni, associazioni di categoria e parti sindacali si sono confrontati su una tematica molto importante e attuale.

In questa prima parte del mio mandato – sottolinea Nardi – c’è stato un approfondito dialogo con i 28 Enti/Associazioni che aderiscono all’Osservatorio, vere e proprie ‘sentinelle’ del mondo del lavoro, scolastico e sociale. Dal loro ascolto, sono nati i germogli dei progetti di ricerca. Il primo su cui ho fortemente voluto porre particolare attenzione è quello odierno sull’analisi demografica – prosegue Nardi – consapevole della sua rilevanza per le nostre comunità. È chiaro che la demografia e la competitività sono cruciali per comprendere e guidare lo sviluppo economico e sociale delle nostre Province.

Il seminario ha offerto un importante stimolo per la ricerca e la riflessione su possibili azioni da intraprendere per contrastare l’inverno demografico – continua Nardi -. Ringraziamo il ricercatore Andrea Mamprin per la sua preziosa ricerca, così come Massimiliano Salvador dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, Dirigente dell’Ufficio d’Ambito di Belluno, per la sue prime considerazioni sull’impatto della demografia nella programmazione scolastica, e Letizia Bertazzon, dell’Osservatorio Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro, per il suo importante focus sul mondo del lavoro.

Infine, siamo onorati di aver avuto come discussant accademico il Prof. Gianpiero Dalla Zuanna, professore ordinario di Demografia presso il Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova. Il suo intervento, a chiosa della ricerca e delle presentazioni degli altri relatori, ha conferito grande valore al nostro seminario.

L’Osservatorio Economico Sociale continua a impegnarsi nell’analisi e nella promozione di iniziative finalizzate a comprendere e affrontare le sfide demografiche e socio-economiche delle nostre comunità – Conclude Nardi – Continueremo a lavorare con determinazione per stimolare tutti gli attori del territorio per un futuro migliore.”

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