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Il ritratto di Julian Assange * di Marco Travaglio a La7 dalla Gruber ieri sera

Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano

Alla trasmissione televisiva Otto e mezzo a La7 di ieri sera 20 febbraio 2024 condotta da Lilli Gruber si è parlato del caso Assange. L’Alta Corte di Giustizia britannica, infatti, decide oggi se concedere al giornalista Julian Assange una nuova udienza d’appello o estradarlo negli Usa, dove rischia fino a 175 anni di prigione per aver diffuso documenti autentici riservati su Wikileaks che hanno rivelato le atrocità commesse dagli americani nelle guerre in Afghanistan e in Iraq e anche diffuso scambi diplomatici segreti.
La migliore analisi del caso Assange, in modo del tutto indipendente e obiettiva, l’ha fatta Marco Travaglio direttore de Il Fatto Quotidiano, nella sintesi tratta dalla trasmissione della Gruber che qui di seguito riproponiamo.

“Julian Assange rischia anche la pena di morte, hanno detto i suoi avvocati, perché stiamo parlando dell’accusa di violazione dell’ Espionage Act del 1917 (Titolo 50 sez. 32 (a) e 34 del codice degli Stati Uniti. Vedasi ad esempio l’esecuzione della sentenza di morte del 19 giugno 1953 per Julius ed Ethel Rosenberg – ndr), infischiandosene allegramente del primo emendamento della Costituzione sulla libertà di espressione e di stampa. Può succedere di tutto, anche o che lo tengano, che lo seppelliscano fino a che non muoia in un carcere americano, oppure che lo mandino direttamente all’iniezione letale per avere fatto il giornalista. Questo purtroppo non c’entra niente con caso Navalny. Perché c’è sempre questa cosa per cui una cosa deve pareggiare l’altra. Io sono indignato per il trattamento che hanno riservato i russi a Navalny. Non so di che cosa sia morto. Invidio le cancellerie europee che un minuto dopo sapevano già tutto. Sono indignato per quello che gli hanno fatto prima a prescindere poi dalle sue idee che erano aberranti, perché ricordiamo che se Navalny avesse detto le stesse cose in Italia sarebbe finito in galera per istigazione all’odio razziale in base alla legge Mancino, perché diceva delle cose sugli islamici e caucasici che facevano paura. Ma non si deve torcere un capello a nessuno, nemmeno per le idee più aberranti. Quindi io sono indignato per quello che è successo a Navalny e sono doppiamente indignato se a fare cose simili sono presunte democrazie, perché noi saremmo i buoni e noi stiamo rischiando di consegnare al capofila dei buoni, cioè gli Stati Uniti, un grandissimo giornalista che un tempo avrebbe vinto il Premio Pulitzer e che adesso rischia la pena di morte o l’ergastolo perché il 175 anni sono sei o sette ergastoli visto che ha già una certa età e non sta bene. E questo per avere fatto il giornalista, per avere rivelato dei fatti veri dei documenti veri è questo insopportabile doppiopesismo dell’occidente, che sta facendo il gioco di Putin. Ma scusate, due mesi fa è morto in un carcere ucraino Gonzalo Lira, un blogger cileno cittadino americano, che criticava Zelensky. E’ stato arrestato perché criticava, era malato, ha chiesto di essere curato, non l’hanno curato ed è morto in galera. Hai visto qualche pronunciamento delle cancellerie europee e degli Stati Uniti su un loro cittadino? Hai visto qualcuno chiedere? La verità è questo doppiopesismo dei sedicenti buoni fa il gioco dei cosiddetti cattivi, perché di cattivi ce ne sono tanti. Io non vedo i buoni, se l’occidente estrada da Londra Assange, dove era chiuso da 12 anni prima in un’ambasciata e poi direttamente in un carcere. Un nostro collega più bravo di noi, che ha avuto il coraggio di tirare fuori tutte le porcherie che facevano gli americani e i loro servi in Afghanistan e in Iraq, i morti che non sapevamo, le torture che non sapevamo, le tangenti che non sapevamo, gli intrighi che non sapevamo. E non succede niente! Perché stamattina (martedì 20 febbraio ndr) sulla grande stampa italiana non c’era una riga sull’udienza che si apriva oggi. Ecco questa è una cosa insopportabile. È una vergogna per quello che si considera l’impero del bene. Perché noi dovremmo difendere la libertà di informazione, proprio per dimostrare che siamo diversi da Putin. Tra l’altro ricordiamo che i documenti sono stati pubblicati dalle più grandi testate giornalistiche. Facevano tutti la fila davanti alla sua porta per averli in anteprima. E adesso che rischia di pagare per tutti, sono spariti tutti. E’ una cosa scandalosa”.

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