
Belluno, 6 febbraio 2024 – Sala Muccin al completo questa sera per la presentazione del libro “La tigre e i gelidi mostri” di Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin, organizzata dalla lista “Insieme per Belluno Bene Comune”. Dove la tigre – ha spiegato in apertura Marco Perale, moderatore dell’incontro – richiama il pensiero antimoderno del filosofo razzista Julius Evola. I gelidi mostri, invece, sono quelli del filosofo Nietzsche in Così parò Zaratustra laddove dice “Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri”.
Il libro racconta di quella lunga scia di sangue, di stragi di Stato, accadute a seguito della cosiddetta ‘strategia della tensione’ nata negli anni Sessanta, con nomi, anche inediti, date, circostanze e fatti ampiamente documentati.
Marco Perale, giornalista e storico, in apertura ha fissato l’atto di nascita di questa lunga stagione di stragismo all’Amnistia Togliatti, che ha rimesso nei palazzi dello Stato le vecchie gerarchie del Ventennio. “In Italia non c’è stata una Norimberga”.
Il libro di Dianese e Bettin contiene alcuni elementi di novità rispetto alla storia già nota. “Il ragazzo con la camicia nera che mise la borsa con la bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969 provocando 17 morti e 88 feriti ha un nome, si chiama Claudio Bizzarri – ha detto Gianfranco Bettin – era un dirigente di Ordine Nuovo rimasto impunito che apparteneva alla componente veronese della destra”. Una strage che venne ordinata e pianificata all’interno di una caserma dei carabinieri a Verona, da uomini dei servizi segreti italiani e della Nato. Testimone chiave di questa vicenda è Ombretta Giacomazzi, all’epoca 17enne, che solo oggi ha deciso di parlare – ha detto Dianese – perché è morto l’allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino che la minacciava. La Giacomazzi era fidanzata di Silvio Ferrari, terrorista di destra fatto saltare in aria dai suoi stessi camerati, che anticiparono di un’ora il timer della bomba che stava trasportando, perché ritenuto scomodo e inaffidabile. Ombretta Giacomazzi non era una militante, ma partecipò a una serie di riunioni organizzative – tra cui quella alla Stazione dei carabinieri di Parona in lungadige Attiraglio a Verona dove venne organizzata la strage di Piazza Fontana. Giacomazzi riconosce il luogo, ma durante il sopralluogo non c’è più la scala che portava ai seminterrati. Si scoprirà poi che il vecchio immobile del 1925 venne completamente restaurato a seguito dei danni strutturali subiti dopo le scosse del terremoto del 2012. La Giacomazzi dunque aveva ragione. Il giudice Giovanni Tamburino, il magistrato che nel 1974 a Padova ha condotto l’inchiesta contro l’organizzazione neofascista Rosa dei venti, dopo aver letto il libro di Dianese e Bettin, osserverà che a partire dalla strage di Portella della Ginestra del 1° maggio del 1947 la storia si ripete con gli stessi attori, quelli che un tempo erano la Massoneria, i vertici dei carabinieri, i servizi segreti e la DC.
Secondo Bettin, i gelidi mostri cercarono di fermare tutte le riforme che avanzavano in Italia, la riforma agraria, la riforma della scuola, i diritti dei lavoratori, l’emancipazione della donna, e lo fecero attraverso le stradi per condizionare ed eventualmente cambiare i governi. Per la prima volta in Italia nel 1964, presidente della Repubblica Segni, si parla di colpo di Stato, il Piano Solo, ossia eseguito da una sola Arma, quella dei carabinieri del generale De Lorenzo.
Sono intervenuti alla serata Gino Sperandio, presidente della sezione Anpi di Belluno, che ha segnalato alcuni fatti accaduti in provincia di Belluno in quegli anni. E Denise Casanova, segretaria della Camera del lavoro CGIL di Belluno, che ha sottolineato l’impunità dei mandanti, in una storia di ingiustizie.
Maurizio Dianese, giornalista, cronista del Gazzettino (dopo esperienze a Genova e Palermo), è autore di inchieste coraggiose e memorabili sulla malavita organizzata nel Veneto, a partire dalla Mala del Brenta fino alla penetrazione delle Mafie nel tessuto economico e politico del Nord Est.
Gianfranco Bettin, scrittore e politico, già deputato e consigliere regionale per i Verdi, consigliere comunale e assessore a Venezia, da sempre in prima linea sulla doppia frontiera del sociale dell’ambiente.
Insieme, Dianese e Bettin hanno analizzato in particolare il corto circuito tra lavoro e salute, con un’inchiesta sulla pericolosità del Petrolchimico di Marghera, a cui hanno dedicato il libro-inchiesta “Petrolkiller” edito da Feltrinelli nel 2003, e successivamente sulla stagione dello stragismo nero e sulle sue radici venete, fin dalla prima strage di Piazza Fontana che ha dato inizio alla strategia della tensione.



