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Crutzen, buco dell’ozono, concentrazione della CO2

Paul Crutzen, nato ad Amsterdam nel 1933, meteorologo e ingegnere, premio Nobel per la chimica nel 1995, fu direttore del Max Plank Institute tedesco, dove si occupò fin dal 1980 della chimica dell’atmosfera dimostrando con quale meccanismo si era determinato il “buco dell’ozono”a causa della immissione antropica di sostanze chimiche ampiamente usate in prodotti industriali.
Per merito suo, dopo una lunga battaglia con le industrie che producevano refrigeranti e bombolette spray, fu dimostrato inequivocabilmente che i cloro-fluoro-carburi colpiti dalla luce solare liberavano atomi di cloro che distruggevano l’ozono dell’atmosfera, con gravi danni per la nostra salute e l’integrità della nostra pelle.
Di recente egli coniò il termine “Antropocene” per indicare l’epoca della nostra vita sulla terra in cui gli eventi meteorologici e geochimici del nostro pianeta sono determinati in misura prevalente dalle attività umane, di cui il buco dell’ozono è un piccolo esempio.
Non è stata fissata la data di inizio di questa nuova era che potrebbe essere identificata col primo fuoco che Prometeo ci ha regalato o col primo fuoco atomico che un aereo americano ha collaudato sulla popolazione inerme di Hiroshima.
Proprio sul fuoco atomico Paul Crutzen ha preconizzato il pericolo che i suoi effetti sull’atmosfera possano oscurare la luce del sole e produrre sulla terra una fase glaciale. Paul Crutzen ci ha lasciati esattamente 3 anni fa a combattere da soli, senza la sua esperienza e saggezza, la guerra dell’Antropocene. Una vera guerra per poter sperare che figli e nipoti possano seguitare a vivere in questo ambiente, probabilmente unico nella intera galassia.

Come per il buco dell’Ozono anche per l’Antropocene enormi interessi industriali, politici e sociali si oppongono e negano la realtà di un cambiamento climatico che è ormai evidente, per la generazione più anziana, negli ultimi 70 anni.
Come è noto ormai a tutti il primo problema da affrontare è quello della concentrazione della CO2 in atmosfera, cioè l’anidride carbonica, uno tra i molti gas definiti “climalteranti”, e causa del riscaldamento climatico. E’ di grande interesse un grafico stampato dal prof.Francesco Battaglia che riguarda i carotaggi di ghiaccio eseguiti a Vostok e che hanno consentito di misurare la temperatura e la CO2 ambientale degli ultimi 422.000 anni: si rilevano concentrazioni della CO2 variabili tra 180 e 300 ppm(parti per milione) in 5 cicli temporali di circa 100.000 anni ciascuno. L’ultimo ciclo che riguarda la nostra epoca corrisponde ai carotaggi più superficiali eseguiti, ritenuti validi fino a circa 120 anni fa. E centoventi anni fa, prima dell’esplosione dell’era industriale, sono state misurate concentrazioni massime di 285 ppm.
Se il grafico è esatto si può vedere che la salita dai valori minimi di 180 ppm ai valori massimi di 300 ppm si realizzano in un arco temporale di circa 10.000-20.000 anni.
Nei nostri tempi dal 1900 al 2024 la concentrazione di CO2, in circa 100 anni, è schizzata da 285 a 420 ppm, mai verificatasi negli ultimi 420.000 anni.
Nel grafico è interessante rilevare che la temperatura è sempre proporzionale alla concentrazione di CO2.
Chiunque può scrivere al prof. Franco Battaglia per ulteriori chiarimenti. La cosa è interessante perché il prof. Battaglia, autore del grafico, sostiene che non vi è alcuna emergenza climatica.
(Franco Battaglia <francesco.prof.battaglia@gmail.com> )
Personalmente ritengo che nessuno possa impegnarsi a parlare di Antropocene, e quindi di cambiamento climatico, se non conosce l’esistenza e i report periodici dell’IPCC, su cui si basano tutti gli Stati nelle riunioni mondiali sul clima, con cadenza quasi annuale.
La 28a e ultima conferenza mondiale sul clima, la COP 28, si è svolta a Dubai. Tutti i capi di Stato e di governo vi partecipano, conoscono i report dell’IPCC, ne discutono ma non prendono alcuna decisione in merito perché ci tengono troppo all’altra sigla, il PIL, e rinviano il problema.
“Papa Francesco ci chiede di prenderci cura della casa comune e Greta Thunberg avverte che la casa è in fiamme e che non c’è un pianeta B. Solo la Scienza ci può salvare, ma servono rapidamente rinforzi”
Roberto Battiston, fisico italiano di grande prestigio, conclude così il suo capitolo sull’ IPCC, nell’ultimo suo libro “L’alfabeto della Natura”, libro tragico e affascinante. Leggendolo non possiamo non chiederci, con affanno, “perché mai preferiamo affidarci a pseudoscienze e fake news piuttosto che ad evidenze sperimentali?”

Filiberto Dal Molin

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