HomeLavoro, Economia, TurismoCia Belluno: un piano agricolo nazionale per salvare il settore

Cia Belluno: un piano agricolo nazionale per salvare il settore

Cia Belluno
Rio Levis, presidente Confederazione italiana agricoltori di Belluno

Rio Levis: “Lo scorso 26 ottobre siamo scesi in piazza a Roma per chiedere alle Istituzioni maggiori tutele. Continueremo fin quando centreremo l’obiettivo”

“Chiediamo alle autorità competenti un piano strategico e di prospettiva che metta al centro l’impresa agricola e il reddito”. È dallo scorso 26 ottobre, giorno della grande manifestazione a Roma, che Cia ha proclamato lo stato di mobilitazione generale al fine di far emergere le molteplici criticità del mondo dell’agricoltura.

“Siamo scesi in piazza per far valere le nostre ragioni – osserva il presidente di Cia Belluno, Rio Levis – Ora proseguiremo nel tenere il punto: rivendichiamo con forza quel piano agricolo nazionale annunciato a più riprese negli anni scorsi dai vari Governi, ma mai realizzato”. Abbiamo presentato, aggiunge lo stesso presidente, “un pacchetto di proposte immediatamente praticabili. Chiaro che serve la volontà politica per procedere in tal senso”. In primo luogo, è necessario redistribuire il valore lungo la filiera, prevedendo dei prezzi adeguati a favore degli agricoltori (oggi spesso costretti a lavorare senza ottenere dei margini congrui, ovvero sottocosto); vanno valorizzate le Terre Alte e la dimensione familiare del settore primario (oltre il 90% delle imprese agricole bellunesi sono a conduzione familiare) per mantenere un presidio economico-sociale nei territori, che altrimenti rischiano lo spopolamento. Il governo delle acque, inoltre, “deve vedere gli imprenditori agricoli protagonisti e non succubi di decisioni prese unilateralmente, dall’alto”.

Per quanto riguarda la fauna selvatica, urge la modifica della legge 157 del 1992, passando dal principio di protezione a quello di gestione: “In provincia i danni causati dal lupo e dagli altri selvatici sono ormai incalcolabili”. Necessaria, poi, maggiore flessibilità relativamente al reperimento della manodopera (la parola chiave è semplificazione) e una corretta informazione, portando dati veritieri e inconfutabili. Infine, la concorrenza estera: “Devono valere le regole della reciprocità commerciale”. “Queste sono le battaglie che portiamo avanti da tempi non sospetti, con coerenza, competenza e dedizione, col solo scopo di salvaguardare gli agricoltori, l’ambiente e il tessuto economico-sociale – conclude Levis – Quando chiude un’azienda agricola, muore una parte del territorio. E questo non deve accadere”.