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Presentato alla Biblioteca di Trichiana il caso dell’omicidio di Emma Canton

Una cinquantina di persone hanno partecipato ieri sera, venerdì 19 gennaio, alla Biblioteca di Trichiana alla presentazione del libro “Omicidio di Emma Canton” di Roberto De Nart. L’iniziativa, promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Borgo Valbelluna, si è svolta all’interno della rassegna culturale “La voce dei libri” che si concluderà venerdì prossimo 26 gennaio con la presentazione del libro “Dear Gigi” di Filippo Cerantola.

Ha introdotto la serata la vicesindaco e assessore alla Cultura Monica Frapporti che ha illustrato il contesto generale nel quale si è svolto l’omicidio di Emma Canton nel 1933 nella frazione di S. Antonio Tortal, sottolineando come le dichiarazioni rese al processo dai testimoni rappresentino anche un fotogramma di quello che era la vita del paese novant’anni fa.

Sugli aspetti giuridici della vicenda, dei dettagli processuali celebrati con il vecchio rito inquisitorio ha parlato l’avvocato Anna Polifroni.

Mentre sul femminicidio è intervenuta Fiorella Bristot dell’Associazione BellunoDonna che ha esaminato le dinamiche che oggi come allora portino all’atto estremo della soppressione della donna e di come non sia cambiato molto dopo novant’anni, considerato ché l’assassino nella maggior parte dei casi è l’ex fidanzato.

L’autore, nel descrivere i fatti accaduti a Sant’Antonio di Tortal nel 1933, ricostruiti attraverso le carte processuali dell’Archivio di Stato di Venezia, ha posto l’accento sull’efficienza degli inquirenti nell’individuare e incarcerare Abele De Barba, responsabile del delitto. L’omicidio viene commesso tra la serata di sabato 4 e domenica 5 febbraio del 1933, il fatto viene denunciato alla caserma dei reali carabinieri di Trichiana la mattina seguente al delitto alle 8:30 dal cognato della povera Emma. Nella stessa mattinata viene eseguito il sopralluogo sul luogo del delitto. Nel pomeriggio il brigadiere Mantese consegna il verbale al procuratore della Repubblica di Belluno. Quella stessa sera di domenica 5 febbraio alle ore 22, l’omicida viene interrogato dal giudice istruttore. Otto mesi dopo la Corte d’Assise di Belluno condanna all’ergastolo l’omicida, che sconterà 31 anni di carcere dopodiché tornerà in libertà. Una sequenza virtuosa insomma che assicura alla giustizia il colpevole dell’omicidio anche in un contesto, come spesso accade, dove l’omicida è ritenuto dai testimoni “un bravo ragazzo”.

Sull’aspetto della pena inflitta al colpevole, l’autore ha portato qualche caso particolare. I responsabili dell’uccisione di Marta Kusch a guerra finita nel 1945 a Pedavena sconteranno solo alcuni mesi di carcerazione preventiva e saranno liberati in forza dell’amnistia Togliatti, benché poco o nulla avesse a che fare quell’omicidio, a scopo di rapina, con la guerra. L’anarchico di Mel Angelo Sbardellotto, per aver progettato nel 1932 di uccidere Mussolini sarà fucilato. Pietro Bianchet, bellunese nullatenente, analfabeta, segnato dalla pellagra, per aver ucciso la contessa Linda Onigo nel 1903 a Treviso, odiata da tutti “malata d’avarizia” sotto la pressione dell’opinione pubblica tutta schierata a favore dell’omicida, sarà condannato dal Tribunale di Venezia dove venne trasferito il processo per paura di sommosse popolari, a una pena mite di 8 anni e 4 mesi. Giampaolo Manca, ex colonnello della mala del Brenta, coinvolto in un conflitto a fuoco in un triplice omicidio con una banda rivale, ha scontato una carcerazione di 36 anni e 8 mesi.
(rdn)

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