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Presentazione del libro “Valerio Da Pos – il poeta contadino” di Rosetta Girotto Cannarella. Sabato a Borgo Piave

francesco demattè
Circolo culturale “La Terra dei Padri” via dei Molini, 10 a Borgo Piave (davanti alla chiesa di San Nicolò) a Belluno

Sabato 20 gennaio alle ore 17.00 nella sede del Circolo culturale “La Terra dei Padri – Belluno APS” in via dei Molini, 10 a Belluno (Borgo Piave, davanti alla chiesa di San Nicolò), si terrà la presentazione dell’ultima pregevole fatica della prof.ssa Rosetta Girotto Cannarella: “Valerio Da Pos – il poeta contadino”, edizioni Nuovi Sentieri pag.431.
Introduzione a cura del prof. Francesco Dematte’. Interverrà l’autrice.

Il volume, pubblicato nel 2022 a duecento anni dalla morte del poeta, corredato da molti testi inediti, provenienti da manoscritti di proprietà privata, costituisce un ulteriore contributo alla conoscenza della personalità e dell’opera di Valerio Da Pos, il poeta contadino della Valle del Biois, vissuto dal 1740 al 1822. Appare subito chiaro che l’attenta consultazione di una bibliografia aggiornata, l’acquisizione di nuovi documenti sulla vita del poeta, ma soprattutto l’analisi degli inediti hanno permesso all’autrice di ricostruirne, con maggior precisione, le vicende biografiche, il percorso di formazione, la poetica, che risulta frutto di scelte personali di un autodidatta attento e sempre in sintonia con le atmosfere culturali del tempo. Nel saggio sono presenti contenuti desunti dalla tesi di laurea di Luciana Girotto che, negli anni settanta aveva scoperto fonti scritte inedite e raccolto testimonianze orali, riguardanti i rapporti diretti o epistolari del poeta con intellettuali e accademici veneti, le annotazioni autografe del conte bellunese Giuseppe Urbano Pagani Cesa su alcuni componimenti, l’interesse dei due linguisti Vienna e Biondelli per l’uso del dialetto veneziano e agordino. I testi sono numerosi e appaiono analizzati e contestualizzati con strumenti più aggiornati rispetto a quelli degli studi, ormai lontani nel tempo, di Vittorio Fontana, Alfonso Lanza, Amedeo Pescio, per citare i più importanti. La formazione culturale e poetica di Da Pos, è rivista e ridefinita, attraverso la ricostruzione degli ambienti in cui si è formato e la presentazione dei personaggi che hanno avuto un ruolo di rilievo come maestri, modelli di riferimento, sostenitori o semplici amici. Verisimili appaiono l’ambiente veneziano di formazione, in cui il giovane Da Pos alterna il duro lavoro con la composizione di poesie e la lettura di libri, quello bellunese, che lo vede partecipare alle attività culturali cittadine e frequentare l’Accademia degli Anistamici, quello agordino, caratterizzato dalla presenza di mecenati come Pietro Crotta, Girolamo e Antonio Manzoni. Tra i molti amici-maestri, emerge la figura del conte Pagani Cesa, il quale, oltre che per i suoi puntuali “riflessi” sull’opera, viene citato anche per l’amicizia che lo ha legato, per breve tempo, al poeta. I suoi giudizi forniscono dati significativi sugli strumenti critici in uso in un periodo in cui stava nascendo l’estetica e si andava definendo il concetto di gusto, mentre le notizie sull’amicizia-collaborazione con il poeta permettono di ricostruire l’atmosfera culturale e di seguire l’attività letteraria dell’Accademia degli Anistamici, allora particolarmente fiorente in città. Ben documentata l’adesione di Da Pos ai canoni poetici dell’Arcadia, istituzione accademica dominante nel Veneto del Settecento, all’interno della quale, con una naturale propensione per la satira politica, religiosa, civile, e una particolare predilezione per la tradizione bernesca e la poesia giocosa, l’autrice ricompone e riconduce tutta la sua vasta produzione. In seno all’Accademia, Da Pos, poeta contadino, viene ad assumere lo stesso ruolo della trevigiana Angela Veronese, poetessa giardiniera, figura molto nota negli ambienti accademici veneziani , amica del conte Pagani Cesa e del poeta stesso, con il quale condivide molti ideali. Infatti i due poeti sono figure emblematiche di una cultura, quella veneta, dove le idee illuministe circolano, ma non si affermano, e l’Arcadia non è solo una nostalgica manifestazione di spiriti umanistici, ma un segno, un’anticipazione di tempi nuovi e un avvio a un più democratico costume letterario che estende la pratica della scrittura, prima monopolio esclusivo dei nobili o dei borghesi, anche alle classi subalterne. L’attenta analisi degli inediti ha portato ad alcuni risultati significativi. In particolare, appaiono chiariti e ridimensionati l’anticlericalismo e la misoginia, due atteggiamenti tradizionalmente attribuiti al carattere spigoloso del poeta, senza varianti o sfumature e senza tenere in debito conto la sua formazione e l’influenza di tempi storicamente instabili e culturalmente tormentati. Appare dimostrato che il primo atteggiamento prende di mira solo i comportamenti deviati del clero e non coinvolge i dogmi di fede, mentre il secondo sembra assumere i caratteri di esercizio letterario, di contributo al genere di una certa satira che, da sempre, ha come bersaglio le donne e i loro difetti. Infatti in molti testi, Da Pos dichiara di avere una solida morale e una fede profonda, che difende “come un atleta” dagli assalti delle dottrine d’oltralpe, e dimostra di saper declinare il sentimento amoroso, oltre che nelle forme della satira, in vari altri modi e perfino in maniera petrarchesca. Interessante risulta il confronto di Da Pos con il contemporaneo Parini e con i due poeti dialettali Porta e Belli. Per quanto riguarda il Parini, l’autrice concorda con l’impostazione critica di Bartolomeo Zanenga, che elenca molti dati , a livello di contenuti e stile, per legittimare il confronto e spesso giudica i versi del poeta canalino migliori di quelli del più noto poeta nazionale. Per il Porta e il Belli invece, al di là di un’apparente somiglianza, non trova validi spunti di comparazione, essendo la loro poesia strettamente legata alla realtà storica e sociale dell’ ambiente milanese e romano, molto diverso dal contesto che ha ispirato Da Pos. Una postfazione di Francesco Piero Franchi approfondisce alcuni aspetti della personalità e della poetica daposiana in rapporto al più ampio contesto della cultura veneta e fa il punto sull’uso del toscano e del dialetto da parte del poeta. L’ antologia, preceduta dalla descrizione delle fonti, riporta tutti gli inediti presi in esame, rispettando la grafia originale del manoscritto autografo e intervenendo il meno possibile sulle scelte ortografiche e sulle decisioni di lettura del manoscritto apografo, nell’intento di restituire anche le sfumature della ricezione del poeta da parte di chi ne ha raccolto i testi. Alcune pagine, riservate al confronto di componimenti che presentano varianti formali, di lessico, di sintassi, con aggiunta, sostituzione o cancellazione di versi , sono utili per smentire, in parte, l’opinione di chi lamenta nell’opera di Da Pos , la mancanza di un accurato labor limae. Una completa e aggiornata bibliografia e un vario corredo iconografico completano il volume che, oltre ad essere, come recita il titolo, un nuovo contributo critico, si pone come punto di partenza, valido strumento per costruire altri percorsi all’interno della multiforme produzione di un poeta che, se non ha fatto la storia della nostra letteratura, ha abitato in maniera consapevole il suo tempo e quindi appartiene di diritto alla storia della nostra cultura locale e nazionale.

 

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