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Sabato al Santuario Ss. Vittore e Corona di Feltre torna la Fiat Balilla di don Giulio Gaio

Originale pagina di storia raccontata in un docufilm che sarà proiettato sabato 6 gennaio 2024

E’ sicuramente stato una delle personalità religiose e politiche più prestigiose del Novecento in grado di imprimere un segno indelebile nella storia feltrina con il suo antifascismo e per la sua amicizia personale con Don Sturzo, vivendo fino all’età di 105 anni. Si tratta di don Giulio Gaio, la cui tomba trova posto di fronte al santuario dei Ss. Vittore e Corona. Sono ancora molti i feltrini che associano la sua figura alla amatissima Fiat Balilla, color carta da zucchero, a bordo della quale il sacerdote percorse migliaia di chilometri.

Un dono fatto nel 1934 dai fedeli, in particolare gli aderenti all’Azione Cattolica, per permettere a don Giulio di poter essere più vicino alle famiglie. Una Balilla 508, tre marce, modello spider.

A sessant’anni da quella donazione, l’auto storica restaurata tornerà a far bella mostra di sé sul piazzale del Santuario sabato 6 gennaio, solennità dell’Epifania. Dopo la santa messa delle 15.00, all’interno della sala Binotto verrà proiettato il docufilm “La Balilla di don Giulio Gaio”. Seguirà la scopertura dell’automobile restaurata e la benedizione.

Francesco Carraro con la Balilla restaurata di don Giulio Gaio

L’originale vicenda è stata ricostruita da Giovanni Carraro, giornalista e documentarista, nel filmato che verrà presentato. Tra gli anni Sessanta e Settanta suo padre Francesco, concessionario d’auto che amava partecipare a sfilate di auto d’epoca. In quell’ambiente di appassionati fu inevitabile che si spargesse la notizia del sacerdote in Balilla. Il desiderio di averla, quella rara spider, lo spinse ad aspettare don Giulio sul sagrato della chiesa di San Vittore, dopo la messa. «Era una domenica del 1971. Lo affrontai non senza timore, tanto era autorevole – ricorda Francesco Carraro – Andai subito al sodo, gli chiesi la Balilla in cambio di una Ford Escort prima serie». Come in una scenetta tra don Camillo e Peppone, il proverbiale sarcasmo di don Giulio pose fine ai suoi sogni «Ma lei, caro Carraro, mi darebbe sua moglie?». Una metafora con cui il sacerdote fece capire quanto ci tenesse a quell’auto (“il matrimonio meglio riuscito della diocesi” diceva). Carraro scese da San Vittore con le pive nel sacco. Passa il tempo e si apre il nuovo millennio. Con una serie di combinazioni, dopo anni di ricerche venne a sapere che la Balilla era dalle parti di Treviso, a San Vendemiano. La trovò in mano ad un collezionista che il 1° dicembre 2023 decise di firmargli il passaggio di proprietà.

Icona automobilistica, la Balilla di don Giulio Gaio, grazie ad un’opera di restauro, è tornata a far bella mostra di sé, come accadrà anche sabato 6 gennaio durante la speciale celebrazione presso il Santuario dei Ss. Vittore e Corona di Feltre, a 32 anni dalla morte dell’amato sacerdote.