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Lo Sci Club Dolomiti Cadore presenta la stagione con la Tundra di Antonella Giacomini

Antonella Giacomini

San Vito di Cadore, sabato 30 dicembre, sala polifunzionale ore 18:00. Antonella Giacomini, apre ufficialmente la stagione sciistica dello Sci Club Dolomiti Cadore con il suo “Volevo vedere la tundra”.

Madrina d’eccezione quella che lo Sci Club Dolomiti Cadore ha scelto quest’anno per presentare la ricca attività della stagione 23/24. Più volte definita la Donna delle nevi, per la sua trentennale frequentazione di luoghi tra i più freddi della terra, la viaggiatrice esploratrice Antonella Giacomini sarà al cospetto dell’Antelao sabato 30 dicembre alle 18:00 -sala polifunzionale- ospite dello sci club che proprio dell’immagine dell’Antelao ha fatto il suo logo, simbolo di raccordo tra la Valle del Boite e il Centro Cadore e sintesi dell’obiettivo, che, da oltre un ventennio, il club si pone: essere punto di riferimento dei ragazzi cadorini che praticano lo sci a livello agonistico ed anche dei molti turisti che passano in Alto Cadore le proprie vacanze invernali.

Gli appassionati non solo di sci, ma di montagna e viaggi sabato 30 potranno prima rimanere con il fiato sospeso alla visione dello storico film “Rose Selvagge”, che narra le vicende della prima spedizione femminile allo Hielo Patagonico Sur, e poi essere portati in viaggio dalle immagini e le parole che, raccolte nei quattordici racconti di Volevo vedere la tundra, narrano gli ormai trentanni di spedizioni alpinistiche-esplorative e avventure che caratterizzano il curriculum di questa viaggiatrice estrema.

Antonella Giacomini è moglie del noto alpinista Manrico Dell’Agnola, che per l’occasione sarà in sala, ed è lui che all’inizio l’ha avviata ai grandi viaggi arrampicatori, ma ben presto il richiamo alla Natura selvaggia che sognava da bambina è tornato prepotente cambiando gli orizzonti dell’autrice, che sono diventati per lo più di neve e di ghiaccio. Dalla Groenlandia alla Patagonia, senza disdegnare la sosta in qualche paese più caldo, ma sempre lasciandosi ammaliare dalla bellezza selvaggia di una Natura che mette a nudo debolezze, forze personali, ma soprattutto l’intrinseca fragilità del genere umano.
Si pensa –spiega Antonella- che chi scrive un libro lo faccia per gli altri, perché qualcuno lo legga; indubbiamente c’è anche questo motivo, comunque io credo che uno “scrittore”, almeno agli inizi, scriva in primis per se stesso. Ho scritto migliaia di pagine nella mia vita, una valigia piena zeppa di diari di viaggio, ma da tempo sentivo il bisogno di provare a rimettere ordine nelle avventure meravigliose che ho vissuto e soprattutto -con il favore del tempo- fare chiarezza dentro di me trovando il coraggio di confessare le paure provate, le sofferenze subite e capire quanto tutto ciò abbia inciso in quello che oggi sono, e sono stata, e quanto ne sia valsa la pena.
Volevo vedere la tundra (ed. IDEAMONTAGNA 288 pag, 23 euro) non è quindi una biografia, ma il frutto di una scrittura quasi catartica, dell’atto di trasferire sulla carta emozioni ed esperienze al fine anche di dar loro permanenza attraverso la condivisione con gli altri.

Sinossi
Una bambina sogna ad occhi aperti avventure incredibili nei luoghi più remoti della terra, ma è un libro, Pastori di renne, che consacra definitivamente la sua curiosità per gli ambienti più ostili del profondo Nord e Sud e la spinge, da adulta, a cimentarsi in viaggi ed esperienze a volte al limite della sopravvivenza. Questo l’incipit del percorso esplorativo che Antonella Giacomini segue da oltre trent’anni e che trova forma narrativa in Volevo vedere la tundra, quattordici racconti che –come scrive nella prefazione Silvia Metzeltin- trasmettono la freschezza autentica di come si vivono davvero le situazioni inaspettate e incresciose, senza caricarne la drammaticità con eroismi, ma neppure minimizzandola, né addolcendone il ricordo, bensì lasciando emergere, con vena discorsiva non priva di umorismo, anche gli aspetti positivi di quel bisogno intimo dell’andare ad infilarsi in simili scelte, non foriere solo di rischi ma anche di conflitti esistenziali.

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