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Manifatturiero 3° trimestre 2023 ancora in flessione. Pozza: “Trimestre negativo, riconducibile al post-pandemia, eventi bellici, rincari energetici”

Mario Pozza – Presidente Camera di Commercio Treviso/Belluno

Treviso, 14 novembre 2023 – “Anche nel terzo trimestre 2023 prosegue il rallentamento dell’industria manifatturiera trevigiana e bellunese, come già evidenziato nella survey di giugno” commenta il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza.

“Siamo di fronte ad un trimestre negativo sia per produzione e fatturato che per raccolta nuovi ordini – non fa giri di parole il Presidente – . Ci tengo tuttavia a segnalare che da alcuni indicatori meno congiunturali (tenuta sostanziale del portafoglio ordini, previsioni per il quarto trimestre più all’insegna dell’incertezza che del pessimismo) emerge un quadro ancora riconducibile ad uno scenario di “normalizzazione” del ciclo economico, dopo due anni concitati di ripartenza post-pandemia, di settori sostenuti da politiche fiscali espansive, di funzionamenti anomali delle catene del valore anche a causa degli eventi bellici e dei rincari energetici.

Certamente – aggiunge Pozza – si tratta di una “normalizzazione” incompiuta, continuamente esposta ad ulteriori fattori di perturbazione (vedi conflitto fra Gaza ed Israele), con effetti asimmetrici fra settori. Il campione interpellato ci restituisce un’immagine alquanto nitida al riguardo, evidenziando la maggiore sofferenza dei settori legati ai beni di consumo (sui quali impatta l’inflazione), rispetto a quelli legati ai beni d’investimento che, nonostante il perdurare dei tassi d’interesse alti, si avvantaggiano anche di una maggiore apertura internazionale, e dunque di una maggiore diversificazione del rischio mercati. Nonostante tutto, il settore dei macchinari industriali – spiega il Presidente – presenta produzione e raccolta ordini in territorio positivo su base annua, sebbene non sfugga anch’esso a flessioni sul piano congiunturale, rispetto al trimestre precedente.

Come dicevo, le previsioni per il quarto trimestre sono all’insegna dell’incertezza – continua Pozza: le imprese non vedono “nero”, però mi dicono che non hanno visibilità sul futuro, gli scenari geoeconomici sono molto complicati, e quindi è messa alla frusta la programmazione industriale, che deve saper incorporare “piani B o piani C”, con tutto ciò che questo comporta.

Forse proprio in virtù di questa situazione, per affrontare questi scenari avversi – continua Pozza – le imprese manifatturiere venete hanno continuato ad investire in alcune frontiere tecnologiche legate alla digitalizzazione. Sono infatti molto interessanti, e rincuoranti, i risultati emersi da una ricerca, co-progettata tra Centro Studi Unioncamere Veneto e Università Ca’ Foscari di Venezia, che periodicamente va a verificare lo stato di adozione delle tecnologie digitali nelle imprese manifatturiere venete. I primi dati emblematici che voglio evidenziare sono i seguenti: nel 2017 solo 1/3 delle imprese manifatturiere venete adottava tecnologie 4.0, oggi siamo passati ai 2/3 delle imprese. Ma c’è di più: cinque anni fa solo il 15% delle imprese optava per un mix complesso di tecnologie digitali. Oggi quasi 1 impresa su 2 adotta pacchetti complessi di tecnologie. A sostegno di cosa? Automazione versatile dei processi e strumenti di business intelligence: quelli che permettono di decidere nell’incertezza.

Certo – conclude il Presidente – questa situazione d’incertezza sui mercati ci preoccupa, non riguarda solo l’Italia, ne ho avuto testimonianza anche nelle conversazioni e negli incontri istituzionali, in occasione delle mie missioni all’estero a Chicago e New York. L’invito che rivolgo alle imprese è di andare oltre il nostro mercato europeo, che ormai si delinea quale mercato domestico, e oltre a quelli già consolidati, come gli Stati Uniti, che pur offrono ancora tante opportunità, per individuare nuovi mercati. Può essere, infatti, di rilevanza strategica commerciale, considerare Paesi come l’Australia, l’India, l’America Latina, la Cina. Sono mercati con acquirenti che possono spendere. Il Made in Italy, infatti, si rivolge ad un target di alta gamma, ed è proprio questo target che dobbiamo intercettare. Ogni mercato – evidenzia il Presidente Pozza – deve essere affrontato con assoluta preparazione e cognizione di causa per ridurre il rischio d’impresa. Il Sistema camerale c’è con Venicepromex e con le Camere di Commercio Italiane all’estero per accompagnare il Made in Italy nel mondo”.

La dinamica del manifatturiero trevigiano e bellunese
Nel quadro degli scenari sopra descritti, non destano sorprese i risultati del monitoraggio congiunturale condotto sul manifatturiero regionale, trevigiano e bellunese per il terzo trimestre 2023: i segnali di rallentamento già evidenziati nelle precedenti survey di marzo e giugno proseguono e si estendono a tutti gli indicatori. Tutte le variazioni, congiunturali (sul trimestre precedente) e tendenziali (su base annua), si portano in territorio negativo.
Il rallentamento della produzione nel manifatturiero trevigiano è ben simboleggiato dal grado di utilizzo degli impianti. Dopo 10 trimestri consecutivi in cui, a Treviso, questo indicatore si attestava quasi sempre sopra il 74% (superando il 78% giusto nel quarto trimestre 2022), ora si riposiziona al 68%. La variazione congiunturale conosce una robusta frenata (-7,4%, ma parliamo pur sempre di un trimestre estivo, dove in tempi “normali” queste flessioni stagionali erano la regola: accadeva anche nel 2019). La variazione tendenziale, più significativa, risulta del -2,2% (era peggiore lo scorso trimestre, del -5,3%).
In frenata anche il fatturato: -7,2% la variazione congiunturale, -1,6% quella tendenziale (anche in questo caso era peggiore la tendenziale registrata a giugno, del -5,9%). Occorre avvertire che su questo indicatore, oltre all’andamento effettivo delle vendite, sta incidendo anche una dinamica di rientro dei prezzi all’industria, permesso dall’attenuazione delle tensioni sui costi lato offerta materie prime (vediamo se rimesso in discussione, per gli energetici, dal nuovo fronte bellico).
Resta debole la dinamica di raccolta dei nuovi ordinativi. Su base annua di evidenzia una flessione del -3,5% dei nuovi ordini dal mercato interno, e del -6,2% per quelli dal mercato estero. La lunghezza del portafoglio ordini, ad ogni modo, non va incontro a smottamenti: l’orizzonte di produzione assicurato passa dai 56 giorni di giugno agli attuali 53,7. Il confronto non va fatto con il picco di 76 giorni del primo trimestre 2022, del tutto anomalo perché in piena crisi degli approvvigionamenti, ma con il dato medio del biennio 2018-2019, in linea con il dato attuale.
Questa “tenuta” fa il paio con le previsioni rilasciate dagli imprenditori intervistati per il quarto trimestre 2023: che sull’andamento della domanda non fanno propriamente salti di gioia, ma neppure vedono “nero” all’unanimità. In realtà i giudizi quasi si equidistribuiscono fra crescita, stazionarietà e flessione, all’insegna dell’attendismo e di quello che potremo definire una “non chiara visione” di quello che potrà accadere nel futuro, considerati i molteplici fronti di incertezza presenti nello scenario internazionale.
I dati sono emblematici al riguardo: per la domanda interna un 36% degli intervistati scommette per la crescita, una pari quota vede il mercato fermo, un 29% ritiene invece che si andrà incontro ad un’ulteriore contrazione. Per la domanda estera la maggioranza degli intervistati (39%) considera il mercato fermo, più di un terzo però (34%) scommette per una sua crescita, un 27% si posiziona dal lato opposto, temendo ancora flessioni.
Le previsioni per fatturato e produzione non sono esenti da questa incertezza di fondo, pur con un’indicazione più netta di ripartenza in positivo: quasi il 39% degli intervistati scommette per un aumento della produzione (a fronte di un 30% di pessimisti); quasi il 43% degli intervistati scommette per un aumento del fatturato (a fronte di un 29% di pessimisti).

A Belluno le dinamiche di fondo della produzione sono analoghe a quelle della Marca Trevigiana, pur con le maggiori fluttuazioni stagionali dovute all’occhialeria e con variazioni più accentuate a causa della ridotta numerosità del campione, come ricordiamo ogni volta. Fa fede soprattutto, a nostro avviso, il grado di utilizzo degli impianti: oggi al 67,6%, quando nello stesso trimestre dell’anno scorso era 5 punti sopra. Ma vale per Belluno la stessa osservazione fatta per Treviso: dal primo trimestre 2021 al quarto trimestre 2022 questo indicatore si era mantenuto quasi sempre sopra il 73%, con punte anche del 77%. Dopo questa effervescenza, la frenata trova ancor più amplificazione, sul piano statistico, e si traduce in una contrazione su base annua della produzione del -7,0%.
In contrazione, sempre su base annua, anche il fatturato (-4,5%), mentre la variazione congiunturale risente della stagionalità (principalmente dell’occhialeria) e non differisce per intensità da quanto registrato lo scorso anno, come anche nel 2019.
Si evidenzia inoltre un calo importante della raccolta ordini dal mercato estero (-8,9%): il dato, sempre su base annua, non trova riscontro nel recente passato, guardando alle dinamiche del terzo trimestre nel 2022 o nell’anno prima di Covid. Al contrario, si mantiene in territorio positivo la raccolta ordini dal mercato nazionale, pur con un incremento moderato (+2,5%, parliamo sempre di variazione tendenziale annua). Questi andamenti incrociati della domanda non intaccano nel breve il portafoglio ordini, che ancora assicura 53,7 giorni di produzione, in linea con quanto rilevato lo scorso trimestre. Netta però la discontinuità rispetto a settembre di un anno fa, quando i giorni di produzione assicurati erano 62,3, quasi 10 in più di quanto segnalato oggi dalle imprese.
Le previsioni raccolte dagli imprenditori bellunesi per l’ultimo trimestre dell’anno, come visto per Treviso, non sono pessimiste, ma guardano al futuro in modo prudente. Su produzione, fatturato e domanda interna oltre il 41% degli intervistati si sbilancia per una moderata crescita di questi indicatori, a fronte però di quote significative, benché inferiori, di giudizi orientati alla flessione: 1 impresa su 3 prevede il fatturato in contrazione, 1 impresa su 4 prevede una raccolta ordini dal mercato interno in contrazione. A mezza via si collocano i “pessimisti” sulla produzione (28% degli intervistati).
Per il manifatturiero bellunese l’indicatore che sembra soffrire di più dell’incertezza sul futuro è la domanda estera. Qui la polarizzazione dei giudizi è quanto mai emblematica: un 36% di imprese scommette per una sua (moderata) crescita, a fronte di una quota di imprese lievemente superiore (37%) che fornisce giudizi scettici, di possibile contrazione della domanda. Va però evidenziato che a giugno lo sbilanciamento sulle indicazioni pessimiste era molto più netto: allora il saldo fra giudizi di crescita e flessione era di -22 punti percentuali, mentre a settembre si porta quasi in equilibrio (-0,8 punti percentuali). Risale di oltre 13 punti percentuali (dal 22,5% al 35,9%) la quota degli “ottimisti”, e al contempo si riduce di 8 punti percentuali (dal 44,7% al 36,8%) la quota dei “pessimisti”.

 

 

 

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