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Soldi e potere. Vajont 60 anni dopo. Il prof di geologia Calvino perse il lavoro per la perizia non gradita alla Sade * di Filiberto Dal Molin

Tina Merlin ci ricorda che subito dopo la tragedia il procuratore della Repubblica, Arcangelo Mandarino, emette gli ordini di sequestro di tutti i documenti riguardanti l’intera storia del Vajont e fin da quel momento cadrà ogni ipotesi di evento imprevedibile. Incarica quindi il geologo Michele Gortani a eseguire i rilievi sulla frana e fin dal febbraio 1964 formula l’accusa e trasmette gli atti al giudice istruttore Mario Fabbri. Il giudice Fabbri incarica una perizia tecnica e il 15 novembre 1965 la perizia dichiara che l’evento non era prevedibile. Già il parlamento aveva istituito una commissione di inchiesta che nel luglio 1965 aveva stabilito che si era trattato di un evento straordinario, non prevedibile. Un ulteriore rapporto organizzato dall’Enel aveva ribadito la stessa conclusione.

Il giudice Mario Fabbri, figura simbolo del processo, pretende una nuova commissione tecnico-scientifica con due tecnici francesi e uno svizzero: costoro dichiarano nel 1967 che la frana poteva essere prevista ed evitata. Il pubblico ministero Mandarino il 22 novembre 1967 chiede il rinvio a giudizio dell’intero direttivo tecnico della Sade e di diversi altri dirigenti pubblici con l’accusa di disastro colposo aggravato dalla prevedibilità dell’evento, inondazione e omicidi colposi plurimi. Il 21 febbraio 1968 il giudice Fabbri deposita la sentenza istruttoria e il 25 novembre 1968 inizia il processo all’Aquila, voluto in quella sede dalla difesa per “legittima suspicione” e concesso.

Sentenza di 1° grado dicembre 1969: 6 anni di reclusione, di cui 2 condonati, a Alberico Biadene, direttore della SADE, a Curzio Batini, presidente dei Lavori pubblici, ad Almo Violin del genio civile di Belluno. Non viene riconosciuta la prevedibilità dell’evento. Sentenza di appello 3 ottobre 1970: condannati solo Biadene e Francesco Sensidoni, capo del Servizio Dighe del Ministero dei Lavori Pubblici. Riconosce che il disastro era prevedibile. Sentenza di Cassazione marzo 1971: 5 anni di cui 3 condonati a Biadene; 3 anni e 8 mesi a Sensidoni, di cui 3 condonati. Il disastro era prevedibile. In carcere andrà solo Biadene e per soli 2 anni. Mario Pacini, direttore dell’Ufficio Lavori Vajont si era tolto la vita nel novembre 1968.

Questi sono i Fatti dopo l’evento Vajont di 60 anni fa con circa 2000 morti. Possiamo per prima cosa ringraziare Arcangelo Mandarino e Mario Fabbri per la loro correttezza e indipendenza; possiamo soltanto immaginare le pressioni alle quali sono stati sottoposti, inutili nei loro confronti ma efficaci nei confronti delle tre perizie tecnico-scientifiche e della sentenza di1° grado. Mario Fabbri ne ha voluta un’altra basandosi su documentazioni ineccepibili circa la prevedibilità della frana e ci ha salvato dalla assoluzione completa della SADE. In quel caso non ci sarebbero stati i rimborsi di circa 100 miliardi di lire ottenuti con la causa civile, che peraltro non hanno ricompensato dei danni subiti tutti gli aventi diritto. Ma questa è un’altra storia.

Tina Merlin ci ricorda anche l’avventura di Floriano Calvino, professore di geologia all’Università di Padova, il solo esperto italiano che accettò di far parte del collegio dei periti d’ufficio. Per la sua posizione in merito alle perizie tecnico-scientifiche perse l’incarico di insegnamento universitario.

Questa storia collaterale ci riporta ai fatti della nostra recente drammatica “pandemia di Covid-19” Ci ricorda i medici che hanno seguito il giuramento di Ippocrate, che hanno curato tutti i loro Pazienti a casa con terapie domiciliari salvandoli tutti e infine accusati di essere no-vax e di aver disatteso le imposizioni del ministro Speranza e dell’Ordine dei Medici. Ci ricorda gli anatomo patologi e medici legali che non hanno potuto dichiarare che i rilievi autoptici dimostravano morti improvvise dovute alla vaccinazione; e se invece lo dichiaravano venivano sollevati dall’incarico e sospesi dallo stipendio. Ci ricorda il silenzio ufficiale imposto su tutte le esperienze e su tutti i risultati clinico scientifici contrari alla vaccinazione sperimentale e obbligatoria; egualmente imposto sulle diffide legali conseguenti, e tutte scomparse poco dopo da internet. Ci ricorda che l’AIFA, il ministro della Salute e gli Ordini dei Medici non si sono mai posti come primo obbligo la protezione della salute della popolazione italiana ma si sono impegnati soltanto a vaccinare tutti, dai neonati ai centenari, qualunque fossero le loro condizioni di salute e i loro precedenti clinici. Ci pone degli interrogativi sulla scelta del premio Nobel per la medicina di quest’anno. Normalmente viene riconosciuto anni dopo la scoperta scientifica effettuata, per accertarne validità e risultati. Quest’anno è stato assegnato ai 2 medici che hanno realizzato il vaccino RNA anti Covid-19, senza che siano stati dichiarati ufficialmente i metodi e i risultati di sperimentazioni in doppio cieco operati dalle industrie del farmaco e come se non esistessero fondati dubbi sulla loro efficacia e innocuità. Gli stessi due medici premiati avevano espresso in precedenza prudenza nell’impiego generalizzato dei loro vaccini. Ci impone di ricordare che le industrie del farmaco sono multinazionali di potenza economica e politica ben diversa da quelle della SADE, capaci di azioni efficaci a livello planetario.

Un pensiero finale vorrei riservare agli ospiti delle nostre patrie galere. Le visito da anni con gli amici radicali di “Nessuno tocchi Caino”. In queste galere la pena è duplice: c’è ovviamente la perdita della libertà e quasi sempre l’impossibilità di una vera e propria rieducazione, ma c’è pure la perdita della dignità umana e dei diritti correlati. Quest’ultima privazione è quella più pesante ed è la causa dei numerosissimi suicidi nelle carceri, non solo degli ospiti obbligati ( 80 circa in Italia lo scorso anno) ma anche dei loro carcerieri. Tanto che si potrebbe sostenere che il nostro sistema prevede indirettamente anche la pena capitale. I migliori direttori delle carceri possono spesso migliorare le condizioni di vita nelle carceri ma sono ostacolati da regolamenti molto rigorosi. Ciò non ha impedito che l’ing. Biadene abbia avuto durante la detenzione la disponibilità della biblioteca e di un segretario. Gli altri ospiti delle galere italiani, quelli senza alcun titolo economico o politico, sono soltanto povera gente, extra comunitari senza lavoro o possessori di droga in attesa di giudizio (talora anche soggetti con deficit intellettivi) quasi sempre colpevoli di illeciti di poco conto. Per non parlare dei neonati. Ci saranno anche colpevoli di omicidio colposo, ma se il responsabile della morte di circa 2000 persone ha fatto due anni di carcere in cella singola, e con una intera biblioteca a disposizione, quale dovrebbe essere la pena per chi ha posseduto pochi grammi di droga o per motivi passionali ha ucciso una persona?

Che Giustizia è la nostra? A che cosa servono le carceri? Non siamo capaci di realizzare pene alternative?

Filiberto Dal Molin

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