

Il ponte di Galambra, si trova nell’odierno Comune di Exilles, al centro della Valle di Susa a una settantina di Km da Torino. A Sud confina con la Val Chisone e a Nord con la Francia. Il capoluogo è situato a quota m. 870 ed ha quattro frazioni abitate tutto l’anno: Deveys, Cels, Champbons e San Colombano con una popolazione complessiva di circa 250 abitanti. Al ponte originario, nel tempo è stato poi aggiunto un secondo ponte per assicurare i collegamenti. Si tratta infatti di un territorio fragile, soggetto a frane e a valanghe che scendono dal ghiacciaio del Galambra (a 3050 m. circa).
A raccontarci ciò che accadde nella prima metà del 1400 alla comunità di Exilles, è la professoressa Marina Benedetti, professore ordinario di Storia del cristianesimo al Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Storia della Chiesa e dei movimenti ereticali ed è ricercatrice di Storia del cristianesimo antico e medievale. L’episodio è descritto nel suo ultimo libro dal titolo “Eretiche ed eretici medievali – La disobbedienza religiosa nei secoli xii-xv” (Carocci editore, Frecce, Isbn 978-88-290-1994-6, luglio 2023, pag.413).
Succede che nella prima metà del 1400, probabilmente per una piena del torrente Galambra, il ponte crolla. Si tratta di un manufatto di primaria importanza perché garantisce i collegamenti alla comunità di Exilles. Ebbene, nel 1434 il governatore del Delfinato, Raoul de Gaucourt, chiede al giudice maggiore di Briançon 200 fiorini provenienti dalla confisca di beni alle fattucchiere e ai maghi per la costruzione di un ponte di pietra a uso pubblico sul torrente Galambra, che la comunità di Exilles, in val di Susa, aveva in gran parte già edificato, ma che non era possibile completare a causa della mancanza di denaro. Il ponte, infatti, era un passaggio obbligato e ciò spiega l’urgenza della richiesta e del provvedimento del governatore. Raoul de Gaucourt – spiega la prof. Benedetti – è un personaggio interessante. perché aveva partecipato all’assedio di Orléans accanto a Giovanna d’Arco, che nel 1431 sarà messa al rogo con l’incriminazione di eresia in un procedimento giudiziario dove non mancano i tentativi di far emergere atti di stregoneria, e ottuagenario, Raoul de Gaucourt sarà chiamato a testimoniare al processo del 1455 in cui le accuse a Giovanna d’Arco sono trasmutate in prove di santità. Il giudice maggiore di Briançon a cui il governatore Raoul de Gaucourt invia la richiesta – precisa la prof. Benedetti – è senza alcun dubbio Claude Tholosan, già da un decennio impegnato in uno dei più precoci e feroci episodi di caccia alle streghe del Delfinato. Laico, alto funzionario del potere regio, uomo di cultura, intorno al 1436 aveva organizzato credenze popolari in schemi mentali ponendo le basi giuridiche della persecuzione nel trattato “Ut magorum et maleficiorum errores manifesti ignorantibus fiant” confluito nel quinto volume contro le streghe. Per il giudice i “maghi” sono membri di una setta eretica, apostati e idolatri nella loro totale dedizione a Satana. Insomma, per trovare i soldi necessari a completare l’opera si incrementano i processi per stregoneria con confisca dei beni agli sventurati, che nell’80% dei casi sono donne, streghe. I conti delle castellanie rivelano una prima condanna nel 1424 contro una donna di nome Jeanne Garcin, al cui rogo assistono il vicecastellano, Lantelme Patrisdom, e il balivo di Exilles, Pons Auruce, il quale – nel 1432 – trasmette una testimonianza in cui gli abitanti attribuiscono ai valdesi, oltre alle streghe, le responsabilità delle avversità che si abbattono su di loro e, per ciò, esprime il desiderio di abbandonare la propria terra, in quanto si vive “in timore e tremore”. Valdesi e streghe sono accomunati in quanti nemici comuni da perseguire con prassi differenziate. Al clima di terrore e disperazione si aggiunge altro. Nel 1436 il giudice Claude Tholosan si era recato personalmente a Exilles. Svolge inchieste, emette condanne e, quindi, esegue l’ordine del governatore con cui due anni prima veniva chiesto denaro per finanziare la costruzione del ponte sul torrente Galambra. Il cerchio magico si è chiuso, il ponte ha raggiunto l’altra sponda. Da Exilles parte la richiesta – conclude Marina Benedetti – a Exilles si manifestano casi di stregoneria, a Exilles arriva il denaro per concludere quello che a tutti gli effetti si può chiamare il Ponte delle streghe.


