“Ogni secolo artistico può essere descritto con una parola sola, il Cinquecento, la rinascita, il Seicento la meraviglia, il Settecento il rigore, l’Ottocento l’emozione, il Novecento la libertà”. Lo ha detto ieri pomeriggio Matteo Vanzan, curatore della mostra “Andy Warhol: the age of freedom” allestita al Centro Culturale Bafile di Caorle e aperta al pubblico da oggi 11 giugno al 3 settembre 2023.
La mostra racconta la rivoluzione del genio di Pittsburgh, la Pop Art attraverso un percorso espositivo di oltre 70 opere che presenteranno anche i principali protagonisti di quella stagione artistica che riportò la figurazione al centro del dibattito culturale internazionale dopo la stagione Informale. Oltre alle opere di Andy Warhol, infatti, nelle stanze al primo piano sono esposte le ricerche del vincitore del Gran Premio della Biennale di Venezia del 1964 Robert Rauschenberg, ma anche Roy Lichtenstein, Jim Dine, Joe Tilson, Robert Indiana, Mario Schifano, Mimmo Rotella, Tano Festa, Franco Angeli e molti altri. “Andy Warhol – ha spiegato il curatore Matteo Vanzan – fu l’artista determinante nella rinascita artistica della seconda metà del Novecento poiché cambiò il concetto stesso di arte sovvertendo l’estetica di un’intera generazione”. Al pianterreno del Centro Culturale Bafile l’esposizione raccoglie le celebri opere dedicate a Marilyn Monroe, Mao Zedong, Flowers, Dollari, Campbell’s Soup e Interviews “che raccontano la storia intensa di un mondo fatto di comunicazione e genialità, business e consumismo nel ruolo centrale di una Factory divenuta punto catalizzatore dell’establishment artistico americano. – ha sottolineato Vanzan – Warhol, infatti, non rappresenta solamente la superstar del mondo dell’arte e del mercato che tutti conosciamo, ma è l’immagine di un uomo dal volto sensibile e timido che si è trasformato in uno sperimentatore dalle esplosive capacità comunicative.”
Ma la stagione della Pop Art rappresenta anche la prosecuzione di quel progetto della Cia (Central Intelligence Agency) di imporre il modello americano dell’arte durante la guerra fredda secondo il programma segreto Paket. Quello di utilizzare l’arte, del resto, è sempre stata una tecnica attuata dai governi nella propaganda. Si pensi alla pressione esercitata dal regime nel Ventennio fascista a cui l’arte si dovette uniformare nel richiamare il concetto di “romanità” a cui si ispirava il fascismo.
La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alle 22.00. fino al 3 settembre 2023 al Centro Culturale Bafile in centro Caorle.
BIGLIETTI: Intero: 8 € Residenti: 6 € Ridotto: 5 € (under 18, over 65, studenti, insegnanti, gruppi di minimo 10 persone) Gratuito: under 12, portatori di handicap e loro accompagnatori.

Andy Warhol
Nato il 6 Agosto 1928 a Pittsburgh da immigrati cecoslovacchi e morto il 22 febbraio 1987 a New York, Andy Warhol ha fatto della provocazione e dell’ironia il suo modus operandi, creando una vera e propria filosofia, fatta di aforismi e cortometraggi, “pronta all’uso”. Una genialità costruita attorno al concetto di un artista trasformato in una macchina di riproduzione seriale, costantemente affascinato dalla ripetizione ossessiva di un’azione, apparentemente fine a se stessa.
L’artista popular per eccellenza lavora con film, fotografie, serigrafie, grafiche, fumetti, oggetti pronti all’uso di duchampiana memoria; Warhol non si sporca più le mani alla maniera di Pollock con barattoli di colore e sgocciolamenti anzi, il tocco dell’artista è minimo, assente in molti casi, in quanto gli intenti sono essenzialmente iconici.
Le icone pop-ular trattate non appartengono unicamente alla sfera materiale della collettività, ma anche alle idee, all’immaginario collettivo e allo stereotipo: il fumetto, il dollaro, i personaggi pubblici, le opere famose e inflazionate della storia dell’arte, tutto passa attraverso il filtro warholiano che rivisita mondo e storia in chiave diversa, conferendo all’immagine una magia unica.
È in effetti riduttivo definire Andy Warhol come un semplice pittore; la scoperta della tecnica della blotted line, ossia la linea a macchie d’inchiostro su carta assorbente, fu la rivelazione che cambiò per sempre il concetto di opera originale e di copia. La sua intenzione era infatti quella di essere lui stesso a stampare/serigrafare manualmente tutti i soggetti; le piccole imperfezioni causate da una maggiore o minore pressione della mano e del filtro serigrafico donavano ad ogni soggetto una sua individuale personalità. In un’epoca in cui si producevano migliaia di Zuppe Campbell’s, allo stesso modo di una macchina industriale Warhol si trasforma in fotocopiatore di arte spersonalizzando la creazione artistica e richiamando vistosamente il concetto di ready made che, nel 1917, cambiò definitivamente il concetto di artista nel mondo delle Arti Visive.



