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giovedì, Aprile 18, 2024
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Sanità, situazione Neurologia     * di Andrea Fiocco  

Andrea Fiocco – Segretario Fp Cgil Belluno

La situazione della neurologia è solo uno dei tanti eventi che coinvolgono la sanità che in questi anni ha portato in subbuglio l’opinione pubblica. Pensiamo, ad esempio, a cosa ha sollevato la questione della Psichiatria di Feltre, 2 anni fa.
Un dato è certo e incontrovertibile: c’è una grandissima carenza di specialisti che costringe l’Ulss a ridimensionare il servizio. E’ evidente che ci sono numeri sotto i quali non si può chiedere ai pochi medici rimasti di farsi carico di tutto: a quanto pare, a breve a Belluno avremo solo 3 neurologi e a Feltre 4. Per la Psichiatria di Feltre la situazione si era fatta ancor più complicata, all’atto della chiusura.
Le chiusure o gli accorpamenti, quindi, paiono necessari. Il tema è, però, che non può essere accettato il fatto che si chiuda senza provare a recuperare l’organizzazione precedente: c’è chi parla di doppioni, c’è chi parla di migliorare l’organizzazione, c’è chi parla di lasciare i servizi veramente necessari. Il fatto è che, nella storia della nostra provincia, quando si è tolto non si è più dato. Dal ridimensionamento il più delle volte non si è tornato indietro.
Penso per esempio a quanto è accaduto agli ospedali di Agordo e Pieve, che in tempi diversi hanno perso l’ostetricia e la pediatria, perché insostenibili per i casi che gestivano. Oppure le chirurgie e le ortopedie, che avrebbero dovuto essere rinforzate l’una in un ospedale e l’altra nell’altro. Non è andata esattamente così. Per non dire di tutto quanto è stato tolto alla salute mentale, specie nel Cadore, dove si è perso il Servizio di Psichiatria, scelta politica, visto che era partita dalle previsioni del Piano Socio Sanitario Regionale.
Non avere gli specialisti in sede, ma disponibili solo in un altro ospedale, non è la stessa cosa: soprattutto nelle urgenze, il Pronto Soccorso si avvale delle consulenze degli specialisti per affrontare il problema. Se entra in P.S. un paziente che manifesta sintomi neurologici, il neurologo contribuisce a individuare il percorso migliore per quel paziente. Se il neurologo non è in sede, il paziente probabilmente dovrà essere trasferito anche solo per la consulenza. E’ da anni, per esempio, che le ambulanze partono da Agordo e Pieve solo per le consulenze degli specialisti.
Questo è certamente un problema, dal punto di vista organizzativo, che non riguarda solo la singola specialità Si noti poi che, ogni volta che viene ridimensionata una unità operativa, insieme ai medici, la cui carenza è magari più visibile, si riduce anche il fabbisogno del personale del comparto. Di colpo, 20-30 tra infermieri e OSS vengono trasferiti ad altri reparti. Il singolo lavoratore cambia solo reparto, ma nel conto generale, un po’ alla volta l’organico si assottiglia e si perde forza lavoro. E’ quello che stava succedendo prima del Covid, e solo l’emergenza sanitaria ha fatto ritornare
l’organico ai numeri di prima.
Come CGIL non possiamo che sottolineare il grande pericolo che sta correndo la nostra sanità: man mano che i professionisti se ne vanno, o per pensionamento o per raggiungere altre Aziende Sanitarie (e su questo una riflessione va fatta, al netto del fatto che è legittimo che una persona si avvicini alla sua città di origine), l’offerta sanitaria si riduce. Anche la Dermatologia a Belluno, a breve, potrebbe avere lo stesso problema. La questione importante è che la sanità non è fatta di pezzi distinti fra loro, ma è un tutt’uno, dove una parte contribuisce all’esistenza dell’altra.
Perdere un pezzo, impoverisce l’intero. Il tutto a discapito della attrattività della stessa azienda: e allora rischiano di diventare vani tutti gli sforzi che si fanno per attirare i giovani professionisti.
La soluzione non è semplice, ma non può essere che l’organizzazione del sistema sanità sia in capo alla Regione, che dispone e comanda anche sulla singola virgola di ciò che succede nell’Ulss di Belluno, e poi quando è ora di risolvere i problemi dell’Ulss, si devono arrangiare quelli di Belluno.
La Regione ha il dovere di intervenire e di invertire la rotta. Non può essere che la carenza di professionisti è una cosa ineluttabile soprattutto per le periferie e quindi non si può farci nulla. Se il Sistema Sanità è una prerogativa regionale, la Regione si deve far carico di trovare le soluzioni per sostenere le parti deboli del sistema, tra cui la Sanità bellunese, anche con investimenti straordinari su queste parti deboli. Questo se il Sistema è solidaristico. Se invece il sistema non è solidaristico, la Sanità Bellunese è destinata a soccombere.

Per la Fp-CGIL di Belluno
Andrea Fiocco

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