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Concluso il corso per il controllo dei corvidi. Sette lezioni di 4 ore: abilitati 240 addetti

Si è concluso martedì scorso il corso di formazione per l’abilitazione al controllo dei corvidi. La Provincia ha messo in campo 7 lezioni di quattro ore ciascuna per tutto il mese di febbraio e ha abilitato 240 soggetti formati appositamente per operare in un campo che richiede competenze e conoscenze specifiche. Il corso infatti, tenuto dai tecnici della Regione e della Provincia, oltre che dal Corpo di Polizia provinciale, ha fornito sia gli aspetti normativi sia quelli procedurali, senza tralasciare importanti concetti di ecologia applicata sulle specie oggetto dell’attività di controllo, vale a dire cornacchia grigia e gazza.

«L’obiettivo è stato quello di mettere in campo misure di prevenzione di danni all’agricoltura. Misure che non possono contare solo su repellenti chimici e dissuasori acustici e visivi, ma necessitano anche di figure formate per il controllo» spiega il consigliere provinciale delegato a caccia e pesca, Franco De Bon.

I corvidi rappresentano un’importante causa di danni per le colture. In provincia di Belluno le perdite quantificate solo sul mais negli ultimi quattro anni ammontano a oltre 23mila euro, in crescita costante. Il censimento effettuato sui “roost” dormitori delle cornacchie (ospedale di Belluno, ospedale di Feltre e cartiera di Santa Giustina, luoghi di raduno abituale di queste specie) stima quasi 6.300 esemplari.

Le azioni di controllo oggetto di formazione nel corso organizzato dalla Provincia non sono finalizzate a ridurre la consistenza numerica dei corvidi, bensì a limitare in maniera importante e duratura gravi situazioni di danno. Prevedono una serie crescente di misure, dalla cattura fino allo sparo ma solamente nei periodi di maggiore vulnerabilità agricola (semina e raccolto), sotto stretto coordinamento del Corpo di Polizia provinciale.

«La partecipazione al corso è stata importante e rappresenta un ulteriore tassello della collaborazione con il mondo agricolo» sottolinea il consigliere De Bon. «Siamo consapevoli dell’importanza degli agricoltori nella manutenzione del territorio, oltre che per il valore ambientale e turistico che rappresenta il settore primario. Proprio con questa consapevolezza, la scorsa settimana è stato approvato il piano di controllo del cinghiale, tagliato a misura della provincia di Belluno, dove la tutela dell’ambiente e delle colture è fondamentale in ottica economica, sociale, e anche demografica. L’obiettivo è prevenire la diffusione della peste suina africana. Il Ministero della Salute prevede la chiusura completa di tutte le attività all’aperto nelle aree in cui insiste la peste suina, quindi con gravi danni per il turismo, oltre che per l’agricoltura».

Il piano di controllo è stato presentato agli addetti ai lavori e prevede che il conduttore di un’azienda agricola possa delegare un cacciatore adeguatamente formato per effettuare il controllo all’interno delle sue proprietà, dandone comunicazione alla Polizia provinciale, che coordina le operazioni.

«In questo modo si amplia la sinergia tra mondo venatorio e mondo agricolo – conclude il consigliere De Bon -. L’ottica della collaborazione agisce all’interno di un quadro di competenze per cui gli operatori del controllo sono sempre più formati e aggiornati, per la comune tutela dell’ambiente».

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