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Tecnologia, sanità e lavoro. Innovazione e diritto al convegno del Cup di Belluno

Innocenzo Megali – Presidente CUP Belluno

L’innovazione tecnologica e le sue ricadute sul mondo del lavoro, da quello del diritto alla sanità: questi i temi del convegno “Il futuro del diritto del lavoro: un’analisi comparatistica” che nel pomeriggio di ieri ha radunato decine di professionisti, dalle professioni sanitarie a quelle economiche e giuridiche, a Palazzo Bembo, per l’organizzazione del CUP – Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali della Provincia di Belluno.
Sotto i riflettori, tra i tanti, un tema particolarmente caro al territorio bellunese, quello della sanità, nell’ottica delle eHealth, ovvero la sanità digitale: «È un concetto presente nella nostra vita già da tempo: pensiamo a quei braccialetti e orologi che monitorano e registrano le nostre funzioni vitali. – spiega Luigi Pais dei Mori, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Belluno – Ora, grazie anche al PNRR, si parla molto di tele-salute e tele-assistenza, e la eHealth diventa importante anche e soprattutto in territori come quello bellunese, dove la dispersione demografica richiede una capillarità dell’azione sanitaria che può fare la differenza per la vita delle persone, aiutando anche a contrastare lo spopolamento della montagna».
Dai temi sanitari, e in particolar modo dall’emergenza sanitaria e dal cambiamento del lavoro davanti alle nuove sfide tecnologiche, si è sviluppato l’intervento di Camilla Della Giustina, avvocata e dottoranda di ricerca all’Università statale “Vanvitelli”: «L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha portato importanti novità come il lavoro in remoto o, ad esempio, l’inserimento del contagio da Coronavirus tra le cause di infortunio sul lavoro; c’è stata poi l’introduzione dell’obbligo di Green Pass e di obbligo vaccinale per alcune categorie. Tutto questo ha portato a ripensare spazi e luoghi di lavoro, ma anche a tutele diverse per la privacy dei lavoratori: si pensi ai dati personali e alle immagini delle abitazioni riprese dalle videocamere delle teleconferenze; si è parlato di “altruismo dei dati” come mezzo per arrivare ad una solidarietà sociale. Oltre all’emergenza sanitaria, abbiamo registrato l’emergenza energetica, quella climatica, gli scenari di guerra, che stanno già portando a nuove forme di approvvigionamento e a nuove strutture altamente tecnologizzate».
Della Giustina è una dei due autori, con Pierre de Gioia Carabellese, del volume “Diritto del lavoro e techno-business law” presentato nel confronto di ieri; de Gioia Carabellese, avvocato, consulente per istituti bancari e full professor of law in Gran Bretagna, ha analizzato il diritto del lavoro italiano sotto la lente del Common Law britannico, da sempre influenzato dalle innovazioni tecnologiche: «Il Common Law è forse lo strumento più rigido e allo stesso tempo più certo per leggere il mercato del lavoro; la realtà britannica è quella che per prima ha incentivato il lavoro su piattaforme o l’industria 4.0. Una comparazione tra questi due tipi di normative può giovare al diritto del lavoro italiano, visto che ad esempio il Common Law ha affrontato con decisioni giurisprudenziali il tema dei lavoratori in remoto da tempo, almeno 12-13 anni fa».
Soddisfatto per l’esito dell’incontro, che rientra nel ciclo di presentazioni di libri dedicati alle professioni ordinistiche promosso dal Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali della Provincia di Belluno, il presidente del CUP provinciale Innocenzo Megali: «Le nuove tecnologie hanno prodotto nuove tematiche del diritto del lavoro che toccano professionisti, imprese e cittadini. Pensiamo ad esempio alle possibilità di lavoro da remoto, moltiplicatesi dopo l’emergenza sanitaria: questo ha portato da un lato al venir meno di uno dei pilastri del lavoro, ossia la presenza del lavoratore in sede, ma dall’altro ha aperto numerosi altri fronti, a partire dal diritto alla disconnessione, ossia il venir meno delle tradizionali 8 ore in azienda con il problema legato alla durata della prestazione di lavoro e il rischio che si arrivi all’eccesso dell’assenza di limiti orari».

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