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Politica sanitaria o sanità politica? * di Filiberto Dal Molin

Con Politica Sanitaria si intende normalmente la programmazione di una attività sanitaria che risponda, possibilmente in modo ottimale, alle esigenze sanitarie di un intero Paese e che si impegni a realizzare una assistenza sanitaria accessibile a tutti, anche ai meno abbienti. Ciò che il nostro Paese ha dimostrato di saper fare, anche se non perfettamente, dal 1978 ai nostri anni.

Sanità Politica invece dovrebbe essere una espressione senza senso, se la intendiamo come una Sanità che invece di seguire un codice etico, predisposto da 2500 anni, diventa ancella di un potere politico che intende piegare alle proprie esigenze Scienza e Coscienza dei suoi operatori.

E’ già successo e succede, ma non in Italia fino al 2020.

Con l’inizio della cosiddetta “pandemia” la Politica Sanitaria italiana non soltanto ha preso le necessarie contromisure ma, assumendo le vesti della Sanità Politica, è intervenuta disponendo le regole della gestione dei malati e pure quella dei sani, dettando una nuova disciplina del comportamento medico (fino a quel momento prerogativa dei soli medici, secondo i noti principi ippocratici) e creando regolamenti di modello autoritario per tutti, giovani, vecchi e sani. I dissidenti sono stati puniti con l’esclusione dal lavoro, dallo stipendio e dalla vita sociale, con la motivazione che la sicurezza della salute pubblica in condizioni di emergenza lo imponeva (e lo impone tutt’ora a tre anni di distanza)
Fin dai primi giorni del 2020 è stato dichiarato che questa infezione si caratterizzava per una elevata contagiosità e per una mortalità minima, vicina all ‘1%, principalmente per anziani e malati gravi. Cioè corrispondeva ad una banale influenza, come tante in passato, da cui erano praticamente immuni i bambini normali e gli adulti giovani e sani.

Il Consiglio dei Ministri del 31.01.20 dichiara lo stato di emergenza nazionale per “calamità naturale”. Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, in data 25.2.20 minimizza l’allarme. Roberto Bernabei, primario di geriatria al Gemelli e membro del CTS, sostiene che si tratta di una malattia normale, che ammazza soltanto anziani malati. Il Tribunale di Roma sostiene che le calamità naturali non contemplano il rischio sanitario e che pertanto la dichiarazione dello stato di emergenza è illegittima in violazione degli articoli 95 e 78 della Costituzione. Inoltre “i DPCM non sono proporzionali all’evento pandemico e sono viziati da eccesso di potere”

In questi primi mesi del 2020 il Governo ignora del tutto le 2 lettere dei medici che dichiarano la validità delle cure domiciliari, con le terapie simili a quelle usate da 20 anni per le infezioni da SARS. Anzi si sovrappone autoritariamente alla gestione dei malati, imponendo che i medici non visitino i soggetti infettati e che questi si curino con la vigile attesa e con un antipiretico come la tachipirina. Non sapremo mai il numero dei decessi dovuto a questa volontà criminale e non vedremo mai la giusta punizione per il Ministro che l’ha sostenuta e che la sostiene anche ora che non è più Ministro della Salute. Avendo inoltre dichiarato inagibili le sale settorie ha impedito di fatto le autopsie e quindi ha potuto stabilire, secondo i suoi criteri, il computo dei decessi, dichiarando numeri da emergenza sanitaria effettiva.

Un mese fa a Torino è stato registrato uno degli ultimi, dimostrativi e importantissimi atti di Sanità Politica col rifiuto di partecipare ad un Confronto con gli scienziati europei sul tema, giustificato da ISS e CTS con la dichiarazione che “si dava spazio a punti di vista diversi sulla pandemia”.
Una simile motivazione, del tutto senza senso in ambito scientifico, ha trovato la sua giustificazione solo pochi giorni dopo spiegando il giudizio della Consulta, chiaramente di parte, sull’obbligo vaccinale: infatti non avrebbe potuto aver luogo se anche l’Istituto Superiore di Sanità e il Comitato Tecnico Scientifico, alleati col Governo, avessero dovuto ammettere tra le conclusioni del “Confronto” che l’obbligo vaccinale non aveva senso. Abbiamo così la conferma che il vertice delle nostre Istituzioni costituisce un monolito inattaccabile in tema di vaccini.

Il “target” finale sono quindi i vaccini: vaccini per sani, malati, neonati, giovani, vecchi, guariti, allergici, gestanti e agonizzanti. Il fatto che siano sperimentali fino alla primavera del 2023 non ha rilievo! e che si facciano senza prescrizione medica e senza avere ottemperato in alcun modo alle regole prescritte per i farmaci sperimentali non ha alcuna importanza in corso di emergenza! I medici ottemperanti alle disposizioni governative sono stati educati ad escludere che qualunque complicanza anche mortale, subito dopo la vaccinazione in soggetti sani e senza causa apparente, sia dovuta al vaccino.

In questo caso la classe medica italiana in generale, i medici di Medicina Generale, le Società Scientifiche, gli Ordini dei Medici, in compatta coorte hanno subito le illegali disposizioni governative senza discutere, senza resistere, sembrerebbe senza pensarci! Con poche eccezioni. Non hanno compreso che tutto questo impedisce la libertà di ricerca scientifica, la stessa che il Partito Radicale predica dal 2002 con l’Associazione Luca Coscioni.

Perché abbiamo dovuto assistere con disperata impotenza a questo disastro economico, morale, sociale e sanitario, con la trasformazione di una sindrome influenzale che dura normalmente 6 mesi, in una pandemia che a 3 anni dall’inizio è ancora in corso con la quinta dose di vaccini? Che cosa faranno le nostre Istituzioni con la prossima influenza?
Sicuramente avranno già pronto il virus e il vaccino specifico! La strada è già battuta e l’acquiescenza popolare già comprovata! Per la maggior gloria della nostra Sanità Politica.

Dr. Filiberto Dal Molin – Belluno

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