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Elogio all’eresia (2). Il caso del dottor Semmelweis, che salvò migliaia di donne, ma venne ritenuto pazzo dagli illustri medici dell’Ottocento

Circostanze, fatti, ed eventi, per chi li sta vivendo in quel momento, non sono sempre facilmente comprensibili, per cultura, prestigio, interessi, invidia, e chi osa contraddire la scienza ufficiale o il potere in generale, viene isolato, trattato come eretico o pazzo. Se va bene, sarà il tempo, la storia, a far giustizia sugli errori del passato.

Nel 1886 al dottor Ignaz Semmelweis, medico specialista in ostetricia, viene assegnato l’incarico di assistente professore alla clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna, dove è offerta assistenza gratuita alle partorienti. Si tratta di una struttura pubblica voluta dell’imperatore Giuseppe II sul finire del Settecento nella quale, essendo clinica universitaria, gli studenti possono fare pratica sulle pazienti. L’istituzione imperiale aveva lo scopo di evitare l’infanticidio e gli abbandoni nella “ruota” che il sovrano abolì nel 1784 in tutto l’Impero compreso il Lombardo-Veneto. (Nel Regno d’Italia la prima “ruota” ad essere soppressa è quella di Milano, quella di Brescia viene soppressa nel 1871. L’ultima è quella di Ancona nel 1922).

Ebbene, nell’ospedale di Vienna il dottor Semmelweis scopre che  la mortalità delle puerpere è altissima. Le donne contraggono una febbre, accompagnata da brividi e tachicardia, che nella maggior parte dei casi porta alla morte. La situazione è nota, tant’è che molte donne, persino le prostitute, preferiscono partorire in strada piuttosto che entrare in quella clinica. Ma quale era la causa di queste morti frequenti?  Oggi sappiamo che la febbre puerperale che colpiva le mamme all’ospedale di Vienna è causata dai germi, come lo streptococco o escherichia coli, che infettano la mucosa dell’utero, che durante il parto può essere lacerata facilitando lo svilupparsi dell’infezione. Semmelweis osserva che il tasso di mortalità delle giovani donne è molto più basso nel secondo ramo della clinica viennese dove i medici non esercitano, ma vi sono solo le infermiere e le balie. I dati statistici del 1846, ad esempio, rivelano che a fronte di 4.010 nati, vi sono 459 madri decedute pari all’11,4% nel primo ramo della clinica. Mentre nel secondo ramo, con 3.754 nati ci sono 105 donne decedute pari al 2,8%. Semmelweis osserva il fenomeno e si accorge che le infermiere, a differenza dei medici e degli studenti di medicina, non praticano né assistono alle autopsie. Inoltre, vede che i medici non si lavano le mani dopo le autopsie prima dii andare ad assistere le partorienti. Un suo collega medico, inoltre, il dottor Jacob Kolletschka, muore con sintomi analoghi a quelli delle madri decedute, dopo essersi ferito durante un’autopsia dal cadavere di una delle puerpere. Dalla correlazione dei due fatti, Semmelweis intuisce che il contagio e quindi la causa delle morti è legata all’igiene. Per averne la certezza, effettua un esperimento. Prima di passare da un reparto all’altro, soprattutto dopo aver effettuato autopsie,  chiede ai medici e agli studenti di lavarsi le mani con ipoclorito di calcio. Il risultato è sorprendente: il numero dei decessi per febbre puerperale si abbassa notevolmente, avvicinando i dati del primo ramo della clinica a quelli del secondo e quindi salvando la vita a tantissime donne. L’evidenza dei numeri, in una situazione “normale”, avrebbe fatto adottare quelle norme di igiene a tutte le cliniche, riconoscendo al medico l’importante scoperta. Ma la medicina ufficiale, la scienza dell’epoca, ignorava l’azione dei batteri. E quando Semmelweis illustra i risultati raggiunti, la casta dei medici fa quadrato. Chi era costui per umiliare i medici facendo loro lavare le mani? Come se fossero loro, i medici, gli untori portatori di morte! Semmelweis viene licenziato, prova a scrivere a vari medici europei, ma pochi sostengono la sua tesi. Solo alcuni amici, Josef Škoda, Ferdinand von Hebra, e il suo vecchio maestro e grande patologo Rokitansky provano ad aiutarlo diffondendo la nuova scoperta, ma vengono anch’essi osteggiati. Il più accanito oppositore è Rudolf Virchow, considerato il padre della patologia cellulare. Nel 1858 Semmelweis pubblica il libro dal titolo “Eziologia della febbre puerperale” poi tradotto in varie lingue. Pesantemente attaccato dalla comunità scientifica dell’epoca, finisce per essere rinchiuso in manicomio dove muore il 13 agosto 1865 senza avere la soddisfazione di vedere riconosciuta la sua scoperta. Ironia della sorte, Semmelweis muore per setticemia, provocata dalle ferite inferte dalle guardie del manicomio e dalle cure non adeguate, proprio ciò che la sua scoperta avrebbe evitato. Per veder riconosciuta la sua scoperta bisognerà attendere Louis Pasteur, chimico francese, che nel 1880 pubblica un articolo scientifico (De l’extension de la théorie des germes à l’étiologie de quelques maladies communes) che dimostrerà in modo inequivocabile la responsabilità dei germi nella febbre puerperale.

“Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani, ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis”, disse l’amico Ferdinand von Hebra,

Roberto De Nart

Elogio all’eresia (1)

 

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ign%C3%A1c_Semmelweis

https://ambulatoridemetra.it/demetra/ignac-fulop-semmelweis-fra-genio-e-follia-la-storia-del-medico-che-intui-il-valore-del-lavaggio-delle-mani/

https://www.grupposynergo.com/ignac-semmelweis-il-medico-che-ci-ha-insegnato-a-lavarci-le-mani/

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