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Cure palliative nelle case di riposo: conclusa la formazione nel distretto di Feltre

Ascolto, vicinanza alla persona fragile ed alla sua famiglia, rimodulazione della terapia e dell’assistenza in funzione del bisogni del malato, proporzionalità delle cure e loro pianificazione condivisa, importanza della lettura multidisciplinare dei bisogni e della crescita delle competenze delle equipe di cura.

Questi alcuni dei temi su cui si sono confrontati 130 professionisti dei Centri di Servizio (infermieri, medici psicologi ed assistenti sociali) e delle cure territoriali (infermieri dell’assistenza domiciliare, medici di medicina generale, unità di Cure Palliative e Ospedale di Comunità) nel convegno “Il mantello itinerante: approccio palliativo nella fragilità e nelle malattie avanzate ed inguaribili”, tenutosi all’ospedale di Feltre nei giorni 16 e 17 Dicembre.

L’evento formativo ha visto la partecipazione di Gino Gobber (Presidente nazionale della Società Italiana di Cure Palliative), Cosimo De Chirico (medico palliativista già responsabile del coordinamento regionale per le cure palliative), Roberta Perin (responsabile dell’Unità Cure Palliative di Feltre), Katia Pagotto (coordinatrice infermieristica delle Cure Domiciliari e Palliative di Feltre), Giuditta Boscolo (psicologa delle Cure Palliative Ulss3 Serenissima), la dr.ssa Tiziana Mondin (Assistente Sociale) ed Giampietro Luisetto (medico di medicina generale e coordinatore regionale della Società Italiana di Cure Palliative).

È stato il momento conclusivo del corso di formazione sul campo che, per l’annualità 2022, l’Azienda Ulss 1 Dolomiti ha organizzato coinvolgendo tutti i Centri di Servizio del Distretto di Feltre.
L’Unità di Cure Palliative del Distretto di Feltre, supportata da Giampietro Luisetto e con il contributo essenziale di Mano Amica, ha strutturato una formazione “a cascata” con l’obiettivo di formare in ciascun Centro di Servizi per Anziani un nucleo di professionisti capaci di individuare le persone fragili con bisogno di cure palliative e impostare piani di cura e assistenza attenti alla qualità della vita, ai sintomi disturbanti, alle esigenze psicologiche, relazionali, spirituali, in modo di garantire al fine una buona morte. Compito di questo nucleo di operatori è stato portare la formazione a tutti gli altri colleghi nel Centro di Servizi.

Il progetto “Introduzione precoce delle Cure Palliative nei Centri Servizi Anziani” ha preso il via fin dal 2018, con il coinvolgimento come progetto pilota di alcuni Centri Servizi. Nonostante le criticità correlate alla pandemia da COVID19, la formazione si è poi estesa a tutti i Centri Servizi del Distretto di Feltre. I risultati ottenuti dall’analisi dei dati raccolti testimoniano la bontà dell’investimento: dal 2018 al 2021 infatti si è incrementata la misurazione del dolore (da 6 a 8 pazienti su 10 hanno il parametro dolore misurato e registrato in cartella), con conseguente trattamento del dolore prima non misurato. Altri indicatori che parlano di proporzionalità delle cure sono il ricorso al ricovero ospedaliero nell’ultimo anno di vita e l’utilizzo di antibiotici negli ultimi 30 giorni di vita: per entrambi questi eventi si registra un trend in diminuzione, che dimostra la capacità delle equipe di cura di non esporre il paziente ad eventi potenzialmente dannosi, sempre condividendo con malato e famiglia la scelta di “fare ciò che serve” per la sua qualità di vita.

«Ciò è importante anche in considerazione del fatto che dal 2018 al 2021 si è avuta conferma del fatto che l’ingresso dell’anziano in Centro Servizi avviene sempre di più quando quest’ultimo è gravemente dipendente, multimorbido e con una prognosi a breve termine: nel 2021 infatti ogni dieci anziani deceduti in Centro Servizi, ben tre di loro era in struttura da meno di un mese», spiega il direttore del distretto di Feltre Lucia Dalla Torre.
«Anche per questa ragione, in vista dell’accreditamento delle Reti di Cure Palliative, che vede nei Centri Servizi un nodo essenziale della Rete, è necessario proseguire nel percorso di formazione e condivisione dell’approccio palliativo sempre più diffondendone la cultura, che risponde alle profonde esigenze umane e relazionali sia dei malati e delle loro famiglie che degli operatori sanitari e sociali che li assistono».

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