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Il Progetto Stacco in Provincia di Belluno

L’analisi del Servizio di trasporto e accompagnamento nel pre e post pandemia
Sabato 19 novembre un incontro celebrativo e di confronto in Piazza Duomo

Si terrà sabato 19 novembre alle 15 in Piazza Duomo l’incontro celebrativo del progetto STAcco (Servizio di trasporto e accompagnamento) in provincia di Belluno. Il progetto è il frutto di vent’anni di collaborazione tra il Comitato d’Intesa, nella sua veste di rappresentante e coordinatore del territorio, e le associazioni di volontariato coinvolte.
Interverranno Gianluca Corsetti, presidente del Comitato d’Intesa, il referente del Comitato per STAcco Sisto Da Roit e altri rappresentanti e volontari che consentono di portare avanti il progetto; l’incontro, oltre che momento di festa, sarà anche occasione per un confronto dei dati pre e post pandemia e per una discussione sullo stato dell’arte ed eventuali problematiche.

Scopo del progetto e numeri

Trasportare e accompagnare persone anziane e/o con disabilità dal proprio domicilio alle strutture ospedaliere. In provincia di Belluno, data la sua notevole estensione territoriale, ce n’è costante bisogno.
Per questo STAcco trova la sua ragione d’agire ormai da molti anni: si tratta di un progetto di trasporto a finalità sociale, svolto in tutto il Bellunese e la rete conta 23 associazioni dislocate in tutto il territorio della provincia.
Oltre 360 mila i km percorsi in questo 2022, 9.554 viaggi e un numero di utenti serviti pari a 1.864 con 508 volontari coinvolti per un impegno orario di 17.426 ore di lavoro. Guardando agli ultimi cinque anni, in media sono stati percorsi 500 mila km l’anno, con una flessione nel biennio segnato dalla pandemia. In ogni caso, nemmeno durante il periodo segnato dal Covid, i trasporti si sono fermati (207.637 km percorsi nel 2020, 296.728 nel 2021), con tutte le difficoltà del caso.
Facendo una proporzione tra i dati del biennio 2020-21 e gli anni precedenti si nota un aumento dell’impegno orario dei volontari, un aumento dei km percorsi, a testimonianza che le prestazioni dei servizi stanno riprendendo quota, ma al contempo una diminuzione dei volontari.
«Il trend evidenzia il fenomeno che per i volontari rimasti in servizio è aumentato l’impegno in termini di tempo. Al contempo la diminuzione dei volontari, legata soprattutto alla pandemia, ha un effetto impattante per il servizio di trasporto, in particolar modo nelle zone montane della provincia, che rischia di non avere più risorse umane per garantire il servizio» spiega il presidente Gianluca Corsetti. «Per quanto riguarda la tipologia di prestazione, si può affermare che praticamente quasi tutti i trasporti vengono effettuati dall’abitazione dei cittadini alle sedi ospedaliere o dei medici di base (nel 2022 la percentuale è del 98%)».

Le difficoltà

La pandemia nell’ambito dell’attività di volontariato e nello specifico del trasporto ha avuto un particolare impatto.
Chiarisce Corsetti: «Per la situazione dei volontari pesano difficoltà nel ricambio generazionale, età del pensionamento, spopolamento. Con la pandemia, poi, molti volontari hanno deciso di non mettersi più a disposizione, anche per una percepita paura di ammalarsi e perché l’età media stimata dei volontari è di 70 anni. Oggi ci troviamo, per la maggior parte delle realtà associative, con una diminuzione importante di volontari e con la difficoltà sempre maggiore di trovare risorse uomo.
Il periodo post pandemia, patisce inoltre la modifica dell’organizzazione e dell’accesso ai servizi ospedalieri, più penalizzante soprattutto in termini di distanze e orari per i familiari impegnati al lavoro, che ha comportato l’aumento delle richieste».

La storia

Nel 2004 l’allora Ulss 1 di Belluno individua nel Comitato d’Intesa l’ente capofila del progetto. Dopo il primo anno sperimentale, finanziato con fondo regionale, fu deciso di estendere il servizio al territorio dell’allora Ulss 2 di Feltre. Da allora la crescita dei servizi è stata progressiva e costante. Fin dalle origini lo STAcco ha potuto usufruire del supporto da parte dell’allora Csv Belluno per la fase progettuale e di rendicontazione delle attività. Le tipologie si dividono in trasporto a chiamata (verso strutture mediche, socio-sanitarie, di assistenza) e programmato (verso strutture mediche, socio-sanitarie per cicli di terapie, verso luoghi di lavoro, istituti scolastici, ecc.). I finanziamenti provengono dalla Regione del Veneto (110 mila euro a partire dal 2014 più un contributo speciale di 15 mila euro nel 2021) e dalle Conferenze dei sindaci delle Ulss provinciali, oggi Comitati dei sindaci dell’Ulss 1 (circa 47 mila l’anno a partire dal 2016).

Le prospettive
«Il Comitato d’Intesa può impegnarsi, al fine di accrescere il numero di volontari, nel promuovere azioni e strumenti di sensibilizzazione e incontri nelle realtà non coperte dal servizio. Inoltre ci impegneremo a formulare un regolamento che definisca in modo chiaro i compiti dei volontari e i limiti del loro intervento affinché diventi anche una specie di “certificato di qualità”. Infine, amplieremo l’offerta formativa rivolta a tutti i volontari, dalla privacy ai corsi di primo soccorso a guida sicura, ecc. » anticipa il presidente. «Alle istituzioni chiediamo un supporto affinché venga agevolato l’accesso alle prestazioni ambulatoriali tenendo conto delle distanze, dell’età degli utenti e anche dei costi, in termini economici e temporali, per le associazioni e i volontari, ad esempio nell’assegnazione degli orari delle visite, oltre che il proseguimento di collaborazione e sostegno».

 

 

 

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