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Delibera Frazioni. Francesco Rasera Berna: “Una modifica inutile, che crea un problema anziché risolverlo”

Francesco Rasera Berna

“Lunedì 7 novembre il consiglio comunale di Belluno, fallito il raggiungimento della maggioranza dei due terzi, ha votato a maggioranza la modifica dello statuto Comunale che prevede che le frazioni debbano essere istituite con delibera del consiglio. Il 14 novembre ci sarà la terza votazione che – se raggiunta nuovamente la maggioranza dei componenti il consiglio – porrà in essere la modifica”.

Lo fa sapere il consigliere di minoranza, già presidente del consiglio comunale Francesco Rasera Berna.

“A parte che la possibilità di istituire frazioni non necessitava di un intervento sullo statuto, – prosegue l’avvocato Rasera Berna – discendendo già dalla legge n.1228 del 1954, a parte che da anni l’Istat nella suddivisione del territorio dei comuni non usa più il termine frazioni ma quello di centro abitato o nucleo abitato, a parte ancora che le modifiche dello statuto senza la partecipazione di parte almeno della minoranza è inusuale nella città di Belluno, c’è da chiedersi cosa questa modifica comporti.

Ci è stato spiegato che la nuova maggioranza vuole tornare alla nomina dei capifrazione e per realizzare questo intento programmatico sarebbe necessario questo passaggio.
Quando si tocca lo statuto però, sarebbe bene partire dalla verifica della situazione, posto che lo stesso statuto all’art.1 c. 2 recita ”Belluno è costituita dal nucleo storico e dalle frazioni”.

E’ per questo che il gruppo Insieme per Belluno Bene Comune – non essendo state fornite spiegazioni nella discussione sulla modifica – ha presentato una interrogazione con la quale si è chiesto quando, quali e con che atto siano state istituite le frazioni.
Una volta richiesto un requisito formale come la delibera consiliare risultava infatti evidente che le frazioni – pur date per esistenti non solo dallo Statuto ma dalla pratica ed esperienza quotidiana – o erano frutto di una apposita delibera o non erano giuridicamente di questo mondo.

La risposta all’interrogazione è stata disarmante, ovvero che le frazioni non sono mai state istituite con delibera consiliare e nemmeno con il regolamento per i capifrazione di 60 anni or sono furono specificamente indicate.

Il che porta ad una sola conclusione, se passa la modifica dello Statuto, dal giorno dopo le frazioni diventano una parola vuota, fino a quando e se non verrà fatta la nuova perimetrazione e la delibera per ciascuna di esse.

E quali saranno, se saranno? Il sindaco ci ha detto che buon punto di partenza sarà una delibera di giunta del 1951 che individua – a seguito del censimento -”centri e nuclei abitati” (quindi non frazioni). Può essere anche vero che nella nostra città i cambiamenti sono lenti, ma dal 1951 ad oggi qualche nuova casetta è stata costruita, qualche spostamento della popolazione c’è stato…
A parte poi quanti censimenti ci sono stati dal 1951 e quanti aggiornamenti ha curato l’Istat…

In conclusione, con una modifica inutile e a questo punto non priva di demagogia si crea un problema anziché risolverlo, si cancella l’evoluzione storica della città (e delle sue frazioni), invece che basarsi sugli strumenti già esistenti che permettono a frazioni e quartieri (intesi in senso lato ed elastico e non tecnico giuridico, vista anche la libertà di forme lasciata dal Testo Unico) di costituire forme di rappresentanza e di collegamento con l’amministrazione.
Non paghi di questo, con altra modifica si intende togliere ai quartieri la possibilità di costituire queste forme di rappresentanza

Buon senso vorrebbe – conclude Rasera Berna –  che la delibera venisse ritirata e si ragionasse tutti, non su nuove deleghe e su schemi rigidi e calati dall’alto che strizzano l’occhio ai bei tempi andati, ma su come rendere concreto ed utile un percorso partecipativo che dal livello territoriale (che siano centri, o nuclei o località abitati, o frazioni, o quartieri) sia in grado di sollecitare forme di cittadinanza attiva che, rappresentando interessi collettivi e diffusi, possono rivitalizzare il tessuto della città nel suo insieme e ricreare un effettivo collegamento ed ascolto con ogni parte del Comune.

 

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