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L’ingegneria pendemico-istituzionale. Non sarà facile dimenticare * di Filiberto Dal Molin

Filiberto Dal Molin – medico chirurgo specializzato in Radiologia, direttore sanitario della Salus, Istituto radiologico e fisiokinesiterapico con sede a Belluno.

Belluno, 28 ottobre 2022 – Inaspettatamente con grande chiarezza e rara onestà intellettuale la nostra Presidente del Consiglio appena insediata ha dichiarato che la pandemia è finita; con essa tutti gli obblighi illeciti e tutti i vincoli anticostituzionali alle libertà civili vengono cancellati con un semplice colpo di spugna. Possiamo respirare! Io, che non avevo votato per Lei, ringrazio vivamente.

Non sarà facile dimenticare l’ineffabile ministro Speranza, la sua arietta da coniglio spaventato e le sue demenziali prescrizioni sanitarie.
Con difficoltà dimenticheremo anche il presidente Draghi (che non ha propriamente salvato l’Italia) e che in tema di vaccini ha pontificato “prendi il vaccino e ti salvi; non prendi il vaccino e muori”, clamorosamente smentito da milioni di persone che non gli hanno creduto e che sono guariti in tre giorni dalla viremia, spesso anche senza febbre e nella propria casa.

Non dimenticheremo neppure i pochi medici che, contro gli ordini ricevuti, hanno curato a casa i malati con farmaci di uso comune, senza alcun vaccino e salvandoli tutti. Molti Presidenti degli Ordini dei Medici hanno protestato contro di loro e volevano cancellarli dall’albo. Pochissimi li hanno rispettati.

Sarà impossibile dimenticare che fin dall’inizio di questa viremia, programmaticamente trasformata in pandemia, 41 titolati medici delle nostre università e dei nostri ospedali hanno scritto a Speranza che la normale terapia antinfiammatoria e antitrombotica erano sufficienti a bloccare all’origine la viremia: lo sventurato non rispose.

Noi “teppaglia no-vax con i nostri rintronati mentori” saremo invece capaci di dimenticare l’insulto ingiusto, fascista e razzista.

Non dovremo invece dimenticare i molti colleghi, e in particolare i Presidenti degli Ordini dei Medici, che hanno scelto di obbedire, senza discutere e senza dimettersi, alle disposizioni di un rintronato (questo sì) laureato in scienze politiche e alle sue ciance demenziali invece di ricordare che la nostra guida è il Codice Deontologico, improntato al rispetto e all’interesse del Paziente.

Dovremo invece meditare, a futura memoria, che non è Medicina quella che esclude le visite domiciliari, le autopsie, i confronti scientifici liberi e paritari, le terapie domiciliari, le libertà professionali, il rispetto del codice deontologico e delle libertà civili.

Non dimenticheremo mai la “vigile attesa e tachipirina” che hanno riempito i centri di terapia intensiva e le cronache dei decessi. Soprattutto non sarà possibile per nessuno dimenticare che tutto questo sovvertimento delle regole e della vita civile è stato programmato a favore di un vaccino nella sua fase SPERIMENTALE e che lo sarà ancora per molti mesi.

Infine che dire dei media nazionali, con pochissime eccezioni fedelissimi al dettato governativo, efficacissimi filtri di qualunque notizia non gradita al manovratore?

E che dire dei Comitati Etici brillantemente assenti da qualunque dibattito sul tema?

Possiamo almeno sperare che tutto ciò diventi una preziosa esperienza per il futuro!

Filiberto Dal Molin

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