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Il senso della pena nel Terzo Millennio. Ieri a Belluno il convegno sulla situazione carceraria

Belluno, 23 agosto 2022 – Si è tenuta nel pomeriggio di ieri all’Hurban Hub Dolomiti di via Caffi, 11/B a Belluno la conferenza dal titolo “Il senso della pena nel Terzo Millennio” con moderatrice l’avvocato Sonia Sommacal, membro della Camera penale di Belluno e vicepresidente Adu, Associazione diritti umani.
Molti gli interventi, alcuni fuori programma, con testimonianze dalle carceri italiane. In apertura è intervenuto il sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin seguito dal professor Daniele Trabucco. Sono intervenuti l’onorevole Rita Bernardini, presidente dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino” promotrice dell’iniziativa insieme alla Camera penale di Belluno, Erminio Mazzucco presidente provinciale dell’Ordine degli avvocati e membro della Camera penale di Belluno, Sergio D’Elia, segretario dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, Roberto De Nart giornalista fondatore di Bellunopress, Federico Vianelli presidente delle Camera penale di Treviso e delle Camere penali del Veneto, Francesco Santin presidente della cooperativa sociale Bihyster, Enrico Marignani presidente giuristi cattolici italiani di Treviso, Filiberto Dal Molin medico fondatore della struttura sanitaria Salus, Elisabetta Zamparutti tesoriera dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”.
La conferenza, seguita alla visita al carcere di Belluno da parte degli organizzatori cade a ridosso della polemica di ferragosto, che ha coinvolto il capo del DAP Dipartimento amministrazione penitenziaria Carlo Renoldi che come consuetudine aveva disposto la visita di ferragosto alle carceri di Rebibbia. All’iniziativa istituzionale aveva risposto Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPE che aveva commentato dicendo: “Vorrei capire perché Renoldi, anziché a Rebibbia femminile, il 15 agosto non va a Poggioreale, affollato da oltre duemila detenuti…”
Ma qual è la situazione delle carceri italiane oggi?
Il Rapporto “Space” 2021 del Consiglio d’Europa che va dal gennaio 2020 al gennaio 2021 sulla popolazione carceraria e le condizioni di detenzione in Europa, redatto sulla base dei dati di 49 amministrazioni penitenziarie degli Stati membri, evidenzia innanzitutto una forte riduzione della popolazione carceraria nel 2020 per effetto della pandemia di Covid-19. Con significative le differenze tra i vari Paesi dell’Unione europea, riguardo alla densità della popolazione carceraria, al tasso di suicidi nelle carceri, alla lunghezza della detenzione.
Sono 3 i fattori che hanno fatto diminuire la popolazione carceraria. 1) Le restrizioni alla circolazione delle persone con la conseguente diminuzione di alcuni tipi di reati. 2) I sistemi giudiziari hanno rallentato, meno sentenze, meno condanne definitive. 3) Gli istituti penitenziari in alcuni tra i Paesi oggetto di osservazione hanno attuato programmi di rilascio dei detenuti per limitare la propagazione del virus.
A fine gennaio 2021 la popolazione carceraria nelle 49 amministrazioni penitenziarie (su 52) che hanno fornito informazioni era pari ad 1.414.172 persone pari ad una media di 102 detenuti ogni cento mila abitanti.
I tassi più alti di detenzione sono stati osservati in Russia (328 detenuti ogni 100,000 abitanti), Turchia (325), Georgia (232), Azerbaigian (216), Slovacchia (192), Lituania (190) e Repubblica ceca (180).
I più bassi numeri invece si hanno in Islanda (41), Finlandia (43), Bosnia-Erzegovina (50), Paesi Bassi (54) e Slovenia (54).
L’Italia, insieme alla Francia, all’Austria, al Belgio, al Lussemburgo e alla Croazia si colloca tra i paesi con un tasso inferiore alla media europea (tra i 5 e il 25% in meno rispetto al dato medio di 102 persone ogni 100 mila abitanti).
Il rapporto “Space” fornisce le statistiche per tasso di detenuti donne, di stranieri, di ultracinquantenni, di detenuti in attesa di sentenza definitiva.
La media di detenzioni femminili è del 4,7 %, la percentuale di stranieri è del 15,3%, quella dei detenuti over 50 è del 16,1%. La detenzione cautelare rappresenta il 21,7% del totale, mentre il tasso di densità della popolazione carceraria ogni 100 persone è l’85,4 %.
L’Italia, pur collocandosi tra i Paesi a più basso tasso di detenzione, sia maschile che femminile (nel 2021 erano complessivamente 53.329 persone, con una media di 90 ogni 100 mila abitanti), sale poi nella graduatoria tra gli Stati con il più alto tasso di detenuti stranieri (superiore al 32,4% rispetto alla media), detenuti over 50 e detenuti in attesa di sentenza definitiva (31,6%)
Sovraffollamento. Il peggiore tasso di densità (oltre il 25% della media europea) della popolazione nelle carceri è stato riscontrato in Romania (119.3) in Grecia (111,4 per 100 posti), in Turchia (108,3), a San Marino (112,5), a Cipro (110.5), in Belgio (108,4). Secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, al 19 giugno 2022 vi sono quasi 55mila detenuti, quattromila in più della capienza”. Nella relazione annuale del Garante al Parlamento si evidenzia inoltre che vi sono oltre mille persone in cella con condanne a meno di un anno. Di cui più di duemila donne, venti delle quali con al seguito i figli. E 1.800 gli ergastolani. I detenuti oggi in carcere sono 54.846, numero cui corrispondono 53.793 persone effettivamente presenti nelle prigioni italiane. Rispetto a una capienza effettiva di 50.883 detenuti. Dei 54.846 detenuti, 52.549 sono uomini e 2.297 donne.
Sempre sulla questione del sovraffollamento, secondo il rapporto Space 2021, l’Italia e la Francia sono tra i 10 paesi nel mirino. L’Italia risulta ospitare 105.5 detenuti ogni 100 posti disponibili e la Francia con 103,5 detenuti ogni 100 posti disponibili, anche se non superano il 25% della media europea. Attenzione però, perché alcuni Stati non fanno riferimento al numero di detenuti che la struttura è stata progettata per ospitare, ma al numero maggiore di detenuti che gli istituti di pena possono accogliere senza che se ne compromettano le funzionalità. Il report rileva anche che il 22% dei detenuti negli istituti penitenziari europei non sta scontando una condanna definitiva, dato peraltro sottostimato, in quanto alcuni Stati considerano condannati in via definitiva anche i detenuti che abbiano riportato una sola condanna in primo grado. In Italia, risultano sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere il 31.5% dei detenuti.
Elevato il numero dei suicidi. L’Italia è decima in Europa per tasso di suicidi nelle carceri con 11,4 ogni 10 mila persone (dati 2020). Siamo sopra il 25% del tasso medio. Peggio di noi la Francia (27,9), seguita da Lettonia (19,7), Portogallo (18,4), Lussemburgo (18), Belgio (15,4), Spagna (14), Lituania (13,2), Estonia (12,8) e Olanda (12,7).
A togliersi la vita sono detenuti che aspettano sentenza definitiva. Nel 2020 nel nostro paese si sono uccisi in carcere, 61 detenuti, 32 non ancora condannati in via definitiva. Sembra contraddittorio, ma il numero più basso di suicidi si è riscontrato in Paesi con alto tasso di detenuti e una elevata densità della popolazione carceraria come Romania (4,1), Polonia (4), Slovacchia (3,8), Turchia (2,1), Bulgaria (1,4), Azerbajan (1,8), Ungheria (2,9), Cipro (0).

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