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Dolomiti Bellunesi, terzo giorno di ritiro a San Vito di Cadore. Luca Piazzi: «Mentalità vincente e intensità, ma non chiediamo alla squadra di vincere il campionato»

I vertici SSD Dolomiti con il sindaco Caruzzo

Prosegue con profitto, serenità ed entusiasmo il ritiro della SSD Dolomiti Bellunesi, a San Vito di Cadore. Alla seduta pomeridiana ha assistito pure il sindaco Emanuele Caruzzo: «Siamo felici di ospitare la squadra della provincia. Spero che questa esperienza possa proseguire anche in futuro». Nel frattempo, il gruppo affina la condizione, oltre che le conoscenze a livello tecnico-tattico, all’interno dello spogliatoio e al di fuori del rettangolo verde: «È un buon periodo – afferma il direttore generale, Luca Piazzi -. I ragazzi stanno bene assieme e interpretano il lavoro quotidiano con lo spirito giusto».

BUDGET – Nell’allestire la rosa, il direttore ha seguito delle linee guida ben precise: «Abbiamo prestato una particolare attenzione al rapporto qualità-prezzo, cercando giocatori magari meno affermati, ma con un’età che permetta loro di avere ampi margini di crescita. Non giudico le società che hanno impostato un determinato mercato, allestendo formazioni sulla carta più forti della nostra, ma noi abbiamo deciso di investire buona parte del budget per creare una struttura societaria che, col tempo, dia la possibilità al club di rimanere in una categoria professionistica. E in modo sostenibile». Il progetto, quindi, è agli albori: «L’obiettivo non è quello di vincere subito il campionato, ma di iniziare un percorso orientato a salire di categoria, creando i presupposti organizzativi e infrastrutturali: come lo sviluppo dello stadio e dei centri sportivi. Ora siamo concentrati su questi aspetti e a migliorare la professionalità».

MENTALITÀ – Nessun dubbio, la SSD Dolomiti Bellunesi scenderà in campo ogni domenica col coltello fra i denti: «Vogliamo creare una mentalità vincente – prosegue Piazzi -. L’ho già dichiarato: proveremo a vincere qualsiasi partita. Questo non significa che poi le vinceremo tutte, ma che avremo il coraggio di provarci. E, per farlo, cercheremo di proporre un tipo di calcio che dia poco tempo e spazio agli avversari, ricercando un modello di gioco intenso e dominante». E qui si intreccia la decisione di affidarsi a Lucio Brando: «Il mister ha le caratteristiche che cercavamo. Siamo convinti che le sue idee siano aderenti alla nostra filosofia».

LAVORO – Tutto comunque parte dal lavoro: «Allenarsi tanto non basta. Bisogna allenarsi bene. Solo così è possibile formare atleti che saranno pronti, più avanti, per il salto fra i grandi. In questo senso, vogliamo che le selezioni del settore giovanile abbiano un’impronta comune in termini di gioco. E, un domani, la portino in prima squadra». La strada è tracciata: «Siamo dilettanti – conclude il direttore generale – ma vogliamo attuare un’idea di stampo professionistico. E far sì che il territorio si identifichi nella squadra: non necessariamente puntando sul concetto di “bellunesità”. L’importante è che i calciatori abbiano lo stesso pensiero, la stessa filosofia e lo stesso modo di intendere il calcio. E che a loro volta si identifichino nel club».

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