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Lettera aperta ai candidati sindaco dal Comitato per l’anello ferroviario delle Dolomiti

Giancarlo Ingrosso, Filiberto Dal Molin, Tomaso Pettazzi, Lucia Olivotto

Belluno, 24 maggio 2022 – E’ stato illustrato questa mattina all’Astor di Belluno la richiesta inoltrata ai candidati sindaco da parte del Comitato per l’anello ferroviario delle Dolomiti. Per il Comitato era presente il presidente Filiberto Dal Molin, in rappresentanza anche dell’associazione di volontariato Jabar, e Tomaso Pettazzi. Presente all’incontro Lucia Olivotto, candidata sindaco e Giancarlo Ingrosso in rappresentaza del candidato sindaco Giuseppe Vignato.

Dal Molin e Pettazzi hanno sintetizzato il contenuto della lettera indirizzata ai tre candidati sindaco qui di seguito riprodotta, ispirata all’ambientalismo e dunque a favore del potenziamento della rete ferroviaria con obiettivo di collegare Cortina d’Ampezzo.

“Stiamo chiedendo al pianeta molto di più di quello che ci può dare – ha sottolineato Dal Molin – stiamo erodendo il capitale del pianeta. Chiediamo ai candidati sindaco che Belluno sia l’esempio, e dunque sia prevalente su tutto l’interesse generale della comunità”.

Dal Molin ha posto l’accento su quattro punti: la circolazione, potenziando i percorsi ciclopedonali, l’edilizia, evitando il consumo del territorio, gli alberi, con riferimento alla qualità del verde che ci circonda, e il Pil (Prodotto interno lordo), che non può continuare a crescere in danno al pianeta. “Facciamo delle guerre – ha concluso Dal Molin – che costano più di un piano per risanare il pianeta”.

Tomaso Pettazzi ha quindi illustrato il progetto del Comitato per una via cicloturistica intitolata a Dino Buzzati, con due anelli bassi che colleghino la Valbelluna alla pianura. Il tutto integrato da dei pacchetti turistici di accoglienza con tabellazione degli ostelli, osterie, B&B.

Ecco la lettera inviata ai candidati sindaco   

Egregio candidato Sindaco,
nel Comitato, come presidente, rappresento un piccolo gruppo di cittadini bellunesi, orgogliosi di esserlo, che si sentono pure cittadini europei e cittadini del mondo. In questa veste sappiamo di non essere soli e quindi ci sentiamo autorizzati ad esprimerLe una speranza, che siamo certi essere condivisa, ora che nella nostra città si prospetta, e si vuole, una nuova gestione della cosa pubblica.
In questo tempo (che con significativo neologismo viene definito “antropocene” da circa vent’anni) dobbiamo tutti sperare che la nostra città sappia adeguarsi in tempo alle esigenze proprie di un equilibrato rapporto tra uomo e ambiente.
Le scrivo questa lettera in piena libertà e senza alcun fattore condizionante: sono infatti un libero professionista, in età di pensione. Disturba molto me e i miei amici la percezione che non vi siano tracce di un pensiero, operativo, impegnato e globale, per affrontare una crisi climatica senza precedenti. La guerra in corso è esattamente il contrario di quel che si deve fare nel mondo di oggi e le volontà espresse dai “grandi” rappresentano soltanto esigenze meschine e scelte criminali, per di più senza un vero consenso popolare.
Di “antropocene” si comincia a parlare sempre più frequentemente anche tra comuni cittadini, mentre le Pubbliche Istituzioni ne parlano solo incidentalmente e fuggevolmente, come per un dovere ormai generalizzato e istituzionale, ma senza prendere provvedimenti propri di una strategia a largo respiro. La politica comunale e nazionale ha infatti un’ottica miope con un orizzonte temporale che raramente supera l’intervallo per i successivi appuntamenti elettorali.
Il concetto di antropocene esprime sostanzialmente lo squilibrio che la comunità umana, nel suo complesso (nel perseguire un impossibile sviluppo senza fine e l’acquisizione di tutti gli oggetti e le comodità che Scienza e Tecnologia le mettono a disposizione) ha indotto nello sfruttamento incondizionato dell’ambiente tanto da creare situazioni che, a questo ritmo, saranno senza ritorno. Vedi Global Footprint Network. Quindi parliamo di un problema di livello planetario. Ma poiché quelli che governano le sorti del mondo oggi, e negli ultimi 100 anni, sono impegnati seriamente a peggiorare drammaticamente questo squilibrio conducendo politiche di potenza sempre più aggressive, e che sempre più inducono a scontri armati, che cosa possiamo fare in una piccola città di provincia?
Possiamo migliorare il nostro ambiente e darne l’esempio. La nostra prima e necessaria speranza è che l’impegno di amministrare la cosa pubblica, locale nazionale e planetaria, sia motivato dalla passione di fare le cose bene, nell’assoluto interesse per la Comunità. Prima di elencare alcune priorità, che trovo necessario affrontare anche nell’amministrare la nostra città, ci permetta di fare una premessa di carattere storico, citando alcuni scienziati che hanno capito in che cosa consiste la singolarità di questo pianeta e le leggi bio-fisiche che lo reggono
Già nella Grecia classica sono state promulgate leggi per la tutela dell’ambiente e molte altre genti hanno poi capito che atmosfera, oceani, geosfera e viventi interagiscono senza sosta.
-Alexander von Humboldt, nella prima metà dell’800 dopo aver esplorato varie regioni del Mondo pubblicò una grande opera in 5 volumi: “IL COSMO” in cui dimostrò che la Natura è una grande catena di cause ed effetti in cui nessun evento o fatto individuale può essere considerato isolato dagli altri. Un concetto rivoluzionario in cui la Natura viene intesa come struttura globale, come Ecosistema. Egli fu uno dei primi scienziati a comprendere i rapporti tra attività antropica e cambiamenti ambientali.
-Vladimir Vernadskij, geochimico russo la cui famiglia era originaria di Kiev, pubblicò nel 1926 “Biosfera” in cui viene dimostrato che la vita è il principale agente di trasformazione del nostro pianeta; per primo espresse l’idea di “Noosfera” cioè di una biosfera dominata dalla Ragione; anticipando il concetto implicito di Antropocene in cui si sostiene che ormai le sorti del pianeta dipendono dalla intelligenza e dal senso di responsabilità dell’uomo. Pierre Teilhard de Chardin, gesuita e paleontologo, si è espresso con idee analoghe all’ateo Vernadskij.
– Paul Crutzen, premio Nobel del 1995, che nel 2000 introduce il termine di Antropocene. Tre soli nomi oltre a quelli di tanti altri scienziati e politologi che si sono occupati nel corso del tempo, con passione, di questo problema. Con i concetti di Ecosistema, Biosfera e Noosfera e Antropocene almeno la nosografia della malattia del mondo viene definita.
Dunque l’AMBIENTE, ammalato di Antropocene e non ancora Noosfera in senso positivo, deve essere la prima cura dei cittadini del mondo e dovrebbe esserlo, nel nostro piccolo, anche a Belluno. Le proponiamo alcuni temi.
Circolazione: favorire al massimo i trasferimenti a piedi, in monopattino, in bicicletta lungo percorsi cicloturistici, con marciapiedi larghi, ben tenuti e collegati, riducendo eventualmente in città i percorsi automobilistici a doppio senso e favorendo in periferia la costruzione di marciapiedi sopra le cunette di scarico delle acque. Eliminare lungo alcune vie cittadine i parcheggi per le auto.Impegnarsi per la metropolitana di superficie Feltre-Belluno-Longarone e Belluno-Agordo. Insistere per la linea ferroviaria fino a Cortina: questo progetto, nell’ottica delle Olimpiadi del 2026, merita con urgenza un discorso a parte.
Edilizia: è necessaria una nuova e intelligente disciplina per evitare il consumo del territorio e per recuperare TUTTE le vecchie costruzioni cittadine: o demolendole o rinnovandole oppure trovando per quelle di particolare pregio soluzioni di volta in volta opportune e vantaggiose per i proprietari. Se fossero proprietà pubbliche potrebbero essere affittate a prezzi vantaggiosi per molti anni purché vengano rinnovate, secondo progetti condivisi, a spese degli affittuari. La legge regionale 668 del 2018 intende realizzare qualcosa di simile, ma i suoi esiti sono imperscrutabili.
Alberi: il nostro patrimonio “verde” è ampio ma impoverito dalla Vaia; la sua qualità è modesta e ce ne accorgiamo nella stagione fredda quando notiamo che gli alberi non sono curati, sono per lo più malati o uccisi da piante parassite infestanti, con un sottobosco impraticabile. La nostra città dovrebbe avvalersi della consulenza gratuita del prof. Mancuso che a Belluno è venuto a parlarci nell’ultima manifestazione di “Oltre le Vette. Dovremmo migliorare la qualità e la quantità delle nostre piante: stringe il cuore vedere piazze e strade della nostra città con alberi trascurati in attesa che muoiano per far posto a parcheggi o la boscaglia di Lambioi sotto la panoramica. Dovremmo diventare “Belluno, la città verde”, esempio per tutti.
PIL: nel mondo potremmo aumentare con enorme vantaggio il PIL con investimenti utili per l’Ambiente, contro la deriva climatica e la produzione di CO2; per esempio linee ferroviarie ad alta velocità da Lisbona a Pechino e da Ottawa a Buenos Aires. Tutto ciò sarebbe molto più sensato e civile e costerebbe assai meno della guerra in corso e dei pazzeschi armamenti che noi tutti cittadini del mondo abbiamo pagato per qualche oligarca oligofrenico russo o americano. Nella nostra Regione la linea ferroviaria tra Venezia e Cortina darebbe alla nostra città e alla Regione Veneto enormi vantaggi.
Con i miei amici del Comitato spero che la nuova amministrazione comunale voglia e possa realizzare almeno alcuni di questi progetti.
Filiberto Dal Molin

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