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Festa della mamma. Lucia Olivotto: “Belluno riacquisti centralità nelle politiche sociali e femminili”

Lucia Olivotto – Candidato sindaco al Comune di Belluno

“Belluno deve riacquistare il suo ruolo di capoluogo a livello provinciale, soprattutto per quanto riguarda le tematiche sociali e del lavoro femminile”: in occasione della Festa della Mamma, Lucia Olivotto, vicesindaco uscente e candidata sindaco di Belluno alle amministrative del 12 giugno, mette al centro delle riflessioni la questione femminile, in ottica di servizi e di occupazione.

“Il mio augurio alle mamme – esordisce Olivotto – è di poter vivere in un mondo dove il genere non è causa di discriminazione salariale, dove diventare mamma non è un motivo per dover lasciare il lavoro, dove la notizia di una donna incinta che vede rinnovato il suo contratto di lavoro è la regola e non l’eccezione, dove gestire la vita dei propri figli non è una quotidiana lotta, ma una bellissima avventura. Tutto questo non cambierà domani o dopodomani, e non lo potrà certo cambiare il sindaco di Belluno, ma da Belluno possiamo partire con politiche sociali e di servizio che consentano alle donne e alle mamme di lavorare serenamente, per il futuro loro, delle loro famiglie, dei loro figli e di tutto il nostro territorio”.

Sul fronte lavorativo-occupazionale, i dati del recente rapporto OCSE “Education at Glance” mostrano uno scenario preoccupante: in media, infatti, una donna guadagna il 76-78% dello stipendio di uomo. In Italia, le laureate guadagnano circa il 30% in meno dei colleghi uomini, mentre le donne diplomate circa il 20% in meno. Secondo una ricerca Almalaurea, inoltre, nei periodi di riapertura delle attività economiche nella fase acuta della pandemia le richieste di curricula femminili erano inferiori del 20% rispetto a quelli maschili
“La pandemia ha peggiorato la condizione lavorativa delle donne, – commenta Olivotto – e questo comporta importanti ripercussioni sia a livello comunale, sul fronte dei servizi e dell’assistenza sociale, che sovra-comunale, e qui diventerà importante riappropriarsi del ruolo di capoluogo per far pesare le proprie proposte a livello provinciale, regionale e nazionale. Il lavoro delle donne, specie se mamme, è diventato ancora di più quello “sacrificabile” all’interno delle famiglie, visto anche l’aumento della precarietà che ha colpito soprattutto la fascia femminile della popolazione; le ricadute sociali sono quindi significative, ed è necessario che sia il comune che l’intero territorio approntino politiche che riescano ad arginare questa emergenza, sollecitando anche i livelli nazionali a interventi concreti. Il comune capoluogo dovrà riacquistare la sua centralità e il suo ruolo propositivo, con particolare attenzione ai servizi sociali e alla garanzia dei servizi, ad esempio valorizzando il suo ruolo di capofila dell’Ambito Territoriale Sociale che comprende l’Agordino, il Bellunese e il Cadore”.

A peggiorare il tutto, ci sono le ripercussioni post-pandemia anche sui servizi pubblici, sempre più in difficoltà con relative ricadute sulla conciliazione di lavoro e famiglia: “Pensiamo, a livello provinciale, a quello che potrebbe significare la chiusura dell’Istituto Sperti, con nuove difficoltà per le studentesse a raggiungere e frequentare gli istituti della città, e di conseguenza per le loro famiglie; ma penso anche ai servizi per l’infanzia dove – ancora una volta – soprattutto le mamme organizzano iniziative e raccolte fondi per sostenere queste realtà. Non si può pensare di arginare lo spopolamento della montagna senza garantire alle famiglie e alle madri servizi che permettano loro di vivere con dignità e di crescere serenamente i figli”, conclude Olivotto.

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