Oltre cento tra uomini e donne in armi delle Truppe Alpine sono affluiti in questi giorni nella Città di Rimini, che ospita, dal 5 all’8 maggio, la 93^ edizione dell’Adunata Nazionale Alpini.
Le Truppe Alpine dell’Esercito hanno realizzato in particolare due cittadelle, la “Cittadella degli Alpini”, presso parco Federico Fellini e la “Cittadella Storica”, in piazza Malatesta.
La “Cittadella degli Alpini”, vetrina espositiva interattiva di mezzi ed equipaggiamenti di ultima generazione in dotazione alle Truppe Alpine dell’Esercito e arricchita di intrattenimenti quali una parete di arrampicata, un ponte tibetano e una pista da sci di fondo, costituisce il punto di incontro tra gli Alpini di ieri e di oggi, oltre che un luogo dove la cittadinanza potrà confrontarsi direttamente con il personale in servizio.
La “Cittadella Storica” ripercorre invece la storia del Corpo degli Alpini, che proprio quest’anno celebra i suoi 150 anni di impegno al servizio del Paese, in pace e in guerra.
In occasione del 150° Anniversario sfileranno per l’Adunata Nazionale tutte le Bandiere di Guerra dei Reggimenti delle Truppe Alpine oltre alla Bandiera di Istituto del Centro Addestramento Alpino di Aosta. Tra queste ci saranno tutte e 2 le Bandiere di Guerra dei Reggimenti Alpini di stanza in Veneto, ossia il 7° Reggimento alpini di Belluno ed il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, del comparto Forze Speciali, con sede a Montorio Veronese.
Le due Bandiere di Guerra sono state insignite complessivamente di 3 Ordini militari d’Italia, 2 Medaglie d’Oro al Valor Militare, 14 d’Argento, 3 di Bronzo, 1 Medaglia d’Oro al Valor Civile guadagnata dal 7° Reggimento in seguito ai tragici fatti del Vajont (1963), 1 d’Argento, 2 Medaglie d’Argento di Benemerenza e 1 di Bronzo al Merito della Croce Rossa, mentre sono 43 le Medaglie d’Oro, assegnate individualmente ad alpini dei Reparti del Veneto, che arricchiscono il Labaro Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini.
Si stima che dal Veneto affluiranno oltre 10.000 Penne Nere, delle quali circa 1500 sfileranno nella tradizionale parata che coprirà l’intera giornata di domenica 08 maggio.
Breve storia degli Alpini
Napoli, 15 ottobre 1872. Vittorio Emanuele II firma il decreto che istituisce le prime 15 compagnie alpine, reclutate e stanziate in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli. L’idea di affidare la difesa delle frontiere italiane a coscritti del luogo è del capitano Domenico Perrucchetti, autore di uno studio sulla difesa delle Alpi.
Il principio è semplice ed efficace: chi meglio di uomini già abituati alla vita ed alle fatiche della montagna può fronteggiare in prima battuta una possibile invasione proveniente dalle Alpi? Nascono e si sviluppano così le Truppe Alpine dell’Esercito Italiano, formate da unità snelle ma compatte, logisticamente autonome, costituite da giovani nati nelle stesse terre.
Nel 1884 le compagnie da 15 diventano 36, inquadrate in 10 battaglioni, e nel 1888 si costituiscono unità più grandi: nascono i primi sei reggimenti, con 20 battaglioni, per un totale di 45.000 uomini mobilitabili. Intanto si formano anche le batterie di artiglieria da montagna, raggruppate per la prima volta in un reggimento a Torino nel 1887.
Da subito l’uniforme degli Alpini è contraddistinta da un cappello di feltro nero ornato da una penna, che solo più tardi assumerà la foggia attuale, mentre in un secondo momento verranno introdotte le ‘fiamme verdi’ sul bavero delle giubbe.
L’addestramento della nuova specialità consiste in lunghe e impegnative marce in montagna, in condizioni spartane che ufficiali e truppa condividono allo stesso modo, dando vita alla coesione e allo spirito di corpo che caratterizzano la specialità.
Il battesimo del fuoco avviene però lontano dai monti: nel 1896 un corpo di spedizione partecipa alla campagna di Eritrea sacrificandosi ad Adua, mentre nel 1911 gli Alpini partecipano con successo alla guerra italo-turca in Libia.
La Grande Guerra del 15-18 vede le truppe da montagna italiane protagoniste su tutti i settori del fronte, in particolare su quello delle Alpi, combattendo e vincendo due guerre: quella contro il nemico e quella contro il gelo e le tormente dei lunghi mesi passati a svernare in quota.
Ortigara, Adamello, Monte Nero, Pasubio sono alcuni dei nomi dove si forma la leggenda degli Alpini, il cui contributo alla Vittoria sancita dall’armistizio del 4 novembre 1918, è scandito dallo spirito di sacrificio delle penne nere. Le perdite nei ranghi dei battaglioni alpini del Regio Esercito risulteranno maggiori rispetto agli altri corpi. Di oltre 240.000 alpini mobilitati, 35.000 non faranno ritorno a casa.
Per non dimenticare il sacrificio delle penne nere cadute in guerra, nel 1919 nasce a Milano l’Associazione Nazionale Alpini, il cui motto è ‘ricordare i morti aiutando i vivi’, dando vita a un sodalizio che conta oggi 330 mila iscrtti che hanno servito la Patria nelle Truppe Alpine, il cui statuto si prefigge di tenere vivo lo spirito di corpo, conservare le tradizioni, onorare le virtù militari e civili dei soci e commilitoni che ne sono degni, sviluppare lo studio della montagna e dell’ambiente, dimostrando un impegno sempre generoso e solidale con la comunità.
Nel 1935 reparti alpini partecipano alla campagna di Eritrea, in divisa coloniale, mentre nella Seconda guerra mondiale le divisioni alpine Julia, Tridentina, Taurinense, Cuneense e Pusteria scendono in campo sui fronti di Francia, Albania, Grecia, Jugoslavia, Unione Sovietica, dimostrando il proprio valore anche nelle avversità.
L’episodio più significativo e drammatico è senz’altro l’epopea della campagna di Russia, nel rigido inverno 1942-1943. Gli Alpini sono schierati lungo il Don, in pianura ma a temperature artiche. Un’imponente offensiva sovietica costringe l’armata italiana a ripiegare sulla difensiva, e sono gli Alpini a proteggere lo sganciamento del grosso delle forze. Sottoposti al durissimo fuoco nemico, le divisioni ‘Julia’, ‘Tridentina’ e ‘Cuneense’ rispondono ma subiscono perdite terribili. Interi reggimenti sono decimati dagli attacchi dell’Armata Rossa e dal gelo implacabile dell’inverno russo. Gli Alpini resistono coraggiosamente fino allo stremo, con la Tridentina che riuscirà a forzare l’accerchiamento a Nikolajewka, salvando migliaia di vite.
Reparti alpini combattono valorosamente anche nella guerra di Liberazione, distinguendosi sugli Appennini, riportando nel 1944 un importante successo militare contro i Tedeschi sul Monte Marrone. Numerosi sono gli Alpini che entrano a far parte delle formazioni partigiane che lottano vittoriosamente contro i nazi-fascisti fino al 25 aprile del 1945.
Nel dopoguerra avviene un processo di ricostituzione delle Truppe Alpine dell’Esercito Italiano, con la formazione di cinque Brigate: Julia, Taurinense, Tridentina, Orobica e Cadore. Con rinnovato spirito gli Alpini si dedicano all’addestramento in montagna e partecipano a numerose esercitazioni della NATO nel corso della Guerra Fredda. Gli Alpini sono in prima linea anche nelle operazioni di soccorso in occasione di gravissime calamità naturali come il disastro del Vajont e il terremoto del Friuli.
I decenni più recenti hanno visto la trasformazione delle Forze Armate verso un modello professionale: nei primi anni 2000 viene sospesa la leva e con essa la coscrizione obbligatoria Gli Alpini – uomini e donne – sono oggi reclutati su tutto il territorio nazionale, e conservano – attraverso un addestramento rigoroso alla montagna e alla verticalità – lo spirito e l’efficienza delle origini.
I reparti delle Truppe Alpine contano attualmente su una forza di 10.000 militari e rappresentano una delle eccellenze dell’Esercito Italiano, di cui costituiscono la componente più consistente. Dal Comando delle Truppe Alpine di Bolzano guidato dal Generale Ignazio Gamba dipendono le brigate Julia e Taurinense – rispettivamente di stanza a Udine e Torino – grandi unità moderne, versatili, rapidamente schierabili in ogni contesto di operazione, in Italia e all’estero. All’eccellenza in campo operativo si aggiunge quella formativa, con il Centro Addestramento Alpino di Aosta, consolidato polo di eccellenza dell’alpinismo militare e degli sport invernali a livello mondiale ed olimpico.
A partire dagli anni ’90 le Truppe Alpine hanno partecipato alle principali operazioni internazionali delle nostre Forze Armate sotto l’egida di ONU, NATO e Unione Europea, assumendone sovente la leadership: Albania, Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Libano, Libia, Somalia, e in ultimo la missione dell’Alleanza Atlantica in Lettonia.
Reparti delle Truppe Alpine sono anche impegnati al fianco delle Forze dell’Ordine in numerose città italiane nell’operazione ‘Strade Sicure’, e sono sempre pronte a intervenire in caso di calamità naturali, come hanno dimostrato scendendo prontamente in campo dopo i violenti terremoti che hanno colpito l’Abruzzo e il centro Italia.
Venendo a oggi, nell’ambito delle operazioni lanciate dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini per contenere la pandemia da Covid-19, le Truppe Alpine dell’Esercito hanno fornito un contributo di qualità in favore della comunità attraverso strutture e personale impiegato nella campagna vaccinale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo.
Il Valore alpino sfila a Rimini
Duecentonove Medaglie d’Oro al Valor Militare: tante ne sono appuntate sul Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini, ciascuna legata ad un atto di eroismo individuale. A queste si aggiungono le oltre 100 decorazioni conferite alle bandiere dei reggimenti alpini, distintisi nelle campagne militari in Italia e all’estero e negli interventi in soccorso delle popolazioni colpite da calamità naturali.
Tutte insieme sfileranno a Rimini, in occasione della 93ma Adunata Nazionale Alpini, costituendo una vera e propria legion d’onore alpina. E’ una prima assoluta, ideata in occasione del 150° anniversario della costituzione del Corpo degli Alpini.
La prima Medaglia d’Oro fu meritata dal capitano Pietro Cella, da Bardi (in provincia di Parma), caduto da valoroso ad Adua, in Eritrea nel 1896. L’ultima è quella assegnata al Sergente Andrea Adorno, che oggi la porta con orgoglio, per aver difeso – sia pur ferito – i propri commilitoni del 4° reggimento alpini paracadutisti in Afghanistan, nel 2010, investiti da un attacco.
In mezzo c’è una lunga storia di coraggio militare, di slancio, di generosità civile, di atti individuali e collettivi per il bene del Paese e della comunità. Scorrendo il medagliere, si materializzano l’epopea della Grande Guerra, i sacrifici sui fronti della Seconda guerra mondiale, la presenza in tutte le emergenze nazionali, dal terremoto di Messina del 1908 al Covid 19, passando per il terremoto in Friuli, quelli del Centro Italia, l’Irpinia e la tragedia del Vajont. Con gli Alpini sempre in prima linea.
Le bandiere dei reggimenti delle Truppe Alpine dell’Esercito di oggi e il Labaro dell’ANA raccolgono e raccontano il valore straordinario di ufficiali, sottufficiali e alpini, che a Rimini si dispiegherà sulle note delle Fanfare, tra il saluto e l’affetto della gente, ricevendo con un applauso gli stessi onori che ogni giorno vengono tributati alle singole bandiere, tutte le volte che si entra nell’ufficio del Comandante di reggimento, mettendosi sull’attenti e salutando.
