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Bancarotta fraudolenta. Sequestrati beni per oltre 200mila euro ad una concessionaria di pubblicità di Rovigo

A conclusione di indagini da tempo avviate sotto la guida della locale Procura della Repubblica, i finanzieri del Comando Provinciale di Rovigo hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Rovigo – Dr. Raffaele Belvederi – nei confronti di un’azienda rodigina – dichiarata fallita nel 2020 – esercente l’attività di concessionaria di pubblicità.
Il provvedimento è stato eseguito, nei giorni scorsi, dal Gruppo di Rovigo presso una società nazionale che si occupa della registrazione dei dominii nonché presso una primaria azienda informatica che svolge attività di DATA CENTER. Il provvedimento di sequestro ha riguardato, infatti, un dominio internet, l’archivio informativo, l’indirizzo IP e il server virtuale già di proprietà della società fallita, per un valore di oltre 200.000 euro.
A questo provvedimento si è giunti al termine delle indagini svolte dai finanzieri del Gruppo di Rovigo, i quali hanno accertato che l’indagato, già amministratore della società fallita, aveva costituito una nuova società operante nel medesimo ambito a cui aveva sostanzialmente trasferito l’uso dei beni immateriali sequestrati, che costituivano il patrimonio virtuale, economicamente apprezzabile, della medesima società. La nuova società, peraltro, continuava a percepire gli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie in realtà destinati alla società fallita, già fortemente indebitata. Così facendo egli aveva aggravato il dissesto della società fallita compiendo una sequenza di operazioni di distrazione del patrimonio di quest’ultima, arrecando così un grave danno ai
creditori. In sostanza, l’indagato ha traslato di fatto tutte le immobilizzazioni immateriali di proprietà della società fallita già da lui amministrata a favore di un altro soggetto giuridico sempre da lui rappresentato, con conseguente distrazione dell’attivo dalla massa fallimentare, in violazione all’art. 223 co. 1 e 216 co. 1 n. 1 della Legge fallimentare. Peraltro, nel tempo l’indagato non aveva mai messo a disposizione del curatore fallimentare i beni oggetti di sequestro.
Sulla scorta degli elementi raccolti la Procura della Repubblica di Rovigo – P.M. Dr.ssa Giulia Rizzo – ha avanzato apposite proposte al GIP che, ritenendo fondata la sussistenza dei reati, ha valutato la necessità di cautelare i beni sequestrati, attesa la permanente distrazione delle risorse dal fallimento.
L’operazione si inserisce nel quadro delle azioni condotte dalla Guardia di Finanza a tutela del mercato dei capitali, dell’economia legale e della corretta concorrenza tra le imprese.

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