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Pista bob. Associazioni: la sola soluzione possibile è spostare le gare a Innsbruck

Pista bob YanQing Olympic Sliding Center – Pechino

Il presidente del CONI Giovanni Malagò ha recentemente ribadito che l’accettazione della candidatura Milano-Cortina per le Olimpiadi 2026, da parte del CIO nel 2019, si basava sul presupposto che il 92% delle infrastrutture necessarie era già esistente.

Ora è ormai chiaro che tale affermazione non era veritiera: lo dimostra il fatto che la pista da bob di Cortina è inutilizzabile e di conseguenza deve essere costruita ex novo previa demolizione della vecchia. Ma siamo ancora al palo di partenza, nulla di quanto previsto dal cronoprogramma aggiornato a dicembre 2021 è stato realizzato: il Piano di fattibilità tecnico economica, che doveva essere pronto per la fine di gennaio 2022, non c’è ancora, il progetto preliminare non è stato predisposto. Tutto l’iter procedurale è in grande ritardo e avrà forte ripercussione sui tempi di realizzazione dell’opera.

Quanto ai costi di costruzione e di esercizio post-Olimpiadi è ormai certo (considerata la crisi energetica mondiale) che dovranno essere adeguati all’aumento dei costi dell’elettricità e dei materiali edili. Pertanto, i 61 milioni già stanziati dallo Stato, a cui si aggiungerà un contributo di 500.000 euro a testa da parte della Provincia di Belluno e del Comune di Cortina d’Ampezzo, non saranno sufficienti: si dovranno aggiungere almeno 40 milioni di finanziamenti statali. Cento milioni di euro, se basteranno, spesi per un’opera la cui eredità e la cui gestione graveranno pesantemente sul piano ambientale ed economico (si parla di 400.000 euro annui di deficit).

C’è il rischio concreto che dopo i Giochi la pista diventi l’ennesima cattedrale nel deserto, come ha affermato il CIO nello scambio di comunicazioni intercorso con la Regione Veneto, in cui ha rimarcato ripetutamente la sua contrarietà all’opera per i costi eccessivi e per il rischio che la sua realizzazione possa mettere a repentaglio la sostenibilità dei Giochi prevista dalla Olympic Agenda 2020.

Ribadiamo che il CIO fin dai tempi della candidatura ha indicato quest’opera come inopportuna. E a ragione! Basta considerare le piste da bob olimpiche esistenti (l’esempio più recente è Pechino) per rendersi conto che non è immaginabile che una struttura di tale impatto possa essere calata su Cortina il cui territorio è di grande pregio e tutto sottoposto a vincolo paesaggistico (art. 136 D.Lgs. 42/2004 e s.m.i. D.M. 10 giugno 1952 n.154 ai sensi della ex L. 1497/1939).

Ed è anche inammissibile che si investano 61 milioni di denaro pubblico in un’opera dedicata ad uno sport che in Italia conta all’incirca 14 praticanti! Sarebbe come spendere 1 o 2 milioni per ognuno di loro. Tutto denaro dei contribuenti che potrebbe essere destinato a ben altri interventi necessari nell’immediato a favore delle popolazioni della montagna bellunese quali per esempio la messa in sicurezza della strada della val di Zoldo e il ripristino della vecchia strada “della Valle” che da Cimagogna porta a Santo Stefano di Cadore (costo 50 milioni), strada strategica in quanto unica alternativa possibile alla galleria del Comelico che sarà chiusa dall’ANAS per urgenti lavori di consolidamento.

A questo punto resta a nostro avviso solo una soluzione per evitare lo scempio ambientale nella conca ampezzana e lo spreco di denaro pubblico: disputare le gare di bob, slittino e skeleton sulla pista di Innsbruck, sede della Coppa del mondo e dei recenti Campionati europei, con costi e tempi infinitamente inferiori.

Ci sono delle situazioni in cui bisogna avere il coraggio di ritornare sui propri passi: invitiamo i decisori politici a ragionarci sopra e a fare una scelta responsabile.

Le Associazioni:
Ecoistituto Del Veneto “Alex Langer”
Gruppo Promotore Parco del Cadore
Italia Nostra Sez. di Belluno
Peraltrestrade Dolomiti
Mountain Wilderness Italia

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