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Accordo Lu-Ve/Sest  Acc. Lovisotto (Fim Cisl): “Dire che si poteva fare altro è da critici d’arte, non da sindacalisti che si sporcano le mani”

Segreteria Fim Cisl Belluno Treviso. Caregnato, Lovisotto e Civiero

“La Rsu della Acc, insieme alla Fim Cisl e alla Uilm, ha dimostrato serietà, coraggio, pazienza e determinazione in questa lunga e alterna vertenza. Rsu, Fim e Uilm hanno dimostrato di saper cogliere la sfida e di capire quando era l’ultimo momento per chiudere con un salvataggio dei lavoratori che per un lungo tempo hanno sopportato le ansie e le paure dentro alle false promesse di salvataggi statali. Non stupisce che poi qualcuno sia rimasto schiacciato da ciò che non ha saputo gestire. Gli accordi migliori sono quelli che si firmano avendo provato prima tutte le soluzioni possibili. Dire che si poteva fare altro, scrivere di più o di meno è da critici d’arte non da sindacalisti che si sporcano le mani e stanno coi lavoratori sempre”.

Questo il commento di Alessio Lovisotto, segretario generale della Fim Cisl Belluno Treviso, il giorno successivo alle assemblee con i 249 dipendenti di Acc. Nelle assemblee di giovedì Fim e Uilm hanno spiegato nel dettaglio ai lavoratori i termini dell’accordo che suggella il passaggio da Acc al gruppo Lu-Ve/Sest.

“Gli sforzi delle organizzazioni sindacali si sono frantumati contro una scarsa volontà politica e una scarsa volontà di fare impresa – aggiunge Mauro Zuglian, il sindacalista della Fim che ha seguito la complessa vertenza- Un fallimento c’è stato. L’Italia perde per sempre un pezzo importante della filiera dell’elettrodomestico domestico: il compressore. Conoscenze e competenze vendute assieme alle linee produttive alla bengalese Walton. A Borgo Valbelluna rimane il rimpianto e uno stabilimento vuoto e tante storie da ricordare Zanussi, Electrolux, Acc, Wanbao. A tener viva questa storia 250 dipendenti e nessuna organizzazione sindacale può permettersi di lasciarli al loro destino. Il gruppo Lu-Ve riapre lo stabilimento e lo riassegna nuove produzioni: gli scambiatori”.

L’accordo sindacale firmato in Regione per la Fim territoriale dà inizio a questa nuova opportunità. Ai 150 dipendenti che entreranno in Sest verrà riconosciuta la stessa anzianità di servizio e la stessa retribuzione e verrà valutato il mantenimento dell’inquadramento di origine in base alla mansione a cui il lavoratore sarà destinato. “Per qualcuno – commenta Zuglian – questa è un’eresia, per altri solo applicazione del contratto nazionale (fatto salvo, come detto in precedenza, il mantenimento della retribuzione)”.

Per i 100 esclusi dall’ingresso in Sest si apre un fitto programma di ricollocamento che vede impegnati tutti i firmatari dell’accordo: Sindacati, Confindustria, Regione Veneto e la stessa Sest, che offre in via privilegiata l’assunzione ai dipendenti Acc presso i propri stabilimenti se l’aumento dei volumi produttivi richiedesse più manodopera di quella prevista.
“La trattativa – sottolinea Zuglian – è stata densa e serrata, con elementi tecnico-giuridici completamente oscuri ad una nota sigla sindacale, che rivendica a sé il merito del testo. La Fim Cisl ha sempre sostenuto l’importanza di salvaguardare l’occupazione. Come parte sindacale ha dato il proprio contributo di idee e competenze per arrivare alla definizione di un testo che potesse, nell’equilibrio delle parti, portare migliori condizioni ai lavoratori. La Fim Cisl c’è stata nella stesura, c’è stata nella firma del testo e ci sarà a pieno titolo acconto a tutta la Rsu nei diversi tavoli che saranno richiesti per il monitoraggio continuo e pressante delle politiche di ricollocamento”.

“A chi non ha firmato l’accordo e ci accusa di volercene intestare i meriti (dello stesso accordo che poi non ritengono rispettoso) diciamo di non preoccuparsi – conclude il sindacalista della Fim – non cerchiamo la gloria – quella tenetela pure voi – a noi basta avere gli spazi per potere lavorare e insieme ai lavoratori trovare soluzioni affinché sia vero che nessuno resti indietro: l’unico fallimento che un sindacato non può accettare è quello di non rappresentare più il mondo del lavoro”.

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