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“Sono autistico, vi racconto cosa vuol dire!”: presentato il fumetto realizzato da Elena Collazuol e Roberto Totaro

Padrin: «Sensibilizzazione fondamentale per il benessere di bambini e famiglie»

Palazzo Piloni, sede della Provincia

È stato presentato questa mattina a Palazzo Piloni “Sono autistico, vi racconto cosa vuol dire!”, libro a fumetti sulla sensibilizzazione sul disturbo dello spettro autistico realizzato da Elena Collazuol (terapista della neuro e psico motricità dell’età evolutiva) e il celebre disegnatore Roberto Totaro, con il patrocinio della Provincia di Belluno.

“Sono autistico, vi racconto cosa vuol dire!” narra le avventure di Roby, un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, che durante la sua crescita e durante le sue giornate, incontra una grande varietà di persone in diversi contesti. C’è un naturale desiderio di comunicare, ma le cose non funzionano sempre come dovrebbero: non mancano i malintesi, le incomprensioni e le delusioni. Roby allora spiega, attraverso le scenette illuminanti e le illustrazioni accattivanti di Totaro, come appaiono le cose dal suo punto di vista, come è possibile interagire con lui al meglio e naturalmente divertirsi insieme.

«I fumetti costituiscono un mezzo di efficacia straordinaria per trasmettere a un pubblico molto vasto in modo immediato delle informazioni basate su solide evidenze scientifiche. Con questa modalità si vogliono raggiungere i compagni di scuola, i coetanei, gli amici e tutta la cittadinanza per contribuire a migliorare la qualità di vita e di relazione delle persone con autismo e di chi vive con loro nei diversi contesti» spiega la dottoressa Collazuol. «Il testo è accompagnato da brevi descrizioni di carattere scientifico, dalla spiegazione del progetto e dalla presentazione della rete di supporto che si sta gradualmente consolidando nel nostro territorio. Il libro infatti fa parte di una serie di azioni avviate negli ultimi anni in provincia di Belluno per sensibilizzare la collettività verso le persone con disturbo dello spettro autistico. La necessità di diffondere la conoscenza del disturbo nasce dalle più recenti scoperte scientifiche. Le ricerche in tutto il mondo stanno rilevando che l’autismo ha una diffusione più elevata di quanto si potesse registrare nel passato: il dato più recente del Center for Disease Control and Prevention Epidemiology Program Office riporta 1 caso ogni 68 bambini».

Il libro a fumetti sarà presentato venerdì prossimo alla cittadinanza, con una conferenza alle 17.30 al Centro Giovanni XXIII. Ne sono state stampate 21mila copie, che saranno distribuite gratuitamente a tutte le scuole bellunesi – dalla primaria alle superiori – grazie anche alla collaborazione con lo sportello autismo dell’Ufficio scolastico provinciale.

«La nostra attività principale è il supporto agli insegnanti: abbiamo docenti che hanno avuto esperienza con alunni con autismo e danno supporto ad altri docenti che lo chiedono» spiega Katia Barattin, referente dello sportello autismo. «In più, organizziamo corsi di formazione. Ad aprile partirà un triplice corso per scuole medie e superiori: Sport e autismo, Sicurezza e autismo, Affettività e autismo. Il libro di Elena Collazuol e Roberto Totaro rientra nelle buone pratiche per l’inclusione e contribuiremo alla distribuzione capillare nelle scuole. Anche perché il disturbo dello spettro autistico è sempre più diffuso: dal 2013 – quando lo sportello è nato – a oggi il numero di bambini e ragazzi con autismo è duplicato in provincia. Quest’anno abbiamo 133 alunni con questo disturbo nelle nostre scuole».

«Sensibilizzare sul tema dell’autismo è importante, anche per il benessere di chi soffre di questo disturbo e delle famiglie» commenta il presidente della Provincia, Roberto Padrin. «Quando Elena Collazuol mi ha raccontato come è nato il progetto, ho deciso che non potevamo non appoggiarlo come ente Provincia. Il libro infatti è nato dallo sfogo di una mamma di un bambino con autismo, che si è sentita giudicata al parco da un’altra mamma, spaventata dal comportamento del suo piccolo. Conoscere quello che vede un bambino o un ragazzo con autismo aiuta a comprendere e quindi a includere».

 

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