Sono figlio di esuli istriani-dalmati. Mia madre è nata a Capodistria. I miei nonni avevamo un grandissimo appezzamento di terra che coltivavano con gioia e passione. La loro storia è simile a quella di tante famiglie ucraine che hanno dovuto lasciare il proprio Paese per colpa della guerra. Nel mio caso, mia madre e i miei nonni fanno parte dei 350 mila esuli che hanno lasciato le loro terre native italiana in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia a causa del Trattato di Parigi firmato il 10 febbraio 1947 con le quali le nazioni vincitrice della Seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Russia e Inghilterra) hanno penalizzato l’Italia la quale dovette cedere l’Istria, la Dalmazia e parte della Venezia Giulia a favore alla Yugoslavia del Maresciallo Tito alleato della Russia. L’esodo di mia madre, delle sue sorelle e dei miei nonni è iniziato alla fine della guerra, quando i soldati di Tito hanno occupato la loro casa minacciando di ucciderli se non se ne fossero andati. Dalla loro città di Capodistria sono stati trasferiti al Campo di raccolta (Crp) di Trieste perdendo tutto per sempre. La storia si ripete sempre. Cambiano solo le bandiere e i confini, ma alla fine è sempre la povera gente a pagare tutto questo.
Massimo Ferigutti


