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Pubblicato il nuovo numero di “Frammenti”: da Vaia alla presenza della puzzola nella rivista edita dalla Provincia insieme ai Parchi

Puzzola europea

È stato pubblicato l’undicesimo numero di “Frammenti”. La rivista, edita dalla Provincia di Belluno, in collaborazione con il Parco nazionale Dolomiti bellunesi e il Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, anche quest’anno si presenta ricca di novità interessanti riguardo diversi aspetti naturalistici del Bellunese. Il numero 11 è stato presentato questa mattina in conferenza stampa dal coordinatore Cesare Lasen, insieme ai rappresentanti dei due Parchi e dal consigliere provinciale Franco De Bon.

«”Frammenti” è un grande strumento, perché in undici numeri ha permesso al territorio di fare squadra» il commento del presidente del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi Ennio Vigne e di Michele Da Pozzo, direttore del Parco naturale Dolomiti d’Ampezzo, intervenuti nella conferenza stampa. «L’idea di base di questa rivista, di cui la Provincia è orgogliosamente editore, è che per tutelare e valorizzare un territorio prima bisogna conoscerlo a fondo» ha aggiunto il consigliere provinciale Franco De Bon. «E “Frammenti” è proprio lo strumento con cui conoscere le grandi potenzialità della natura, della storia naturale, della geologia, della flora e della fauna del nostro territorio».

I contenuti

In apertura, i risultati, dopo quattro anni di monitoraggio, di un’indagine sull’avifauna che frequenta le praterie del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Viene offerta una rassegna delle specie riscontrate, che permette di apprezzare la ricchezza della fauna ornitica ospitata da questi ambienti: sono annoverati soprattutto passeriformi di piccola taglia più o meno comuni, ma non mancano, ad esempio, pure alcuni picidi, rapaci e galliformi. Un’altra informazione degna di nota che deriva dallo studio è la particolare varietà di specie riscontrata presso le praterie seminaturali, cioè quelle che sono mantenute tramite gli sfalci o con il pascolamento, cosa che fa riflettere sul ruolo che possono avere le attività agricole tradizionali nella conservazione di elevati tenori di biodiversità.

Seguono altri due articoli a tema zoologico, dove si danno degli aggiornamenti riguardo la distribuzione nel Bellunese di due specie poco note ai più: la puzzola europea e il tamia siberiano, uno scoiattolo di origine alloctona importato in Europa come animale da compagnia. Le due ricerche mettono in luce per entrambi gli animali una presenza nel territorio molto più ampia di quella nota fino a oggi. Per la puzzola, oltre a ulteriori segnalazioni per la parte meridionale della provincia, sono emersi degli interessanti dati di presenza in Cadore e nelle aree di confine con il Trentino, dove da anni la specie è data per assente. Il tamia, diffusosi nel Bellunese a causa della liberazione accidentale di circa un centinaio di esemplari, da più o meno un cinquantennio ha costituito una popolazione selvatica che si è oggi espansa fino a 10 chilometri di distanza dal luogo di rilascio originario. Un fatto interessante che emerge dall’analisi degli ambienti maggiormente frequentati dalla specie è la predilezione per i boschi di abete rosso, dove sembrerebbe quindi ritrovare delle condizioni simili a quelle offerte dai boschi di conifere che costituirebbero il suo habitat originario in Siberia.

Vengono poi presentate le prime osservazioni riguardo gli effetti che ha avuto la tempesta Vaia sulla flora dei boschi dell’Alto Agordino. Nelle aree soggette a schianti non sono mancati alcuni ritrovamenti inaspettati, come la comparsa di presenze del tutto inusuali per gli ambienti boschivi o la fioritura abbondante di alcune specie rare per il territorio bellunese, quale ad esempio Corydalis capnoides. Si tratta di risultati che non possono che incoraggiare per il futuro un ulteriore studio delle dinamiche che caratterizzeranno negli anni a venire la vegetazione dei boschi colpiti dagli eventi dell’ottobre 2018.

In questo numero trovano posto anche due articoli definibili di “ecologia applicata”. Nel primo vengono descritte le operazioni di restauro ecologico che hanno interessato a Lozzo di Cadore il Laghetto delle Sepolture, da qualche tempo occluso dalla vegetazione, nel quale sono state anche svolte in parallelo alcune indagini sulla fauna, sulla flora e sui parametri idrometrici. Interventi di questo genere, seppur estremamente localizzati, possono avere esiti importanti per la conservazione della diversità animale e vegetale dell’area considerata, dove le zone umide sono sempre più rarefatte. Il successivo articolo riguarda invece il progetto “BIO∆4”, inerente lo sviluppo di una metodologia per la misurazione della biodiversità dei boschi gestiti dall’uomo. Questa viene basata sulla valutazione di una serie di indicatori, riguardanti ad esempio la presenza di legno morto o di piante di grosse dimensioni, la cui individuazione ha richiesto una campagna preliminare di raccolta dati nella Foresta del Cansiglio e in quella di Ampezzo. Lo strumento di valutazione che ne deriva, permettendo una stima oggettiva dei parametri che implementano la biodiversità di un bosco, ha quindi la potenzialità di premiare in maniera efficace una gestione più sostenibile del nostro patrimonio forestale.

Infine, nell’ultimo contributo del numero si illustrano le caratteristiche della fauna invertebrata che abitava le pendici del Monte Pelsa nel Triassico Medio, 240 milioni di anni fa. Risultato dell’esame degli strati fossiliferi raccolti in prossimità del Rifugio Vazzoler, questo studio ha permesso di individuare nell’area di analisi un’elevata diversità di specie, molto eterogenee anche per abitudini alimentari e stili di vita. La presenza di determinati organismi, generalmente rinvenuti in strati fossiliferi meno antichi, fa inoltre ipotizzare una loro speciazione più recente di qualche milione di anni rispetto a quanto supposto finora.

Non mancano poi le consuete rubriche riguardanti le ricerche in corso sul territorio e le pubblicazioni a tema naturalistico uscite durante l’ultimo anno, che contribuiscono a delineare un panorama ancora piuttosto dinamico per quanto concerne l’attività di ricerca e di divulgazione in provincia, nonostante le numerose difficoltà più o meno contingenti.

 

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