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Il libro. La trattativa segreta di Paolo VI: Aldo Moro non doveva morire. Gli inganni e le bugie della Gran Loggia del Vaticano di Guglielmo Bongiovanni

Quarantaquattro anni fa, il 16 marzo del 1978 un commando delle Brigate Rosse, con un bliz di stampo militare, rapisce il leader democristiano Aldo Moro e uccide tutti gli uomini della scorta. Quel giorno Andreotti avrebbe dovuto presentare alla Camera il suo quarto governo, quello del cosiddetto “compromesso storico”, appoggiato da Dc e Pci.
Un nuovo libro dal titolo La Trattativa Segreta di Paolo VI: Aldo Moro non doveva morire. Gli inganni e le bugie della Gran Loggia del Vaticano (in formato elettronico e cartaceo su piattaforma Amazon) racconta i retroscena di quello che accadde in quegli “anni di piombo”. Abbiamo incontrato l’autore Guglielmo Bongiovanni, giornalista, scrittore, e docente nelle scuole del Bellunese per avere alcune anticipazioni sulla nuova pubblicazione.

 

Dottor Bongiovanni, perché scrivere un libro su Aldo Moro? Perché riproporre l’ennesima storia di uno dei tanti misteri insoluti che ci ha lasciato in eredità la cosiddetta Prima Repubblica?
Sono stato sempre affascinato dalla storia degli anni ’70. Pur appartenendo ad una generazione che non ha vissuto quegli anni (nel 1978 avevo appena 11 anni) penso che in quel decennio si sia giocata una partita decisiva in più tavoli. Mi sono avvicinato allo studio della vicenda Moro perché profondamente convinto che l’Italia che vive la mia generazione è ancora un Paese pieno di ferite lasciateci in eredità dalla Prima Repubblica. Ferite che, ancora oggi, continuano a peggiorare. Vecchie ferite mai rimarginate che, per essere curate, vanno pulite, disinfettate da anni di insabbiamento, da decenni di depistaggi e di “bugie di Stato”.

Cosa l’ha indotta a scrivere del caso Moro?
La vicenda Moro è un esemplare per eccellenza. Una vicenda che ha visto coinvolti apparati deviati dello Stato, a cominciare dai servizi segreti italiani. Una vicenda dove si registra la presenza di “torbidi” intrecci che hanno coinvolto una parte del mondo politico, dell’alta finanza, della mafia, della massoneria, anche togata, spingendosi fino a condizionare le politiche dei governi nazionali. Nel caso di Aldo Moro, questi torbidi e criminali intrecci si sono spinti fino decretare la morte di una persona perbene, cambiando per sempre la storia della nostra Italia. Leonardo Sciascia ha affermato, in più occasioni, che se non riusciamo ad arrivare alla verità sul caso Moro siamo davvero perduti. Ebbene, questa è la motivazione principale che mi porta a scrivere sulla storia passata, affinché, nel futuro, non si compiano più certi errori e si possa consegnare ai nostri figli un’Italia che non sia fondata sulla “menzogna di Stato”.

Cosa pensa della vicenda processuale?
Sulla vicenda Moro si sono celebrati cinque processi. Sono state istituite due Commissioni parlamentari d’inchiesta. Dell’Affaire Moro si è occupata anche la Commissione stragi e la Commissione Mitrokin. Su Aldo Moro vi sono riferimenti anche in alcune sentenze che hanno segnato importanti vittorie della magistratura “onesta” contro le mafie. Eppure, nonostante tutto ciò, il quadro che si presenta agli italiani è ancora ricco di dubbi e di misteri insoluti che ci fanno concludere che il caso Moro è ancora una vicenda aperta, una ferita non rimarginata.

Come si inserisce il Papa Paolo VI° in questa storia?
Paolo VI avviò una trattativa segreta per riportare a casa l’amico Moro. Il libro è il racconto di un negoziato inquinato dalle bugie di alti prelati, risultati iscritti alla “Gran Loggia del Vaticano”. Una lista di centoventuno persone che, all’epoca, alimentavano quegli strani interessi di quel clan “togato-massonico” che controllava il governo della Chiesa. Un’associazione criminale con a capo l’arcivescovo piduista Paul Marcinkus e il suo braccio destro monsignor Donato De Bonis, entrambi al comando dello Ior, la banca vaticana. Un elenco che comprendeva diversi personaggi, a diversi livelli, come Pasquale Macchi, segretario personale di Paolo VI; il vicario di Roma, poi divenuto cardinale, Ugo Poletti; il segretario di Stato cardinale Jean Villot; monsignor Agostino Casaroli, all’epoca segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa poi fatto cardinale e braccio destro di papa Wojtyla; il potente nunzio apostolico Pio Laghi; l’allora prefetto della Congregazione per i Vescovi Sebastiano Baggio e tanti altri ancora. Un’associazione “massonica-curiale” in stretti legami con la loggia P2 di Gelli, Sindona e Ortolani.

Cosa ci dice del blitz del rapimento e sul contesto generale
Su quello che successe la mattina del 16 marzo 1978 in via Mario Fani, dove persero la vita i cinque uomini della scorta di Moro permangono ancora oggi molti misteri. A cominciare dal numero dei brigatisti che si resero responsabili del rapimento dell’ex Presidente della Dc. Per quel delitto furono condannati undici brigatisti, nove dei quali facevano parte del gruppo di fuoco. Ma nel corso delle inchieste emersero nuovi ed inquietanti elementi: la presenza di due uomini, mai identificati, a bordo di una moto Honda, uno dei quali armato di mitraglietta che controllavano le varie fasi del sequestro. Tra le varie ipotesi fatte, mai accertate, si è avanzato il sospetto che i due giovani, in sella della moto, fossero alle dipendenze dei servizi segreti. Altro dato, che popola i numerosi “buchi neri” dei misteri che ruotano attorno all’Affaire Moro, è costituito dalle strane presenze, accertate, nei dintorni di via Fani, nel momento della strage. Ci stiamo riferendo al colonello del Sismi Camillo Guglielmi che interrogato ebbe a dire che si trovava nella zona perché era stata invitato a pranzo, alle nove del mattino, da un suo collega. Spiegazione che non dissipò i dubbi. Questi sono alcuni degli enigmi, ancora irrisolti, che gravano sulla vicenda Moro sviluppati nella prima parte del libro.
La seconda parte contiene la ricostruzione sul piano storico, le vicende che hanno portato il clan “massonico-togato” fino alle pantofole di Paolo VI e come questi ne è stato condizionato. Con particolare attenzione alla lista dei presunti massoni pubblicata dal giornalista Mino Pecorelli, nel settembre del 1978, che abbracciava i vertici della Curia romana e portava alla luce l’intrigo finanziario che legava il presidente dello IOR, Paul Marcinkus, con i piduisti Gelli, Ortolani e Calvi. La terza parte approfondisce, nei dettagli, la trattativa segreta condotta da Paolo VI, alla luce delle novità emerse dagli ultimi documenti declassificati e dai lavori della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda Moro. Una parte dove i lettori troveranno modo di conoscere, a fondo, quegli strani intrecci che legano la mafia, la massoneria, una parte della classe politica e istituzionale e i servizi segreti, non solo italiani, in una comune volontà d’intenti che era quella di neutralizzare Aldo Moro il cui ritorno a casa avrebbe prodotto un effetto destabilizzante per l’intero sistema politico italiano, a cominciare dalla Democrazia Cristiana di Andreotti e di Cossiga che di quel barbaro assassinio ne sono stati i principali responsabili sul piano etico e politico. Un libro che restituisce la drammaticità del fallimento di una trattativa e la lacerante desolazione di un pontefice che voleva riportare a casa il leader moroteo e che venne, probabilmente, tradito da qualcuno del suo entourage che popolava le stanze oscure del governo della Chiesa romana.

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