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Le mafie, il lavoro e il distacco di manodopera. Qualche indicazione concreta dal Centro di documentazione ed inchiesta sulla criminalità organizzata in Veneto

Il protagonismo delle mafie nel settore della gestione della manodopera non è più un fenomeno eludibile o delegabile ai soggetti preposti al contrasto e alla repressione, ma va affrontato in quanto fenomeno sociale, oltre che criminale.

E’ quanto emerge dallo studio del Centro di documentazione ed inchiesta sulla criminalità organizzata in Veneto con sede a Dolo, che si prefigge di fornire un quadro aggiornato ed approfondito sulle manifestazioni emerse di criminalità organizzata nella nostra regione.

Le vicende emerse in questi anni in Veneto – riferisce in una nota il Centro di documentazione – ci hanno posto di fronte alla capacità delle organizzazioni criminali di far fronte ai mutamenti e alle richieste del mondo imprenditoriale e alla sua capacità di intervenire all’interno delle maglie delle regole e non già contro le regole. In questo quadro il distacco lavorativo è il dispositivo sistematicamente utilizzato per regolare il rapporto tra imprese aggiudicatarie di appalti pubblici e ditte legate a gruppi mafiosi. Questo è quanto emerge anche dall’ultima inchiesta della procura di Milano che ha messo in luce la modalità dei rapporti intrattenuti tra soggetti mafiosi e imprese del settore dell’armamento ferroviario.

Non si tratta del primo segnale in questa direzione: in Veneto avevamo già fatto esperienza di questa pratica grazie all’interdittiva comminata nei confronti di imprese che lavoravano nell’adeguamento della Statale Alemagna in vista dei Mondiali di Sci di Cortina o nella vicenda della Fincantieri legata che ha riguardato anche gli insediamenti mafiosi nel Veneto orientale, e avevamo già osservato come la pratica del distacco – in questo caso internazionale – dei lavoratori fosse stata messa in opera, ad esempio, da ditte della famiglia Giardino al seguito della Grandi Lavori Ferroviari in Danimarca. Di questo caso abbiamo per altro trattato nel corso di un importante seminario sul tema promosso in collaborazione l’Università Cà Foscari il 13 febbraio 2020.

Il dispositivo del distacco dei lavoratori è previsto dalla legge 276 del 2003 e sancisce che, per determinati periodi di tempo e per lavori che esigono professionalità particolari, una ditta possa chiedere di affittare operai da un’altra impresa. Di fatto in questi casi l’utilizzo del distacco lavorativo simula la somministrazione fraudolenta di manodopera per cui la società distaccante, creata ad hoc, mette a disposizione della distaccataria il numero di operai richiesti e per tutto il tempo necessario all’esecuzione delle opere. Operai che di fatto lavorano per conto della stessa committente, spesso in condizioni di sfruttamento lavorativo. Questa modalità si rivela vantaggiosa per entrambi i contraenti grazie all’elusione del regime fiscale e previdenziale e la violazione delle norme in materia di subappalto, tutela del lavoro ed anti-mafia.

I lavoratori, spesso in condizione di grave subordinazione, vengono pagati meno del dovuto e lavorano in condizioni precarie e di violazione delle norme sulla sicurezza, sottoposti ad abnormi orari di lavoro.

A questo punto pensiamo sia necessario approntare le misure necessarie per contrastare l’utilizzo distorto del distacco lavorativo in funzione della tutela dei diritti dei lavoratori e del reale contrasto alla criminalità organizzata.

In tutto questo, e a fronte degli importanti investimenti pubblici a cui assisteremo nei prossimi anni, il dispositivo dell’appalto si conferma un passaggio di grande criticità. Il compianto Ivan Cicconi aveva sottolineato la tendenza alla “fuga dalle regole” da parte della moderna impresa a rete, che intende “trasformare la relazione di rapporto a tempo indeterminato in contratto di appalto, che vuole avere non più di cento lavoratori con contratto a tempo indeterminato a fronte di diecimila appaltatori, per raggiungere questo modello devo sfuggire dalle regole storicamente determinabili in un contesto diverso, quindi la contrattazione atipica è quanto di più tipico ci sia. Praticamente è il nuovo modello imprenditoriale che cerca di scappare dal vecchio, un modello nuovo che tenta l’illegalità”. Perciò le modalità di controllo non possono tradursi in un controllo formale delle certificazioni antimafia, ma deve assumere le condizioni e le modalità di regolazione del lavoro come criterio fondamentale di giudizio.

Per questo sarebbe opportuno che la Regione si facesse parte attiva nel:

a) Richiedere all’Ispettorato del Lavoro l’effettuazione di una campagna di monitoraggio presso i grandi cantieri aperti – come la Pedemontana Veneta o l’Alta Velocità Ferroviaria – da cui si possa rendere conto del fenomeno del distacco

b) Rendere esplicita una clausola specifica all’interno dei Protocolli per la legalità, come quello in preparazione in vista delle Olimpiadi invernali per Milano-Cortina, che renda obbligatorio la comunicazione alle locali Prefetture dell’esistenza di contratti di distacco lavorativo in essere

c) Promuovere una campagna di sensibilizzazione per le pubbliche amministrazioni e le società partecipate perché mettano in atto tutti gli strumenti necessari al controllo del corretto utilizzo del distacco lavorativo.

 

 

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