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Medici, esodo biblico, solo l’11,4% vorrebbe rimanere negli ospedali. Bond: “Cosa non funziona”?

Dario Bond, deputato

“Pochi medici negli ospedali, pochissimi sul territorio. Dopo il Covid rischia di aprirsi una vera e propria emergenza, specialmente in montagna. Bisogna invertire subito la tendenza e ridare valore a una professione fondamentale per le nostre comunità”. Così in una nota il deputato Dario Bond, a commento dell’intervista rilasciata da Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Anelli descrive un “esodo biblico”. Nonostante le 30mila assunzioni straordinarie di personale sanitario, per i medici ospedalieri e del territorio la situazione è difficile. Secondo il numero uno della Fnomceo, “nel 2025 mancheranno circa 50mila medici negli ospedali e 30mila sul territorio. E secondo una recente indagine, solo il 28,4% dei medici ospedalieri vorrebbe rimanere come dipendente nel Servizio Sanitario Nazionale, il resto vuole lasciare o andare all’estero”.
Secondo l’indagine della Cimo-Fesmed, il sindacato dei medici, solo l’11,4% degli intervistati, potendo scegliere, continuerebbe a lavorare in un ospedale pubblico. Eppure, il 72% dei partecipanti, potendo tornare indietro, sceglierebbe ancora di indossare il camice bianco. Ma solo il 28,4% vorrebbe farlo come medico dipendente, in una struttura pubblica. Gli altri preferirebbero trasferirsi all’estero (26%), anticipare il pensionamento (19%), lavorare in una struttura privata (14%) o dedicarsi alla libera professione (13%).

“Drammatica la situazione soprattutto in Veneto e nella montagna bellunese dove già adesso mancano medici di base e guardie mediche” sottolinea il deputato Dario Bond. “A pagare il prezzo più alto sono i cittadini, che vedono venir meno un servizio essenziale e il diritto alla sanità pubblica. Tra i motivi di insoddisfazione dei professionisti della sanità pare esserci soprattutto l’organizzazione del lavoro all’interno del sistema sanitario nazionale, oltre all’eccesso di burocrazia che occupa gran parte del lavoro dei medici di base. È necessario mettere mano al problema, prima che diventi insostenibile. Bisogna ridare dignità alla professione medica, lavorando non solo sulle retribuzioni e sullo sgravio di compiti amministrativi, ma anche e soprattutto investendo sulla formazione, per formare nuovi medici appassionati e volenterosi. Poi bisogna ascoltare le necessità dei professionisti della sanità, provati dopo due anni di emergenza sanitaria. Il ritorno alla normalità non deve trasformarsi nell’implosione della sanità, ma nell’occasione giusta per analizzare cosa non funziona”.

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