
Stefano Usardi, 44enne regista e sceneggiatore, bellunese d’adozione, dal curriculum importante. Tre lauree: Discipline del Cinema, Studi storico artistici e Filosofia. Oltre al diploma in Cinema all’Università di Cinecittà e un dottorato PhD internazionale all’Università spagnola di Almeria con tesi su Antonioni.
Quando ha scoperto la passione per il cinema?
“Sono un osservatore, passo il tempo a guardare il mondo da fuori e quando mi ci trovo dentro è sempre un casino. La voglia di avere uno sguardo da condividere l’ho sempre avuta. Non ho ancora capito quanto possa interessare agli altri e quanto le mie storie riflettano questa esigenza, ma tendenzialmente è un’esigenza che mi accompagna da sempre”.
Lei, anche se nato qualche anno prima, appartiene alla net generation, quella dei nati fra gli inizi degli anni ’80 e la fine degli anni ’90. Il suo primo lungometraggio “Ventisette” del 2011 è stato realizzato completamente in digitale. Poi nel 2017 con il film “Luigo”
propone il filone surrealista. Oggi qual è il suo genere cinematografico?
“Il mio genere è vario, diciamo che cerco di costruire storie che richiedono una partecipazione attiva dello spettatore, poi prendono delle pieghe più o meno di genere, ma non mi baso su plot narrativi precostituiti. Diciamo però che stiamo andando verso il dramma all’italiana, che non esiste ancora, ma che sarebbe un dramma con delle sfumature di commedia. Non sono particolarmente legato al concetto di generazione, penso che si possano usare le tecnologie in base alle proprie esigenze, ci sono aspetti positivi e negativi. Quello che conta alla fin fine è l’immagine, non il supporto che l’ha creata, e a questo riguardo devo dire che la pellicola rimane ancora la mia preferita, anche se non l’ho mai potuta utilizzare per un lungo metraggio, per la profondità dinamica che restituisce. Il discorso sarebbe lungo e complesso, mi limito a dire che per ora, la mia ricerca, non è arrivata ancora alla disamina fondamentale tra digitale e analogico”.
Quale film le ha dato maggiori soddisfazioni?
Quello che devo ancora fare.
Ci parla del suo ultimo lavoro “Fra due battiti” girato tra Riva del Garda e Trento.
“Innanzitutto è prodotto dalla FIFILM PRODUCTION di Caterina Francavilla che ha creduto in un progetto che molti definiscono coraggioso. E’ un film aperto, nel senso che nemmeno alla ventisettesima proiezione potevo anticipare le scene che sarebbero succedute. Voglio dire che è una sorta di chiave di lettura per tutti i nostri film, fatti e da venire. E’ anche la chiusura di una sorta di ciclo, quello appunto delle disamine del rapporto tra la realtà e la finzione e il linguaggio cinematografico, che non significa aver raggiunto niente, ma una sospensione temporanea. Ora, dai prossimi lavori, cercheremo di indagare maggiormente il non visibile, l’emozione, con un linguaggio più lineare. Penso”.
Stefano Usardi, regista e sceneggiatore. È nato a Basilea (Svizzera) nel 1977 e all’età di 12 anni si trasferisce a Belluno. Crescendo scopre la sua passione per il cinema ispirata dalla sua esperienza di vita. A 18 anni inizia l’Università di Bologna dove si laurea in Discipline del Cinema. Successivamente si laurea in Studi Storico Artistici all’Università di Roma La Sapienza. Contemporaneamente si diploma in Cinema all’Università di Cinecittà. Nel 2009 si laurea in Filosofia Estetica all’Università di Palermo, stessa disciplina in cui
consegue il dottorato internazionale all’Università di Almeria-Spagna con una tesi su Michelangelo Antonioni. Nel 2011 realizza il suo primo lungometraggio “Ventisette” completamente girato in digitale. Nel 2015, con protagonista Sergio Fiorentini, realizza “Il Mio Giorno”, film che si aggiudica il premio di miglior film low budget al festival del cinema
di Imperia. Nel 2017, a Bologna, realizza il film surrealista “Luigo” e nel 2019 “Affittasi Vita” con Massimiliano Varrese, nel 2020 “Fra due battiti” girato tra Riva del Garda e Trento. Nel 2018 pubblica, edito da Mimesis, il libro “La realtà attraverso lo sguardo di Michelangelo Antonioni. Vive tra Belluno e Almeria (Spagna) e dirige l’agenzia di
comunicazione Almaimage. Insegna digital cinema all’Accademia delle belle arti di Verona, ma la sua passione è raccontare storie attraverso le immagini audiovisive.



