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Il Prosěk della Croazia arriva in Commissione europea. Dorfmann: “Rischio confusione, no al riconoscimento”

«Anche la Commissione Europea riconosce che c’è un rischio confusione tra le denominazioni Prosěk e Prosecco. Ribadiamo il nostro no al riconoscimento del Prosěk per tutelare un’eccellenza italiana nota in tutto il mondo»: così l’europarlamentare Herbert Dorfmann ieri pomeriggio in Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo dove, assieme al collega Paolo De Castro, ha acceso il dibattito sul “caso Prosěk”.

«La questione ha fatto parlare molto in Italia, e sappiamo che non è una novità, visto che
se ne parla dal 2013, dall’ingresso della Croazia nell’Unione Europea. – ha sottolineato
Dorfmann – Non possiamo tollerare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più
emblematiche a livello UE, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione
Europea».
«Di fronte alla richiesta di tutela di una menzione, Prosěk, che altro non è se non la
traduzione del nome Prosecco – evidenziano De Castro e Dorfmann – sottolineiamo
ancora una volta come il regolamento UE sull’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli
stabilisca che le denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette devono essere
tutelate da ogni abuso, imitazione o evocazione, anche quando il nome protetto viene
tradotto in un’altra lingua. Senza contare che, al momento della sua adesione all’Ue, la
Croazia non aveva chiesto la protezione della denominazione ‘Prosěk’, consapevole del
fatto che fosse in conflitto con la tutela riservata al nostro Prosecco».

Il 22 settembre scorso sono scattati i 60 giorni a disposizione degli Stati membri e i
produttori per presentare le proprie opposizioni: «Ci auguriamo che gli Stati membri e tutte
le organizzazioni e associazioni impegnate nella tutela delle nostre eccellenze
agroalimentari si attivino per far sentire la propria voce e portare al più presto
all’interruzione della procedura di registrazione. In caso contrario, si farebbe passare il
messaggio pericoloso che la protezione di DOP e IGP nell’Unione possa essere facilmente
aggirata tramite altri schemi, come le menzioni tradizionali, e indeboliremmo la posizione
dell’Ue nel quadro di negoziati commerciali con Paesi terzi, tra cui quelli in corso con
Australia, Nuova Zelanda e Cile, che già si oppongono alla protezione completa del
Prosecco».

In apertura, a spiegare la posizione della Commissione Europea è stato l’irlandese Michael
Scannel, vicedirettore generale per l’agricoltura e sviluppo rurale: « La commissione ha
semplicemente ritenuto la domanda ammissibile, non ha riconosciuto la denominazione
come invece molti credono. Il Prosecco è uno dei migliori esempi di DOP a livello europeo:
non vogliamo certo minarne la produzione, è un grandissimo prodotto anche grazie alla
regolamentazione dell’Unione, ad esempio con i trattati per la Brexit che hanno garantito il
flusso continuo anche del Prosecco verso il Regno Unito. Vogliamo trovare una soluzione
equa per il Prosěk, senza svilire il Prosecco: fino a che punto possono essere confusi i due
vini? I due termini sono simili, scritti in modo simile, ma non è un fattore sufficiente per
respingere subito la richiesta: bottiglia, tipologia di vino e di chiusura ad esempio sono ​
diversi. Ora tocca alle parti presentare le proprie obiezioni, e siamo certi che arriveranno,
dopodiché toccherà alla Commissione seguire la legislazione » .

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