Domattina alle 6,15 dovrebbe iniziare la caccia al cervo e di nuovo a femmine e piccoli, 146 abbattimenti solo nel mio Comune.
Pensate che quando ho partecipato ai censimenti del cervo, ne sono stati conteggiati solamente 127, sempre nel mio Comune; mi è quindi incomprensibile il modo in cui vengano estrapolati i piani di abbattimento che dovrebbero corrispondere ad una minima parte della popolazione stimata. Uso il condizionale ‘dovrebbe iniziare’ perché quando poi mi capita di vedere già alle 5 di mattino auto posteggiate al chiaro di luna non posso non chiedermi: se il tizio imboscato vedesse l’ambita preda in largo anticipo rispetto all’orario consentito correrebbe il rischio di perdere l’ agognato trofeo-palco, per rispettare il regolamento?
Ricordo infine che la caccia a piccoli e femmine di cervo in alcune riserve ha avuto un gradito anticipo a cavallo di ferragosto, grazie all’orrendo piano triennale varato dalla Provincia di Belluno che con la scusa di presunti esuberi di animali ha anticipato i loro abbattimenti pensate addirittura dopo la devastazione di Vaia, permettendo così a quelle riserve di caccia che si erano viste bloccare la stagione venatoria perché i boschi erano impraticabile a causa di intere foreste sradicate, inevitabilmente con gli animali sotto, di riaprirla in largo anticipo rimediando in questo modo al sacrificio, così fu definito, che quei cacciatori avevano subito mettendo a riposo le doppiette.
Tamara Panciera – Borgo Valbelluna



