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No alla vendita dell’ex caserma Piave. No alla moschea. Sabato il gazebo della Lega a Cavarzano per la raccolta firme

Una raccolta firme per fermare la vendita di una parte dell’ex caserma Piave e per dire no alla moschea. La Lega di Belluno passa dalle parole ai fatti e, dopo il voto contrario all’alienazione di uno degli immobili dell’ex area militare in Consiglio comunale, ora passa all’azione: il primo gazebo è previsto per sabato 16 ottobre dalle 9 alle 12.30 in piazza a Cavarzano. Le sottoscrizioni serviranno per chiedere all’amministrazione Massaro di fermare l’operazione di vendita e di pensarci due volte prima di dare il via libera alla realizzazione di un centro culturale islamico all’interno della Cittadella del terzo settore.

“Dopo i gazebo per il Referendum sulla Giustizia, questa volta saremo in campo contro l’alienazione di alcuni beni comunali – spiega il segretario cittadino, Paolo Luciani -, in particolare contro l’alienazione e la messa in vendita ad asta pubblica di un pezzo dello Spazio Ex, ovvero dell’ex caserma Piave in via Tiziano Vecellio. Come Lega condanniamo questa scelta dell’amministrazione Massaro, infatti il nostro consigliere comunale Marzio Sovilla aveva votato no in Consiglio comunale all’alienazione dei beni, questo perchè siamo convinti di come una scelta simile andrebbe a condizionare negativamente l’operato di chi amministrerà Belluno dopo le prossime elezioni del 2022, sia esso di centro sinistra o di centro destra. Questa decisione vincolante andrà infatti ad impattare su quelli che potrebbero essere i progetti futuri dell’area”.

Non va giù nemmeno la possibile funzione che sarebbe attribuita al bene, nel caso in cui ad acquistarlo fosse l’associazione islamica che già si è detta interessata alla sua acquisizione. Su questo punto la Lega chiede alla giunta Massaro il coraggio di dire le cose come stanno.
“Una volta che l’edificio diventa di proprietà, allora da centro culturale potrebbe passare ad essere un centro di preghiera, quindi una moschea – spiega il commissario provinciale, Franco Gidoni -. Se il Comune ha deciso che lì va una moschea, allora abbia il coraggio politico di dirlo. E’ allo studio il Pat – Piano di assetto del territorio, bene, allora si individui un’area a destinazione religiosa dove sia possibile realizzare questo luogo di culto e ci si assuma la responsabilità della decisione. Non si usino questi mezzucci, ma si abbia il coraggio delle proprie azioni”.

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