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Cambiamenti climatici: il Bellunese al centro di un progetto pilota nazionale. Presentata l’iniziativa a Palazzo Doglioni Dalmas

Palazzo Dalmas, sede Confindustria Belluno Dolomiti

Belluno 13 ottobre 2021 – Gestire l’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio bellunese da qui al futuro, analizzando e prevedendo i rischi per la popolazione e le attività economiche: è questo l’obiettivo del progetto cui ha lavorato una task-force costituita da Enel Foundation, Venice International University, Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici e Confindustria Belluno Dolomiti.

L’iniziativa disegnata da Enel Foundation – tra le più interessanti a livello europeo per metodologia, attori coinvolti e outcome multisettoriali – è stata presentata questa mattina a Belluno in sala Caldart in villa Doglioni Dalmas.

A introdurre i lavori sono stati Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Carlo Papa, direttore della Fondazione Centro Studi Enel, Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno e Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem.

Lo studio, che si concentra per l’appunto sul Bellunese, prende le mosse dall’analisi dei cambiamenti climatici in atto e prospettici – in una logica multi hazard – per formulare una valutazione puntuale dei rischi di specifiche realtà territoriali, considerandone assetto socio/economico e peculiarità strutturali e settoriali.

Valutare i rischi connessi al clima nei processi decisionali – quello che gli inglesi chiamano “climate proofing” – consente di programmare al meglio gli interventi di adattamento sia pubblici che privati per assicurare sviluppo sostenibile a tutti e a ciascuno dei membri delle comunità in cui si opera.

Lorraine Berton, presidente Confindustria Belluno Dolomiti

“Se vogliamo rimanere in montagna, dobbiamo fare i conti con le mutazioni del clima, i cui effetti abbiamo imparato a conoscere molto bene sulla nostra pelle negli ultimi anni”, afferma Lorraine Berton. “Penso alle straordinarie nevicate degli anni recenti fino alla tempesta Vaia del 2018, o ai tanti fenomeni violenti che spesso registriamo dalle terre alte ai fondovalle”.

“Parlare di clima non è una moda, ma una necessità, soprattutto se vogliamo programmare le nostre attività umane ed economiche nel medio e lungo periodo. Eventi climatici estremi sempre più frequenti sono un rischio per la popolazione, per il territorio e per le stesse imprese che hanno bisogno di certezze per investire e attrarre talenti. Analisi, monitoraggio e prevenzione dei rischi climatici, dove possibile, sono quindi le azioni da adottare nella montagna bellunese del futuro”, l’auspicio di Berton. “Le aree montane sono più fragili per natura e hanno bisogno di un’attenzione specifica. La scienza può aiutarci ad adattarci e essere più resilienti.

“Spero che in questa partita i nostri giovani siano protagonisti. Le manifestazioni del “Fridays for future” e altre analoghe ci dicono che c’è interesse sui temi della sostenibilità; da parte nostra abbiamo il dovere di coinvolgerli”, conclude la presidente.

“Oggi è per noi tutti una giornata importate – spiega Carlo Papa, direttore di Enel Foundation – l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 13 ottobre come la Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi, per promuovere la riduzione del rischio grazie ad un lavoro intenso di preparazione, prevenzione e mitigazione. E qui a Belluno proprio oggi abbiamo voluto presentare i risultati di un lavoro corale, frutto di una collaborazione virtuosa tra tutte le realtà del territorio e di prestigiose realtà scientifiche, convinti come siamo che non esista, di fronte al cambiamento climatico, una separazione di destini dei sistemi: insieme si sosterranno o insieme cadranno”.

Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem, commenta “con il Presidente Uncem Veneto Ennio Vigne siamo Impegnati nel portare il sistema degli Enti locali a vincere le sfide della crisi climatica. Comunità energetiche, Green communities, ma anche nuovo welfare di comunità sono antidoti all’abbandono e allo spopolamento. Il Cambiamento climatico in montagna mostra prima i suoi effetti, e dobbiamo essere pronti, determinati e capaci di intercettare risorse e opportunità del Piano nazionale di ripresa e Resilienza e della nuova programmazione comunitaria”.

Il progetto è stato illustrato da Carlo Giupponi, Dean di Venice International University e da Paola Mercogliano responsabile della divisione modelli regionali ed impatti geo-idrologici della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

Le conclusioni sono state affidate a Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura.

“In ambito europeo e internazionale” – spiega la Vice Presidente – “Confindustria è impegnata per evitare che le imprese nazionali siano esposte a rischi di chiusura o delocalizzazione per la concorrenza sleale delle produzioni derivanti da aree geografiche meno attente alla lotta ai cambiamenti climatici. L’imprenditoria italiana è fatta di un tessuto di migliaia di PMI che devono essere supportate per affrontare la transizione. Riteniamo fondamentale che tutti i Paesi del mondo condividano gli impegnativi obiettivi della lotta al cambiamento climatico, perché l’Europa, per quanto ambiziosa e trainante, emette solo l’8% dei gas climalteranti. La nostra visione di transizione ecologica si può sintetizzare in tre driver interdipendenti che devono essere portati avanti in maniera contestuale: Decarbonizzazione, Economia circolare e Contrasto all’inquinamento. Il nostro Paese subirà, infatti, perdite permanenti se non riusciremo a limitare l’aumento della temperatura media globale, trasformare i rifiuti in risorse e riqualificare le aree abbandonate o dismesse”.

“Confindustria sta quindi lavorando ad una proposta di politica industriale per la prossima Legge di Bilancio al fine di accompagnare le imprese nelle tre direttrici del percorso di transizione in linea con gli obiettivi del Green Deal UE”, conclude Priovesana.

 

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