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Questura di Belluno. Intitolata una nuova sala alle “Vittime del Vajont – 9 ottobre 1963”

È stata inaugurata questa mattina, nella sede centrale della Questura di Belluno, la nuova sala riunioni intitolata alle “Vittime del Vajont”. La stanza è stata ricavata da un locale oggetto di recenti lavori di ristrutturazione. Sulle pareti trovano spazio fotografie storiche della tragedia del 9 ottobre 1963, con gli interventi di soccorso effettuati dalle forze dell’ordine, ma anche documenti ufficiali dell’epoca del disastro e la pergamena di conferimento della cittadinanza onoraria del Comune di Longarone alla Polizia di Stato, nel 2013.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti il questore Lilia Fredella, il prefetto Mariano Savastano, il presidente della Provincia di Belluno e sindaco di Longarone Roberto Padrin, l’assessore del Comune di Belluno Yuki D’Emilia, e i rappresentanti delle forze dell’ordine del territorio provinciale.

«Nell’ambito dei lavori che hanno riguardato la sede della Questura, abbiamo ritenuto doveroso intitolare uno spazio a memoria del disastro del Vajont» ha sottolineato il questore Lilia Fredella. «Un modo per ricordare le vittime, ma anche il vasto sistema di soccorsi di quei giorni, che ha visto in prima linea le forze dell’ordine. A fianco delle foto dell’epoca, per le quali ringraziamo lo studio fotografico Zanfron, anche scatti recenti, una fotografia con l’arcobaleno davanti alla diga, a testimonianza dell’impegno quotidiano degli uomini e delle donne della Polizia di Stato nelle comunità bellunesi e sul territorio».

«In questi mesi ho imparato che questa è la provincia delle Dolomiti e del Vajont» ha aggiunto il prefetto, Mariano Savastano. «Questa sala riunioni ha il pregio di unire in alcune fotografie il ricordo delle vittime del disastro, l’impegno dei soccorritori e la quotidianità del lavoro delle forze dell’ordine».

Da parte del presidente della Provincia e sindaco di Longarone, il ringraziamento per «un’intitolazione che è memoria del passato e monito per il futuro». «Abbiamo il dovere di conservare la memoria di quanto accaduto il 9 ottobre 1963, perché certe catastrofi non devono più succedere» ha detto Roberto Padrin. «Ma è un dovere anche per testimoniare l’enorme impegno dei soccorritori, uomini e donne che si sono messi a disposizione di una comunità nel momento del bisogno, come quotidianamente fanno le nostre forze dell’ordine. Sono convinto che oggi, a 58 anni di distanza dalla tragedia, il grazie per quello che fu un gesto di generosità gratuita e umanitaria debba risuonare ancora più forte».

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