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No green pass 8 Belluno: l’onda della protesta non si ferma

Belluno, 25 settembre 2021 – Quello di questa sera è stato l’ottavo appuntamento in centro Belluno con il popolo della protesta, del dissenso, contro il green pass imposto dal governo italiano. L’Italia è il solo stato ad aver adottato questa misura nell’Unione europea.

Buona la partecipazione ai giardini di piazza dei Martiri, dove dalle 18:30 fino alle 20:30 oltre duecento persone hanno ascoltato i vari interventi.

Ma l’effetto dirompente, tra le sessanta e oltre città italiane dove oggi pomeriggio hanno avuto luogo le manifestazioni, è avvenuto a Trieste: 20mila persone secondo gli organizzatori, 7-8mila secondo la Questura. In ogni caso, erano davvero tanti i manifestanti che a Trieste hanno sfilato in corteo bloccando il traffico. In 100mila, secondo Byoblu, contro il green pass in piazza San Giovanni Roma al grido “Giù le mani dai bambini”. Tensioni a Milano dove in 2mila manifestanti si sono riuniti in piazza Fontana per poi dirigersi in piazza Duomo, dove era in corso il comizio di Giorgia Meloni, presidente di Fdi,  un corteo che nel frattempo aveva raggiunto le 4mila persone. A Torino era il decimo corteo di alcune centinaia di persone, secondo Torinotoday, che da Piazza Castello ripetevano gli slogan “Il lavoro non si tocca” e “Torino non si piega”.

Un “vile ricatto”, una forma di “apartheid” così recitavano i cartelli della protesta riferendosi al green pass. Posto che da un lato si afferma la non obbligatorietà dei vaccini e dall’altro si statuiscono percorsi ad ostacoli e obblighi per tutte le categorie di lavoratori.

“Abbiamo le farmacie con le prenotazioni sature per i tamponi fino a metà novembre” ha detto questa sera ai giardini in piazza dei Martiri di Belluno la farmacista Cristina Muratore. Dal 15 ottobre, quando scatterà l’obbligo del green pass nel posto di lavoro, ha sottolineato la farmacista leader della protesta bellunese, potrebbe diventare quasi impossibile effettuare tutti i tamponi richiesti. Con il rischio che molti lavoratori non potrebbero nemmeno presentarsi al lavoro.

Questo lasciapassare verde – ha detto Cristina Muratore – viola le norme europee. E il referendum rappresenta un rischio, perché potrebbe legittimare una norma illegittima.

L’appello conclusivo è stato rivolto ai giovani, affinché questo dissenso nato dal basso attraverso queste assemblee pubbliche, possa essere canalizzato e organizzato con una lista telegram. “Altrimenti la nostra vita sarà continuamente condizionata da continue emergenze”.

 

 

 

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