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Raccomandazione e meritocrazia. La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: tengo famiglia

“La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: tengo famiglia”. Lo scriveva una settantina d’anni fa Leo Longanesi, all’anagrafe Leopoldo Longanesi (Bagnacavallo, 30 agosto 1905 – Milano, 27 settembre 1957), giornalista, scrittore, editore, pittore, disegnatore, caricaturista e aforista italiano, fondatore e direttore di varie riviste tra cui L’Italiano (1926), Omnibus (1937) e Il Borghese (1950). Fondatore nel 1946 della casa editrice Longanesi & C.
Il riferimento di Longanesi era ovviamente alla “raccomandazione”. Una italianissima consuetudine da sempre in uso, ma si sa i figli sono “pezz ‘e core” ad ogni latitudine. Negli anni ’60 era in voga la cosiddetta la regola non scritta del manuale Cencelli secondo la quale i posti venivano ripartiti in percentuale dei consensi elettorali ottenuti. La DC cercò di calmierare la spartizione proponendosi almeno di prendere “uno bravo e uno raccomandato” a salvaguardia stessa delle strutture.

Chissà com’è oggi.

A noi non resta che raccontare ciò che ci viene segnalato in forma anonima. Ossia che a Feltre un avvocato figlio di un primario è stato assunto alla Ulss.

Auspichiamo pertanto che il caso rientri in quel 50% di bravi cui accennavamo sopra.

- Advertisement - Roberto Denart
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